Lo
studio delle soluzioni in queste condizioni di assoluta generalità mostra subito che si deve risolvere un sistema di due
equazioni vettoriali (e quindi sei scalari) in cinque incognite vettoriali
(quindici scalari) dato dalle (1) e (2). Il sistema è incompatibile e le soluzioni possibili sono infinite.
Si devono quindi cercare ulteriori equazioni che permettano di ottenere
una soluzione univoca.
dove si è fatta l'ipotesi di poter scambiare la divergenza con la
derivazione, e in più si è fatta la considerazione che, dovendo essere
la divergenza stessa una costante allora essa è nulla in quanto, se
per un campo nullo ciò è vero, dovendo rimanere costante ciò continua
ad essere verificato.
e ricordando il principio di conservazione della carica, cioè che
si ottiene:
Le due equazioni ottenute sono quindi:
| La divergenza del campo d'induzione magnetica è nulla. E ciò significa che il campo è SOLENOIDALE. Questo
fisicamente si traduce nel fatto che le linee di campo sono sempre
linee chiuse, che non esistono sorgenti o ``pozzi'' in cui le
linee stesse possono terminare. |
 |
| TEOREMA DI GAUSS.
La divergenza del vettore spostamento elettrico è pari alla
densità di carica libera per unità di volume.
Fisicamente significa che, integrando la divergenza di su di un certo volume, si ottiene la quantità di carica presente in
quel determinato volume. Ancora, esistono delle sorgenti e dei ``pozzi''
in cui le linee del campo vengono generate, e questi sono rappresentati
dalla carica elettrica. |
 |
Le lievi differenze tra le equazioni
riportate sopra e quelle riportate nell'articolo del prof. Martini evidenziano che, a
partire dalle relazioni sopra esposte, si può arrivare alla forma
descritta in quell'articolo, solo se si pongono alcune ipotesi
sul mezzo (aria, vuoto, vetro ...) in cui si sta ricercando una soluzione.
Vorrei peraltro notare che la forma riportata dal professore è quella
che poi si usa spesso nella pratica quando si va a cercare di determinare
l'andamento esatto del campo.
Riassumendo quindi, siamo giunti ad avere un sistema di due equazioni
in cinque incognite vettoriali (cioè sei equazioni scalari in quindici
incognite scalari) che non è chiaramente compatibile, a cui si devono
aggiungere le due condizioni vettoriali appena riportate che le eventuali
soluzioni devono soddisfare. Si devono trovare quindi altre tre equazioni
vettoriali linearmente indipendenti che permettano di "chiudere''
il sistema: sono queste le relazioni costitutive.
Relazioni costitutive
Si arriva dunque a porre qualche ipotesi sul mezzo in considerazione.
D'altra parte è anche ovvio che se si è interessati a ricavare una
soluzione valida ad esempio per il campo prodotto da un antenna satellitare
nello spazio, è assolutamente inutile considerare legami tra i vari
campi vettoriali in gioco che sono veri, ad esempio, nel vetro. Inoltre,
come viene più volte richiamato anche nell'articolo del prof. Martini,
le proprietà del vuoto permettono di semplificare molto la
trattazione.
Si può definire una classe abbastanza ampia di mezzi
in cui risulta per i quali è interessante studiare le soluzioni
delle EdM; in genere poi approssimare un materiale reale alle proprietà che saranno ora definite, per
il fatto che la soluzione, soprattutto manuale, delle EdM risulta
molto più agevole.
