Boiler, citando la Siemens di Monaco mi hai fatto tornare in mente un altro bel ricordo.
Durante i 5 anni in Siemens avevo/avevamo introdotto come già accennato nuovi metodi di simulazione e progettazione per i filtri a microonde.
Questi metodi avevano un riscontro anche nella fase di taratura dei filtri, una operazione manuale affascinante che forse un ingegnere odierno non gradirebbe, ma che allora era "prassi".
In pratica i filtri hanno (avevano) viti che penetrando in guida permettevano di variare frequenze di risonanza e accoppiamenti tra le cavità, fino ad ottenere la risposta in frequenza più usata (equiripple tipo Chebychev).
Io avendo già allora una patologica tendenza ai lavori manuali non disdegnavo affatto di togliere le chiavi di taratura dalle manone del tecnico aiutante di laboratorio, un omone di nome
Lino De Maron che credo avesse solo la 3a media ma che ovviamente a tarare i filtri era più bravo di me.
Era per me, immigrato da Potenza, un "nordico" alto e grosso, coi capelli rossi ma veramente una brava persona. Ricordo ancora la sua emozione quando, per ricambiare la lunga collaborazione e i calli sulle mani, io e altri 2 "autori" decidemmo di citarlo in un articolo tecnico e nel brevetto che ci frutto la medaglia.
Chissà se è ancora vivo.
In quegli anni però in Siemens c'era un cervellone esperto di filtri che aveva contribuito a perfezionare la "taratura in fase": invece che guardare l'adattamento (in dB) si guarda la risposta in fase, che permette di tarare in successione le singole cavità risonanti senza dover fare la classica taratura, che richiedeva molte più iterazioni e esperienza.
Per apprendere quella tecnica ci recammo in 3 presso la Siemens di Monaco e conoscemmo il guru, tale
Pfitzenmaier, che scopro ora essere citato in qualche articolo
https://books.google.it/books?id=1b5ODw ... er&f=falseE dopo il lungo preambolo sono arrivato alla Siemens di Monaco.
Ricordo quanto era diversa dall'ambiente italiano di Cassina: una separazione rigorosa tra gli uffici, e soprattutto ogni banco di misura e ogni postazione di computer era isolata visivamente e acusticamente da un tendaggio pesante!
Per me abbastanza deprimente, in Siemens io e i coetanei giovani eravamo dei caciaroni e ci divertivamo forse anche troppo, la vicenda delle puntine da disegno e delle "stimmate" di Stefano ancora la ricordano
I tedeschi però in compenso alle 15, se ricordo bene, schizzavano via verso casa.
A differenza di tanti italiani che facevano e fanno overworking a volte senza che ce ne sia un reale bisogno.