@Serafino
Verissimo che un circuito con un’architettura di categoria 2 si può raggiungere un PL d, ma se si vuole utilizzare il procedimento semplificato per la stima del PL descritto al §4.5.4 della norma UNI EN ISO 13849-1:2008 (che di fatto è l’unico procedimento che viene utilizzato) è necessario anche che la frequenza di prova del funzionamento del circuito sia almeno 100 volte la frequenza di intervento della funzione di sicurezza.
Nella pratica quindi la categoria 2 è applicabile a circuiti elettronici o comunque con una logica complessa in grado di controllare il funzionamento senza fare intervenire la funzione di sicurezza, mentre per componenti elettromeccanici non è fattibile; per controllare il corretto funzionamento di in microinterruttore bisogna farlo intervenire e lo stesso vale per un teleruttore. Quindi per circuiti che comprendono componenti elettromeccanici pere raggiungere un PL d è necessario utilizzare un’architettura ridondante conforme alla categoria 3 o 4.
Il guasto meccanico di un microinterruttore azionato da una spinetta non è escludibile, innanzitutto perché, come ho detto nel mio precedente post, non si riesce a garantire tutte le condizioni di funzionamento prescritte dal fabbricante, non fosse per altro almeno per la velocità di inserimento della chiavetta; nella mia esperienza ho visto più di un guasto pericoloso di microinterruttori di interblocco di ripari per rottura della camme interna azionata dalla spinetta.
Il guasto meccanico di un microinterruttore è quasi sempre pericoloso, ma comunque non è possibile diagnosticarlo con un temporizzatore; infatti non è la richiesta di accesso la funzione di sicurezza, ma bensì l’apertura del riparo; se una persona apre il riparo senza avere prima fatto la richiesta di accesso e il microinterruttore non funziona, come può il circuito di comando della macchina accorgersi che la porta è stata aperta?
Chiaramente non stiamo parlando di interblocchi con blocco del riparo, ma anche se così fosse non si potrebbe fare una correlazione tra le due funzioni (interblocco e blocco del riparo) perché i componenti non sono gli stessi; anche se l’interblocco ed il blocco fossero fatti dallo stesso componente, di fatto all’interno dello stesso le due funzioni vengono eseguite da parti diverse (la bobina per il blocco e i contatti per l’interblocco).
Infine, la direttiva macchine (§1.4.2.2) prescrive che gli interblocchi dei ripari mobili arrestino gli elementi pericolosi prima che sia possibile raggiungerli; la norma di riferimento per le distanze di sicurezza è la UNI EN ISO 13855:2010 (formula 2) ovvero S=(KxT)+C, dove K=1600 mm/s; anche assumendo C=0 se si attendessero 20 secondi prima di accorgersi che l’interblocco non ha funzionato, la distanza tra il riparo mobile e la zona pericolosa protetta dovrebbe essere pari a 32 metri. L’esempio è comunque non applicabile per quanto detto prima sulla richiesta di accesso.
Buona serata a tutti e ringrazio @Guerra e @daccio76 per i commenti positivi
