Un miliardario in cerca di un’isola
C’è un momento nella storia in cui la realtà, stanca di essere realistica, decide di omaggiare la commedia all’italiana. È il momento in cui la geopolitica si guarda allo specchio e dice: “Ma sì, oggi facciamo gli scemi.” E quando succede, Totò si sistema il cilindro, si liscia i baffetti e sussurra: “Signori, qui siamo oltre la farsa. Qui siamo alla truffa metafisica.”
Perché sì, nel 1962 Totò vendeva la Fontana di Trevi a un povero paisà convinto di aver trovato il business del secolo. Sessant’anni dopo, qualcuno ha deciso che quella trama era troppo modesta. Perché limitarsi alla Fontana di Trevi quando puoi puntare direttamente alla Groenlandia?
Prologo – Cinegiornale Luce, anno 2026
Voce narrante impostata, stile anni ’50: “Signore e signori, dagli “U S A” giunge una notizia che ha dell’incredibile. Il Presidente, noto per la sua passione per gli affari immobiliari, avrebbe espresso vivo interesse per l’acquisto della Groenlandia. La Danimarca, interpellata, avrebbe risposto con un sonoro ‘NEJ’, che in lingua locale significa: ‘Ma siete impazziti?’.”
Atto I –“Signò, quanto volete per ’sta Groenlandia?”
La scena è semplice: un governo potente, ricco, convinto che il mondo sia un gigantesco centro commerciale, si presenta alla Danimarca e chiede: “Ehi, ma quella vostra isoletta… la vendete? Facciamo prezzo buono, eh.”
La Danimarca, sorpresa come una nonna a cui chiedono di vendere il nipote, risponde: “No.” Un no limpido, glaciale, scolpito nei fiordi. Ma dall’altra parte insistono, con la tenacia di chi non ha mai sentito un rifiuto in vita sua: “Ok, ma se paghiamo subito?” “No.” “Se aggiungiamo un bonus?” “No.” “Se prendiamo anche gli orsi polari?” “NO.”
È la versione diplomatica del cliente che al ristorante insiste per la parmigiana anche se il cameriere ha già ripetuto cinque volte che non c’è più.
Atto II – Il land grabbing diventa cinepanettone geopolitico
Gli studiosi chiamano tutto questo land grabbing: comprare pezzi di mondo come fossero terreni edificabili. Di solito lo fanno le multinazionali. Qui, invece, lo fa uno Stato intero, con la stessa naturalezza con cui si compra un attico a Manhattan.
E la cosa straordinaria è che non si tratta nemmeno di una truffa ben congegnata: è tutto dichiarato, pubblico, ufficiale. Una sorta di Totòtruffa in formato IMAX, con budget illimitato e scenografia artica.
Atto III – “Nel prezzo sono inclusi anche gli abitanti?”
Nel film di Totò, Decio Cavallo sgancia 500.000 lire di caparra per battere la concorrenza del ragionier Scamorza. Nella versione moderna, invece, si immagina di mettere sul tavolo un assegno per “acquisire” non solo il territorio, ma anche i suoi abitanti. Cinquanta mila groenlandesi, come fossero un optional del pacchetto.
E mentre qualcuno fa i conti su quanti dollari servirebbero per convincere un popolo intero a cambiare bandiera, Bob Dylan, da qualche parte, sospira: “Dear landlord, please don’t put a price on my soul…” E la risposta immaginaria arriva puntuale: “Ok, ma se proprio devo, quanto vuoi?”
Atto IV – L’Europa entra in scena (con la faccia di chi ha visto un UFO)
A questo punto interviene la “U E”, che con tono da genitore stanco ripete: “La Groenlandia appartiene al suo popolo.” Concetto semplice, basilare, quasi elementare. Ma evidentemente non abbastanza intuitivo per chi considera il pianeta come un grande catalogo IKEA: “Prendo questo, questo, questo… e la Groenlandia la consegnate a domicilio?”
La Danimarca, intanto, continua a dire no. Un no così forte che potrebbe essere usato come colonna sonora per un film di Lars von Trier.
Atto V – La favola della “N A T O” e il lupo cattivo con il manuale delle regole
E mentre si discute di Groenlandia, qualcuno tira fuori la favola della “N A T O” come “difesa della pace globale”. Una favola che ormai regge come Cappuccetto Rosso armata di fucile d’assalto. Perché quando certe decisioni internazionali vengono prese con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli, la narrativa della “pace” inizia a scricchiolare.
La Groenlandia, in tutto questo, non è un’isola: è un simbolo. Un trofeo. Una pedina. Un avamposto da piazzare sulla scacchiera globale per dire: “Tranquilli, comando io.”
Atto VI – La geopolitica come gara di chi ce l’ha più grosso (il territorio, ovviamente)
La verità è che la Groenlandia non interessa per gli orsi polari. Interessa per le rotte marittime, le risorse naturali, la posizione strategica. Interessa perché permette di dire al mondo: “Tranquilli, entro io nella stanza e decido come si gioca.”
La “N A T O”, da alleanza difensiva, ammesso per un secondo che lo sia mai stata, è diventata una minaccia alla pace mondiale, soprattutto se finisce nelle mani di uno psicopatico megalomane col complesso di Dio e di Hul kmessi insieme. Una “N A T O” che non protegge il mondo, ma lo tappezza, con metastasi geopolitiche, ovunque ci sia qualcosa da controllare, intimidire o “liberare” a colpi di "democrazia esplosiva.”
E allora la domanda finale non è più “si può comprare la Groenlandia?”, ma: “Perché c’è ancora qualcuno convinto che il pianeta sia un enorme outlet geopolitico?”
Epilogo – Totò osserva, sorride, e scuote la testa
Totò, dall’alto, osserva la scena. Sorride. E forse pensa: “Avrei potuto provarci io, a vendere la Groenlandia. Ma troppo ghiaccio, troppa fatica. E poi, con tutti quei fiordi, dove la metti la biglietteria?”

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