Nel vuoto, dove per definizione, non esistono cariche libere, si può scrivere:
 |
(3) |
dove
è la costante
di permettività dielettrica assoluta,
è
la costante di permeabilità magnetica assoluta. Vi è dunque un legame di diretta proporzionalità tra i campi in gioco,
ed in questo caso le EdM risultano simmetriche:
Esiste inoltre una particolare classe di mezzi in cui le relazioni
tra i campi vettoriali si possono scrivere in questo modo:
RELAZIONI
COSTITUTIVE |
 |
dove si considerano
, e
è la conducibilità del materiale che si misura in
. Questi
mezzi devono soddisfare alle proprietà di isotropia, linearità, omogeneità e non dispersività sia nel
tempo che nello spazio, di seguito definite. Le relazioni costitutive impongono ancora,
quindi, una proporzionalità diretta tra i campi, allo stesso modo
del vuoto, ma ora si tiene conto delle proprietà elettriche e magnetiche
del materiale. Questo perchè le costanti
sono date
dal prodotto tra l'omonima costante assoluta del vuoto e quella relativa
del mezzo; per chiarire:
mentre la conducibilità compare non appena si voglia tener conto
di quanto il mezzo è in grado di condurre corrente, e per questo non
compare nelle relazioni riguardanti il vuoto. Il pedice "r''
indica che ci si riferisce alla costante relativa del mezzo, che è
appunto una misura di quella proprietà relativa al mezzo rispetto
al vuoto. Le costanti relative sono adimensionali, indicano solo un
fattore di scala: ad esempio il teflon ha costante di permittività
dielettrica uguale a 2.1 e ciò significa che per sapere qual è il
valore di
da usare nelle relazioni si deve calcolare:
Analizziamo ora cosa significa, per un mezzo, soddisfare alle proprietà
richieste per poter scrivere in quel modo le relazioni.
Per non appesantire troppo l'articolo scriverò le relazioni solo per il vettore
essendo quelle per gli altri vettori dello stesso tipo.
Isotropia
E' la proprietà che riguarda il comportamento del mezzo nei riguardi
della direzione dei vettori presenti nelle EdM. Ovvero è possibile
che un mezzo non si comporti allo stesso modo se, per citarne uno,
il vettore
incide perpendicolarmente alla sua superficie o se
vi incide con un determinato angolo. Ad esempio i cristalli e le ferriti
sono mezzi sensibili alla direzione del campo (anisotropi), mentre
il vuoto, l'aria ed il vetro sono isotropi.
In tutta generalità potremmo scrivere:
,
dove
è una matrice
del tipo;

così pure per
. Una scrittura del genere significa che
il vettore
potrebbe risultare ruotato, traslato, in generale
modificato, attraversando il mezzo, rispetto al vettore
.
Allore si ha isotropia se sono verificate le condizioni:
Si può quindi scrivere:

Analogo ragionamento per entrambe le altre "costanti'', porta
quindi al fatto di poter, almeno in prima approssimazione, considerare
le costanti
come dei numeri reali.
Linearità
Se, inoltre, si volesse esprimere in modo ancor più generico la relazione
(quella generale, dando per
non verificata l'ipotesi di isotropia) si dovrebbero includere alcuni
termini non lineari, ovvero di ordine superiore al primo, divenendo
così
Questa scrittura significa che, oltre al fatto che vi possa essere
una relazione tra spostamento elettrico e campo elettrico data da
una matrice (o una costante reale nel caso di isotropia), vi potrebbero
essere dei casi in cui si debba tener conto degli effetti secondari del
mezzo.
E' come se si facesse un'approssimazione: il primo termine tiene conto
della parte fondamentale del campo dovuta al passaggio all'interno
di un determinato mezzo, i termini successivi rendono conto di effetti
di approssimazione successiva, che va via via aumentando di precisione
quanto più sono i termini considerati.
Per fare un esempio, si consideri il fatto che il una regione sia
presente un detrminato campo elettrico
, e per qualche
motivo il suo valore in un certo istante venga dimezzato. Allora se
il mezzo è lineare il vettore
avrà le componenti dimezzate
rispetto a prima, al contrario se il mezzo non è lineare ciò non è
più vero e il risultato sarà tanto più sbagliato (male approssimato)
quanto più forte è la non linearità del mezzo (molti termini di approssimazione
successiva).
In genere però, fintantochè l'ampiezza dei campi non è molto grande,
i termini di ordine superiore al secondo danno un contributo molto
piccolo e per questo possono essere trascurati.
