Salve ho un quesito un po' strano che vorrei risolvere prima di abbozzare un foglio excel...c'è un modo corretto o una norma da seguire (sempre che esistano) per identificare in maniera inequivocabile un componente elettrico con una stringa alfanumerica? per esempio, voglio dire che l'apparecchio 11.QF5 è un interruttore magnetotermico 2 poli 10A curva C 6kA 60898 10kA 60947-2 con blocco differenziale 2 poli 25A 0.03A cl.A istantaneo...tanto per fare un esempio proverei a scrivere MT2P10AC0610+BD2P25A003AI.
C'è un modo/regola per identificare apparecchiature elettriche in un modo simile?
Ringrazio anticipatamente
Abbreviazioni elettriche per identificare apparecchiatura
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Mike
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Salve, provo a continuare l'argomento...ho scaricato la guida CEI EN 60617 "segni grafici per schemi"; non mi sembra di vedere però indicazioni sul testo che identifica un'apparecchiatura...ad esempio per abitudine gli interruttori li chiamo QF...i salvamotori QM...ma dove è stabilità questa prassi forse anche sbagliata?
Saluti
Saluti
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Domanda:
Ammesso che esista una tale norma da seguire, i destinatari del quadro e dei relativi progetti saranno poi in grado di decifrare tale sigla? Se la risposta è si, beh allora ti invidio
Comunque, è più importante utilizzare i segni grafici corretti su uno schema elettrico. Poi per l'appunto trovi il "luciaio" di turno che non sa distinguere un interruttore da un contattore, ma almeno il progetto e lo schema di partenza sono corretti e incontestabili.
L'esempio di codifica che hai approssimato sembra più un codice commerciale. Io sono abituato ad affiancare al simbolo grafico la sigla (Q1,Q2,QM, ecc) e i vari dati nominali se necessari. Per esempio:
-In=10A (C)
-Icn=6kA
-Idn= 0.03A Tipo A ist.
Inoltre riporto la descrizione estesa del componente in legenda in fondo allo schema, con riferimento alla sigla e alla pagina del segno grafico.
Per esperienza personale ti consiglio di scrivere tutte le informazioni in modo chiaro e comprensibile, sigle più brevi possibili e dati nominali facilmente riconoscibili.
Ammesso che esista una tale norma da seguire, i destinatari del quadro e dei relativi progetti saranno poi in grado di decifrare tale sigla? Se la risposta è si, beh allora ti invidio
Comunque, è più importante utilizzare i segni grafici corretti su uno schema elettrico. Poi per l'appunto trovi il "luciaio" di turno che non sa distinguere un interruttore da un contattore, ma almeno il progetto e lo schema di partenza sono corretti e incontestabili.
L'esempio di codifica che hai approssimato sembra più un codice commerciale. Io sono abituato ad affiancare al simbolo grafico la sigla (Q1,Q2,QM, ecc) e i vari dati nominali se necessari. Per esempio:
-In=10A (C)
-Icn=6kA
-Idn= 0.03A Tipo A ist.
Inoltre riporto la descrizione estesa del componente in legenda in fondo allo schema, con riferimento alla sigla e alla pagina del segno grafico.
Per esperienza personale ti consiglio di scrivere tutte le informazioni in modo chiaro e comprensibile, sigle più brevi possibili e dati nominali facilmente riconoscibili.
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Giovanni123
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Se esistesse una norma del genere ovviamente tutti potrebbero interpretare i codici creati...
Comunque credo proprio che non ci sia niente di normato che vada più in la della sigla identificativa del tipo di apparecchio, quindi per quello che intendo fare posso crearmi il codice come credo, anche se sarebbe stato più facile farlo partendo con delle regole già prestabilite...grazie per i consigli ma il tutto non mi serve per la schemistica...
saluti
Comunque credo proprio che non ci sia niente di normato che vada più in la della sigla identificativa del tipo di apparecchio, quindi per quello che intendo fare posso crearmi il codice come credo, anche se sarebbe stato più facile farlo partendo con delle regole già prestabilite...grazie per i consigli ma il tutto non mi serve per la schemistica...
saluti
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Sarebbe una richiesta un po' strana se fosse per gli schemi.
Sugli schemi si indica il 'reference designator', Q1, Q2, ecc. Poi c'è la BOM (Bill of Material) dove per ogni riferimento è indicato il componente unico, oppure su più righe, due o più componenti alternativi. Ciascuno ha il codice aziendale e quello del produttore che sono normalmente diversi.
