Lo scopo del seguente articolo è quello di effettuare un'introduzione alle applicazioni lineari. Il punto di partenza sono i tre articoli riguardanti le matrici, i sistemi di equazioni lineari e gli spazi vettoriali, sperando di essere chiaro e corretto nella trattazione e di offrire agli utenti un buon articolo (qualora dovessi aver fatto degli errori, me ne scuso, e vi chiedo in anticipo di segnalarmeli al fine di correggerli al più presto).
Buona lettura.
Indice |
Dalle applicazioni...
Partiamo da due insiemi A e B. Se supponiamo che ad ogni elemento appartenente ad A sia assegnato un unico elemento appartenente a B, la "collezione" di queste assegnazioni è detta applicazione o mappa da A in B.
L'insieme A è detto dominio dell'applicazione mentre B è detto codominio.
La simbologia adottata per definire una applicazione f da A in B è la seguente:

Si scriverà f(a) e si leggerà f di a, riferendosi all'unico elemento di B che la funzione f assegna ad a appartenente ad A. E' quindi il valore di f in A o, alternativamente, l'immagine di a rispetto ad f.
Fatte chiare queste premesse iniziali, consideriamo ora un'applicazione
.
Se A' è un sottoinsieme qualsiasi di A, f(A') è l'insieme delle immagini degli elementi appartenenti al sottoinsieme A'; parimenti, se B' è un sottoinsieme di B, allora f − 1(B') starà ad indicare l'insieme degli elementi di A le cui immagini sono appartenenti tutte a B':

Si dirà che f(A') è l'immagine di A', f − 1(B') è l'immagine inversa, o anche preimmagine, di B'.
Più precisamente, l'insieme di tutte le immagini, cioè f(A) è detto immagine o range di f.
Ad ogni applicazione
corrisponde il sottoinsieme
dato da
, detto anche grafico di f.
Due applicazioni
e
sono uguali se f(a) = g(a) per ogni a appartenente ad A, se, in altre parole, hanno lo stesso grafico.
La negazione di f = g si scrive
e si esplica nell'enunciato che segue:
tale che 
Un esempio di applicazione
Sia V lo spazio vettoriale dei polinomi su R e sia p(t) = 3t2 − 5t + 2.
La derivata definisce un'applicazione
in cui, per ogni polinomio
, si ha D(f) = df / dt. Ad esempio:
Applicazioni matriciali
Sia A una matrice qualsiasi
su un campo K. A definisce un'applicazione:

nel seguente modo:
dove i vettori Kn e Km sono scritti come colonne.
Per fare un esempio, supponiamo che :

si avrà allora che:

Composizione delle applicazioni
Consideriamo due applicazioni
e
:

La composizione di f e g, indicata con
, è l'applicazione
definita da:

Cioè, si applica prima f ad A e poi applichiamo g a
in modo da ottenere g(f(a)).
La composizione di applicazioni soddisfa la legge associativa.
Siano:
,
, 
Allora:


Perciò
per ogni a appartenente ad A, dunque
.
Applicazioni iniettive e suriettive
Presentiamo ora, in via formale, alcuni tipi di applicazioni:
- un'applicazione
si dice iniettiva (o 1 − 1) se elementi diversi di A hanno immagini diversi, cioè:
- se
implica
- se f(a) = f(a') implica a = a'
- un'applicazione
si dice suriettiva (f applica A su B) se ogni
è immagine di almeno un
;
- un'applicazione
che è iniettiva e allo stesso tempo suriettiva è detta biiettiva.
Un'interpretazione geometrica
Abbiamo le tre funzioni
,
e
, definite da:

i cui grafici (eseguiti con l'ausilio di WolframAlpha) sono rispettivamente i seguenti:
L'applicazione f è iniettiva: geometricamente significa che ogni retta orizzontale non contiene più di un punto di f.
L'applicazione g è suriettiva: geometricamente significa che ogni retta orizzontale contiene almeno un punto di g.
L'applicazione h non è né iniettiva né suriettiva: ad esempio 2 e − 2 hanno la stessa immagine 4, mentre − 16 non è immagine di alcun elemento di R.
Applicazione identità ed inversa
Dato un insieme A non vuoto, l'applicazione
definita da f(a) = a, cioè, in altre parole, l'applicazione che ad ogni elemento di A associa se stesso, è definita come applicazione identità; è denotata con 1A o 1 o con I.
Data invece
, diciamo che
è l'inversa di f, indicata con f − 1, se:

Va sottolineato che f ha una inversa se e solo se è una corrispondenza biunivoca tra A e B, cioè se f è sia iniettiva che suriettiva. Infine se
, allora f − 1(b) = a, dove a è l'unico elemento di A tale che f(a) = b.
...alle applicazioni lineari
Partiamo con la seguente definizione.
Siano U e V degli spazi vettoriali sullo stesso campo K. Un'applicazione
sarà detta applicazione lineare, o trasformazione lineare se soddisfa le due condizioni:
- per ogni vettore
, F(v + w) = F(v) + F(w);
- per ogni scalare
e ogni vettore
, F(kv) = kF(v).
Quindi
è lineare se conserva le due operazioni fondamentali su uno spazio vettoriale, cioè somma vettoriale e moltiplicazione per uno scalare.
Da notare che se si sostituisce k = 0 nella condizione 2 prima citata, si ha F(0) = 0. Quindi: un'applicazione lineare manda sempre il vettore zero nel vettore zero.
Per qualunque scalare
ed ogni vettore
si ha:

Più in generale per ogni scalare
e ogni vettore
si può ottenere la proprietà fondamentale delle applicazioni lineari:

Un esempio di applicazione lineare
Consideriamo lo spazio vettoriale V = P(t) dei polinomi sul campo reale R. Siano u(t) e v(t) polinomi qualsiasi in P(t) e sia k uno scalare qualunque.
Sia
l'applicazione derivata. Si può provare che:
e 
Quindi D(u + v) = D(u) + D(v) e D(ku) = kD(u) : l'applicazione derivata è lineare.
Importante è il seguente teorema.
Dati due spazi vettoriali U e V su un campo K e siano
una base di V e
dei vettori qualsiasi (completamente arbitrari) in U.
Allora esiste un'unica applicazione lineare
tale che
.
In sostanza questo teorema stabilisce che un'applicazione lineare è completamente determinata dai suoi valori sugli elementi di una base.
Le matrici intese come applicazioni lineari
Data una matrice
qualsiasi A. Ricordandoci del fatto che un'applicazione
come FA(u) = Au di Kn e che Km sono scritti come vettori colonna, mostriamo che FA è lineare:
In altri termini, utilizzando A per indicare l'applicazione, abbiamo che
Quindi l'applicazione matriciale A è lineare.
Isomorfismo tra spazi vettoriali
Dati due spazi vettoriali V ed U su K sono detti isomorfi, indicandoli come
, se esiste un'applicazione lineare biiettiva
. L'applicazione F è detta isomorfismo tra V ed U.
Dato uno spazio vettoriale V a dimensione n e dara una base S di V, l'applicazione:
![v \mapsto [v]_{S}](/mediawiki/images/math/b/3/a/b3ac9ac23433e0830c490544eb1d86a6.png)
che manda ogni
nel suo vettore delle coordinate relativo alla base S è un isomorfismo tra V e Kn.
Nucleo ed immagine di un'applicazione lineare
Partiamo da due definizioni
Sia
un'applicazione lineare.
Il nucleo (o kernel) di F, lo si indica con
, è l'insieme degli elementi in V, che sono mandati nel vettore 0 in U. Cioè:

L'immagine (o range) di F, la si indica con
, è l'insieme dei punti immagine in U. Cioè:

Enunciamo ora il seguente teorema.
Data una applicazione lineare
, l'immagine di F è un sottospazio di U ed il nucleo di F è un sottospazio di V.
Inoltre, poniamo che i vettori
generino uno spazio vettoriale V e, che la
sia lineare. Allora
genera
.
Nucleo ed immagine di un'applicazione lineare
Prendiamo ad esempio una matrice qualsiasi A
e sia la base canonica
di K4 (scritta come colonne):

A può essere intesa come un'applicazione lineare
, dove i vettori di K4 e K3 sono visti come vettori colonne. Ora, la base usuale di vettori genera K4 e quindi le loro immagini
generano l'immagine di A. ,Ma i vettori
sono più precisamente le colonne di A:

L'immagine di A, quindi, è lo spazio delle colonne di A.
Il nucleo di AA consiste in tutti i vettori v per i quali
. Ciò significa che il nucleo di A è lo spazio delle soluzioni del sistema omogeneo
, detto spazio nullo di A.
Enunciando formalmente ciò che è stato esposto finora, abbiamo quanto segue.
Data una matrice A
su un campo K vista come un'applicazione lineare
. Si ha :
e 
Rango di un'applicazione lineare
Data un'applicazione lineare
, il rango di F è definito come la dimensione della sua immagine:

Infine enunciamo il seguente teorema:
data una applicazione linare
(V è di dimensioni finite). Allora:

Applicazioni ai sistemi di equazioni lineari
Sia AX = B la forma matriciale di un sistema con m equazioni lineari e n incognite. La matrice A può essere vista come applicazione lineare:

La soluzione dell'equazione Ax = B può essere vista come preimmagine del vettore
rispetto all'applicazione lineare A. La soluzione dell'equazione omogenea associata AX = 0 può essere vista come nucleo dell'applicazione lineare A.
In virtù del teorema enunciato prima:

n, però, è esattamente il numero delle incognite del sistema omogeneo AX = 0.
Possiamo quindi enunciare il seguente teorema.
La dimensione dello spazio delle soluzioni W del sistema omogeneo di equazioni lineari AX = 0 è s = n − r con n numero delle incognite e r rango della matrice dei coefficienti A.
Operazioni con le applicazioni lineari
Le applicazioni lineari sono combinabili in varie modalità e se ne possono ottenere delle nuove.
Supponiamo che ad esempio
e
siano delle applicazioni lineari su un campo K.
La somma F + G e la moltiplicazione kF (
) sono definite in questo modo (come applicazioni che vanno da V in U):

Dimostriamo che se F e G sono lineari, anche F + G e kF sono lineari. Per qualsiasi vettore
e qualsiasi scalare
si avrà:
Quindi F + G e kF sono lineari.
E' valido inoltre il teorema che segue.
Dati due spazi vettoriali V ed U su un campo K, la collezione di tutte le applicazioni lineari da V in U con le operazioni prima citate di addizione e moltiplicazione per uno scalare formano uno spazio vettoriale su K.
Esso è denotato con:
ed è detto omomorfismo.
Composizione di applicazioni lineari
Dati tre spazi vettoriali V,U,W sullo stesso campo K e tre applicazioni lineari
e
, possiamo rappresentare le applicazioni in questo modo:

La funzione composizione
è l'applicazione da V in W, definita (G \circ F)(v)=G(F(v)).
Dimostriamo che
è lineare se F e G sono anche lineari.
Si avrà che per ogni
e ogni scalare
,


cioè
è lineare.
Bibliografia
Algebra lineare - Lipschutz, Lipson.

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