Disclaimer di EY
Il testo, fortemente polemico e sarcastico perché non si limita a esporre fatti ma li correda di giudizi taglienti, è da considerare come opinione dell’autore, non del sito che lo ospita, poiché non facilita il dialogo con chi parte da altre prospettive. Il tono apodittico esprime l'inutilità del confronto. Ciò non esclude che induca a riflettere su questo nostro mondo complesso, dove i fatti e loro narrazioni si aggrovigliano, per comprendere se e come è possibile separarli
Nota dell’autore, con riferimento al disclaimer di EY
Il disclaimer segnala che questo testo non facilita il dialogo. Ma il dialogo non si facilita con formule: si costruisce con memoria e precisione. Questo articolo non chiude il confronto, lo documenta. E se il sarcasmo disturba, forse è perché la diagnosi è nitida.
Da promessa verbale a congelamento bellico: il porcospino non punge più
Introduzione per lettori distratti
Trump ha esposto uno specchio. La "U E" ci si è riflessa, convinta fosse una mappa. Il sarcasmo, per l’Europa, è un linguaggio alieno. Questo articolo non è una cronaca, né un commento. È un verbale. Una sentenza in preparazione. E se non capite come siamo arrivati fin qui, non è perché mancano le informazioni. È perché vi hanno insegnato a ignorarle.
Avviso ai lettori volenterosi
Se siete tra quelli che applaudono ogni conferenza stampa, che confondono l’elmetto con la coscienza, e che credono che “difesa comune” significhi “obbedienza atlantica”, questo articolo potrebbe urtarvi. Non è scritto per confortarvi. È scritto per ricordarvi dove siete.
Capitolo I – Il sarcasmo secondo Trump
Trump dichiara che l’Ucraina, con il solo aiuto della "U E", può riconquistare i territori perduti e spingersi fino a Mosca. San Pietroburgo come souvenir. Il tono? Satirico. Il messaggio? Un ceffone diplomatico alla "U E". Ma i “volenterosi” lo prendono sul serio, come se fosse un piano operativo. Il sarcasmo, per l’Europa, è inevitabilmente un linguaggio alieno.
Capitolo II – I volenterosi e l’elmetto metaforico
Appena si parla di difesa comune, i “volenterosi” lucidano l’elmetto, giurano fedeltà a Ursula e si convincono che il “porcospino d’acciaio” sia una creatura reale. Missili, carri armati, miliardi: tutto fornito. Crosetto, però, confessa che l’Italia non può difendersi nemmeno da una tribù equatoriale a nuoto. Ma i volenterosi non si scoraggiano: hanno ancora le metafore.
Capitolo III – La controffensiva e il silenzio mediatico
Dal 5 giugno 2023, l’Ucraina ha lanciato una controffensiva con tutto l’arsenale "N A T O". Il risultato? Un disastro colossale. Mariupol, Bakhmut: sempre sconfitte. E ora, nemmeno un Patriot da regalare. Nemmeno uno. Ma i media preferiscono raccontare la favola dell’Ucraina invincibile. La realtà è un dettaglio scomodo.
Capitolo IV – La Russia e la strategia del logoramento
La Russia, accusata di lentezza, non corre: calcola.
Non invade oltre: attende che l’Occidente si consumi da solo. Non dilaga: logora.
Non sfonda: osserva. Non conquista: aspetta che siano gli arsenali altrui a svuotarsi, non i suoi.
Questa guerra non è una corsa, è una partita di logoramento.
E l’Occidente, per ora, gioca senza riserve.
Capitolo V – L’abbaiare alle porte e la promessa evaporata
Prima che il porcospino si congelasse, qualcuno ha abbaiato. Lo disse persino Papa Francesco. La "N A T O" si è allargata come una macchia d’olio, non per difesa ma per pressione. E quando la Russia ha reagito, l’Occidente ha finto sorpresa.
Nel febbraio 1990, James Baker promise a Gorbaciov: “Not one inch eastward.” Testimoni come Eduard Shevardnadze, Hans-Dietrich Genscher e persino George H. W. Bush confermarono l’intesa. Ma la promessa non fu sottoscritta: fu verbalizzata, documentata, e poi dimenticata. O meglio: archiviata per essere violata.
Da “non un pollice a est” siamo passati a “tutti i missili a pochi chilometri da Smolensk”. E chi oggi si indigna per l’invasione, ma tace sull’assedio diplomatico che l’ha preceduta, non è disinformato. È complice narrativo.
Capitolo VI – L’Italia e il moto rotatorio attorno alla Casa Bianca
Il sistema informativo italiano non informa: ruota. L’Italia sta agli "U S A" come la Bielorussia sta alla Russia. Meloni è la Lukashenko di Trump, con meno baffi e più post su Instagram. Ogni giorno, la "U E" incassa umiliazioni da Putin. Ma i media preferiscono riempire il Paese di menzogne. Meglio una narrazione eroica che una diagnosi scomoda.
Epigrafe visiva
Il porcospino d’acciaio si è congelato sotto il gelo della realtà.
Non punge, non avanza, non scalda. Resta lì, monumento all’impotenza bellicista.
Epilogo – Il giudice, quello vero
Il giudice, quello vero, non applaude.
Si ritira per deliberare e preparare la sentenza.
Non per vendetta, ma per giustizia.
Non per gridare, ma per asseverare.
Non per punire, ma per ricordare.
E quando la sentenza sarà pronta, non ci sarà bisogno di proclamarla.Basterà pubblicarla. Firmata da chi non ha mai chiesto il permesso per pensare.
Postilla finale
Chi ha qualcosa da aggiungere, lo faccia con precisione.
Chi ha qualcosa da contestare, lo faccia con memoria.
Chi ha qualcosa da difendere, lo faccia con argomenti.
Qui non si cerca consenso. Si cerca chiarezza.

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