Se è per gestire il magazzino interno, la storia infinita dei promotori e dei detrattori dei codici parlanti (*) è ancora lontana dalla sigla di chiusura.
Io sono per i codici numerici, tutto il resto delle informazioni è sempre a distanza di un click.
(*) I codici parlanti sono quelli che chiedi tu, codici dai quali sia possibile ottenere informazioni sull'oggetto. Quelli non parlanti sono quelli che si concentrano sulla facilità di digitazione e di trascrizione del codice, più che sulla loro interpretabilità.
Sugli schemi si indica il 'reference designator', Q1, Q2, ecc. Poi c'è la BOM (Bill of Material) dove per ogni riferimento è indicato il componente unico, oppure su più righe, due o più componenti alternativi. Ciascuno ha il codice aziendale e quello del produttore che sono normalmente diversi.
Se è per gestire il magazzino interno, la storia infinita dei promotori e dei detrattori dei codici parlanti (*) è ancora lontana dalla sigla di chiusura.
Io sono per i codici numerici, tutto il resto delle informazioni è sempre a distanza di un click.
(*) I codici parlanti sono quelli che chiedi tu, codici dai quali sia possibile ottenere informazioni sull'oggetto. Quelli non parlanti sono quelli che si concentrano sulla facilità di digitazione e di trascrizione del codice, più che sulla loro interpretabilità.
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Giovanni123 ha scritto:...i destinatari del quadro e dei relativi progetti saranno poi in grado di decifrare tale sigla? Se la risposta è si, beh allora ti invidio![]()
Comunque, è più importante utilizzare i segni grafici corretti su uno schema elettrico. Poi per l'appunto trovi il "luciaio" di turno che non sa distinguere un interruttore da un contattore, ma almeno il progetto e lo schema di partenza sono corretti e incontestabili.
Da stampare in grassetto corpo 16 e incorniciare.
Sebastiano
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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thekant ha scritto:...quindi per quello che intendo fare posso crearmi il codice come credo, anche se sarebbe stato più facile farlo partendo con delle regole già prestabilite..
A volte, provate a mettervi nei panni del manutentore di turno ..
.. che per capire/interpretare alcuni schemi e/o parti di circuito, ha solo due possibilità: invocare l'aiuto divino, o se possibile seguire i cavi nei meandri della macchina e/o impianto accompagnando l'attività con il calendario dal primo di gennaio al 31 di dicembre ricordandone i realizzatori del capolavoro ..
Sarebbe sufficiente seguire in tal senso quanto suggerisce la norma, sia per quanto concerne la simbologia sia per quanto concerne l'identificazione, e lavoreremo tutti meglio.
Piccolo e fresco esempio, accaduto ieri.
Macchina ferma, con robot in allarme "testa in urto", dopo il primo approccio al difetto si scopre che il messaggio si riferiva alla "mancanza prodotto su testa", il che individua il difetto su due fotocellule della omron che controllano su due line i relativi tastatori, bene verifichiamo il funzionamento di queste due ftc, partiamo dal loro codice identificativo : I0BF3 ed I0BF3A.
Schema alla mano cerchiamo su quali ingressi del plc arrivino.. niente non si trovano ..
Calma.
Ci armiamo di pazienza, partiamo dalla sigla del conduttore un certo C607 che fortunatamente trovo in morsettiera, lo seguo a ritroso e mi porta su una bellissima CPU357 , dove gli ingressi sono siglati appunto I..
A questo punto, ho l'ingresso e verifico che sia effettivamente quello delle due ftc, provandole da campo, e magia .. si sono loro, solamente che sullo schema sono identificate come CB7 e CB7A..ma come ca..

Ok.
abbiamo trovato l'ingresso, unico, poiché le due ftc hanno la loro uscita in derivazione su quell'ingresso I07. Proviamo il funzionamento, facciamo alcune verifiche trovando che una delle due si era guastata, sostituita con una nuova e riavviata la macchina in produzione.
Ora, mi domando .. ma quanto tempo avrei risparmiato se l'identificazione a campo fosse corrispondete a quella nella schema, e se gli ingressi in quella macchina fossero identificati in maniera univoca ??
Il punto è proprio questo, non si considera mai l'aspetto manutentivo, e/o il possibile intervento per un guasto da parte dell'assistenza in generale, rendendogli non dico facile,(riconosco che è chiedere troppo) ma almeno comodo e corretto.
I circuiti sono controcorrente. Seguono sempre la massa
-Per rispondere utilizza il tasto [RISPONDI] e non il tasto [CITA], grazie.-
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