La proprietà di linearità riguarda quindi il fatto di considerare
solo i termini del prim'ordine.
Questa importantissima proprietà, che si cerca sempre di avere, si
rende indispensabile per poter applicare un noto principio: la SOVRAPPOSIZIONE
DEGLI EFFETTI.
Non dispersività nel tempo e nello spazio
Questa proprietà tiene conto, invece, di come risponde il mezzo, visto
però come sistema "attivo'', alla presenza di un campo. Possiamo infatti immaginare che il mezzo in esame sia un sistema I/O (input/output) ,
con una determinata relazione I/O, con ingresso il campo (che può essere
oppure
) ed in uscita
o
.
Matematicamente la risposta si ottiene, nel dominio del tempo, come
convoluzione della risposta impulsiva del sistema (del mezzo) con
l'ingresso. In questo caso si sta trattando con ingressi vettoriali,
quindi la risposta impulsiva è data in realtà da una matrice di risposte
impulsive e la trattazione si complica di molto.
In pratica questa proprietà ci dice che la relazione che c'è tra
ed
non è un semplice prodotto per una costante (o una matrice),
ma si dovrebbe passare per una integrazione nel tempo sul volume che
si sta considerando. Come si può capire questo rende molto difficile
una valutazione delle EdM fatta "a mano'' ed il problema andrebbe
invece risolto al calcolatore.
L'effetto generale, comunque, è che il campo nel mezzo dipende, oltre
che dall'istante di osservazione, anche dalla "storia'' passata;
inoltre l'effetto della dispersività è tanto più forte quanto più
il mezzo riesce ad "inseguire'' le variazioni del campo. Un effetto
effettivamente visibile nello studio della propagazione delle onde
magnetiche sono i cosiddetti pacchetti d'onda, che però esulano
dall'argomento del presente, e riguardano invece le soluzioni delle
EdM. Basti dire che in questo caso le varie costanti dipendono invece
dalla frequenza di osservazione, e questo porta ad una modifica, ad
esempio, della velocità con cui si propagano le onde e.m. e la stessa
velocità varia con la frequenza.
In realtà tutti i mezzi sono dispersivi, quindi si effettua un'approssimazione
e si trascura in prima battuta questo effetto, salvo riprender il
problema per "aggiustare'' le soluzioni traovate. In generale
comunque è possibile trascurare questo effetto se il campo varia molto
più velocemente della risposta del mezzo.
Omogeneità nel tempo e nello spazio
Quando si scrive che
si suppone in realtà che
sia costante in ogni punto. Ancora, quando si è scritto
si è supposto che la costante di permeabilità magnetica fosse costante
nei confronti del tempo. Questo non è vero in generale, anzi la permettività,
la permeabilità e la conducibilità possono, in certi casi, essere
delle funzioni scalari, dipendenti sia dalle coordinate spaziali e
dal tempo, ovvero:
Allora, con la dicitura omogeneità nel tempo e nello spazio, si intende
che queste grandezze sono effettivamente costanti sia rispetto a variazioni
di posizione, che nei onfronti di variazioni di tempo. Una scrittura
matematica possibile per riassumere questo concetto è la seguente:
dove si è indicato con
il simbolo di gradiente, che in
coordinate cartesiane si esprime come

.
Questa prorpietà mi permette allora di considerare a tutti gli effetti
delle costanti, rispetto a qualsiasi variazione, la permeabilità,
la conducibilità e le permettività.
Va detto però che è una approssimazione abbastanza forte, nel senso
che durante il suo cammino, un'onda e.m. può incontrare ostacoli di
varia natura, con costanti diverse da quelle di partenza. Questo quindi
fa cadere il ragionamente che si è appena esposto. In questo caso
quello che si cerca di fare è di studiare le soluzioni nelle varie
regioni ci interesse e si cerca a poateriori di unire le soluzioni
trovate, in modo che esse rispettino tutte le leggi della fisica.
