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Storie di manutenzione - Scatolato... stressato!

Indice

Soggetto

Il soggetto di questo articolo è un interruttore scatolato quadripolare, o meglio più di uno, (di cui non faccio nome e cognome), ne cito solo alcune caratteristiche:

  • In = 250 A
  • Icu = 25 kA (*)
  • Magnetica fissa a 3 x In

(*) successivamente sono passato al 36 kA.


Lo stesso interruttore è posto a protezione di una conduttura FG7 3x50 mm2 + 1x25 mm2 che alimenta questa blindosbarra.
Il valore della corrente di impiego (Ib) considerando i fattori di contemporaneità ed utilizzo è compreso nell' intervallo 140÷150 A.

Di cosa si tratta

Il problema affrontato, riguarda appunto i fenomeni riportati nell' articolo correlato "Una blindosbarra con isolatori poco... isolanti", e in particolar modo al deterioramento dei poli dell' interruttore, fino alla completa distruzione di questi, a seguito di un numero esiguo di aperture su corto circuito franco o ad impedenza ignota (arco voltaico).

Un dato importante è relativo alla Icc nei pressi del punto di installazione che vale circa 14,1 kA.


Breve cronistoria

Per farla breve, nel corso del tempo (una dozzina d'anni) sono stati sostituiti almeno tre interruttori pressochè identici per lo stesso problema, rottura di uno o più poli a seguito di un numero pari a 5÷8 aperture ciascuno (su sovracorrente).
Alla prima sostituzione, passai da una Icu di 25 kA ad una Icu di 36 kA, pensando erroneamente di fare cosa buona e giusta.
Ma non notai alcun beneficio di sorta.
Purtroppo la non eccelsa progettazione dei trolley e della blindosbarra stessa hanno sempre reso realistica in qualunque momento la possibilità di un guasto tra le fasi o tra fase e terra.
Le mazzate agli interruttori probabilmente, sono state date dalle richiusure su cortocircuito ancora presente.

Il dubbio

Nonostante questo, ho avuto perplessità sull' avaria, a mio avviso prematura, dei contatti di potenza dell' interruttore nell' apertura di una corrente di corto circuito comunque pari a circa 1/3 del suo potere di interruzione per anche solo quattro o cinque volte (a volte dilazionate nel tempo)

Per farsi un' idea

Questo è lo stato esterno di uno degli interruttori sostituiti; non ho smembrato ulteriormente l'interruttore per la verifica della zona delle camere spegni arco. Comunque il problema, lo rilevavo alla richiusura dei leverismi, in sostanza riscontravo la mancanza (o la chiusura incerta) di una o più fasi.

foto1

foto1

foto2

foto2

Attualità

Attualmente, già da oltre un anno, ma l'impianto è ormai a riposo, vi è installato questo interruttore:

Sace T-Max2_481x600.jpg

Sace T-Max2_481x600.jpg

La soluzione proposta

Non sapendo bene se mi trovassi davanti ad un problema di progettazione dell' impianto, di prodotto specifico o di altro genere e visto che purtroppo non avevo né le conoscenze tecniche sufficienti, né tecnici di livello con cui confrontarmi, posi questa mia perplessità su un forum in cui sapevo esserci ottimi esperti.

In breve tempo, ebbi l'opportunità di trovare tra tutti coloro che intervenirono nella discussione, un tecnico che aveva avuto il mio stesso problema.

Anche egli aveva inizialmente percorso la strada di aumentare il potere di interruzione, con gli stessi miei risultati.

Mi rincuorò parzialmente il fatto che i problemi (del tutto analoghi a quelli che io riscontravo) questi li ebbe con altra marca di scatolati.

La sua soluzione propostami, che nel suo caso aveva dato buoni risultati (ovvero quelli sperati), e che fortunatamente/sfortunatamente non ho ancora avuto modo di mettere in pratica, consisteva nel sovradimensionare l' interruttore, nel senso della portata dei contatti.

In sostanza, nel mio caso, passare da un 250 A, ad esempio ad un 400/630 A, tarando poi opportunamente lo sganciatore (a microprocessore) alle specifiche esigenze.

Non so se sia la soluzione corretta dal punto di vista impiantistico (del buon ingegnere o del buon progettista), so solo due cose,

la prima
una paio di volte, ordinai l'interruttore attraverso il responsabile tecnico di una ditta che si occupa di impianti industriali (e che conosce approssimativamente il nostro impianto) e dati alla mano non mi accennò mai a questo "escamotage"

la seconda
non è una mia sensazione che col passare degli anni, gli scatolati diventano sempre più piccoli, mi chiedo, ci sarà un perché?

Coincidenza strana, il primo interruttore (che conservo ancora in magazzino) originale, seppure della stessa taglia dei successivi, era grosso quasi il doppio! Sfortunatamente si guastò il blocco differenziale e lo mettemmo da parte.

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Commenti e note

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di ,

Come detto, per sovradimensionamento, si intendeva solo la portata dei contatti. Gli sganciatori a cui mi riferivo, intervengono su tutti i tipi di guasto e prevedono numerosi settaggi.

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di ,

Beh...Aumentando la In dell'interruttore dobbiamo tenere occhio alla relazione Ib<=In<=Iz...Nel tuo caso una In 400 o 630 A potrebbe superare enormemente la portata di un cavo da 25mm^2 posato in determinate condizioni e con una certa natura costruttiva. Nel caso non fosse più verificata questa relazione mancherebbe la protezione da sovraccarico. Cit.:"consisteva nel sovradimensionare l' interruttore, nel senso della portata dei contatti." per poi programmare lo sganciatore termico in modo da farlo rientrare nella relazione sopra scritta? Così credo sia corretto.

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di ,

Gli interruttori diventano sempre piu piccoli perchè cosi si ritiene di occupare meno spazio nei quadri, ovvero a partità di spazio piu interruttori. Gli interruttori piu piccoli sono e ovviamente piu scaldano , ma a nessuno dei costruttori di interruttori questo sembra interessare. Ogni famiglia di interruttori si vanta di essere piu piccola di quella precedente (per la Sace si passa dai Modul ai Isomax ai Tmax e ora XT). Alla fine non mi sembra un buon affare, poi a farne le spese sono gli utenti come documenta l'articolo di Attilio

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di ,

Grazie Paolo. Sono un pò come i bambini, quando apro un libro cerco subito le figure! (nei libri che le contengono... ovviamente :)) Nei miei articoli cerco quindi di riportare questa filosofia appannaggio di chi magari di certe cose ne ha solo sentito parlare o ha letto qualche riga. Poi spero che qualcuno possa trarre spunti o farsi una piccola cultura da alcune delle esperienze che ho vissuto sul campo.

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di ,

Ciao Attilio. Io non sono un intenditore di questi argomenti, però devo farti un grosso plauso per la mole impressionante di documentazione fotografica che inserisci sempre nei tuoi articoli e che li rendono più esplicativi di una lunga trattazione discorsiva. Bravo. :-)

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