Per prima cosa è bene precisare che spesso, nello studio di problemi
di elettromagnetismo, è comodo usare le relazioni cositutive, ma esse
in realtà rappresentano delle approssimazioni, e come in ogni problema
in cui siano presenti approssimazioni, sta a chi sta allo studioso capire l'entità dell'errore che si sta commettendo e se la soluzione trovata
può avere un senso.
Volendo riassumere quanto fin qui esposto si può scrivere:
| Il vettore spostamento elettrico è dato dal prodotto tra la
costante di permettività dielettrica del mezzo, calcolata come prodotto
tra quella relativa del mezzo e quella assoluta del vuoto, ed il vettore
del campo elettrico. La relazione matematica è quindi: |
 |
| Il vettore di induzione magnetica è dato dal prodotto tra
la costante di permeabilità magnetica del mezzo, calcolata come prodotto
tra quella relativa del mezzo e quella assoluta del vuoto, ed il vettore
del campo magnetico. La relazione matematica è quindi: |
 |
| La densità di corrente si calcola come prodotto tra la conducibilità
del mezzo in esame ed il campo elettrico che lo attraversa. Ciò si
traduce in: |
 |
Per concludere voglio quindi riscrivere le EdM inserendo queste relazioni
e facendo alcune note.
Innanzitutto, spesso si scompone il termine
presente nelle
EdM considerandolo come somma di due parti: una dovuta alle correnti
impresse dai generatori, o che comunque sono le sorgenti
dei campi; una seconda dovuta al fatto che il campo stesso, con la
sua presenza, induce delle correnti. Effettivamente le due cose non
sono divisibili, nel senso che imprimere delle correnti comporta la
generazione di un campo elettromagnetico, ma questo a sua volta induce
delle correnti nei mezzi in cui si propaga.
Nonostante ciò si preferisce comunque fare questa distinzione per
il fatto che è spesso possibile conoscere con buona approssimazione
il valore delle correnti impresse, e allora si scrive che
dove per comodità di simboli ho scritto con il pedice "t'' il
vettore densità di corrente presente nelle EdM originarie.
Una seconda precisazione riguarda le notazioni usate: nella letteratura
italiana si usa il simbolo
per indicare la conducibilità,
mentre il simbolo convenzionale a livello internazionale è
,
per cui su alcuni testi è possibile trovare questo secondo simbolo
per indicare la conducibilità; ancora, in genere, specie nei libri
di campi elettromagnetici, si trova l'uso delle lettere minuscole
per indicare i vettori nel dominio del tempo, e si riservano le lettere
maiuscole per i vettori nel dominio delle frequenza, di cui non ho
parlato, che si introducono per fare studi più approfonditi. Ho preferito
usare comunque le lettere maiuscole per uniformità con l'articolo
del prof. Martini, così pure per il simbolo del campo elettrico per il quale ho usato
mentre
in genere è indicato con
, o meglio
.
Quindi, se un mezzo ha le proprietà elencate al par.3, si possono
fare le seguenti considerazioni:
dove si è usato il fatto che il mezzo è omogeneo nel tempo per non
includere nella derivazione le costante di permeabilità magnetica.
Inoltre si può scrivere:
dove si è usato la scomposizione tra correnti impresse e correnti
indotte, e ancora si sono usate le proprietà elencate, sotto le cui
ipotesi valgono le relazioni costitutive.
E' quindi possibile riscrivere le
Equazioni di Maxwell ai rotori
ed il termine
è appunto relativo alle correnti impresse;
si hanno poi le
Equazioni di continuità
e le relazioni che permettono di scrivere tutto questo che sono le Relazioni costitutive
Queste equazioni, che sono del resto quelle esposte nell'articolo del prof. Martini, risultano chiaramente più "amichevoli'' per una ipotetica
soluzione: infatti ora il sistema è ancora formato da due equazioni
vettoriali (e quindi sei scalari) ma ora le incognite sono solamente
due campi vettoriali, il campo elettrico e quello magnetico (che quindi
costituiscono sei incognite) e la soluzione è ora possibile in modo
univoco.