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L'ora del the - il finale

Faceva un caldo soffocante in quei capannoni di periferia.
L’ufficio era una specie di soppalco con un'unica piccola finestra che dava verso l’interno del capannone, e lì davanti a me, i sei forni in collaudo perenne.
La commessa l’avevo bloccata per precauzione, ma non potevo lasciarmi distrarre dalla parte economica.
Avevo “attraversato” il codice decine di volte partendo dalla lettura della tachimetrica al controllo del PWM; e poi tutti gli Interrupt; e poi il firmware della scheda di temperatura; e poi l’elettronica.
Gli schemi elettrici li conoscevo ormai a memoria come pure tutti i componenti, ma intuivo di essere comunque lontano dal problema.
Il giorno prima avevo modificato il firmware facendomi stampare su display, in sequenza, lo stato della lettura tachimetrica e il pwm comandato, senza riuscire a trovare niente che giustificasse il malfunzionamento.

Quando poi arrivò l’ora fatidica, effettivamente i valori di tachimetrica cominciarono a variare, così come l’uscita pwm; ma non riuscii a trovare una relazione plausibile di causa-effetto.
Il giorno dopo, erano le 16, e mi girai guardando di sotto dalla finestra del mio ufficio che non potevo aprire.
Così notai uno degli operai che entrò da una porta laterale e attraversò il capannone dirigendosi verso l’uscita aprendo il grande portone.
Le ore più calde del giorno erano passate, e una leggera brezza lenitiva entrò dentro.
Corrado si girò e salutandomi mi fece il dito. Io contraccambiai mandandolo a quel paese, ma sorridendo più del solito perché in quel momento capii dove era il problema.
Ultimai la documentazione che dovevo spedire, con i disegni del cablaggio interno per un nuovo innovativo forno, e attesi le 17.00.
Scesi dall’ufficio e raggiunsi il forno al collaudo, mentre nel frattempo il nastro incominciò ad aumentare e diminuire di velocità.
Guardai quel maledetto encoder perché era arrivata la sua ora, e senza toccare il forno mi spostai di lato mettendomi proprio davanti alla bocca d'entrata e nello stesso istante il problema svanì come d’incanto.
Il nastro,, dopo un secondo riprese la sua velocità regolare senza variazioni e senza mandare in allarme il sistema.

La punta di luce del sole che arrivava sull’optoisolatore dell’encoder, tutti i giorni alle 17.00, l’avevo coperta con il mio corpo.

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Commenti e note

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di ,

Ovviamente non eravamo così teste di cane da lasciare un optoisolatore all'aperto. Il problema alla fin fine era che il collaudo funzionale era stato violato. Infatti i forni erano senza i carter laterali e se fossero stati coperti così come richiesto la combinazione astrale non sarebbe mai accaduta e mi sarei risparmiato delle sane giornate di sofferenza fatte di malox e aulin....

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di ,

o mio dio.... -.-" simpatico optoisolatore...-.-"

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di ,

Sì,anche a me negli anno 90 capitò di dover litigare con la luce solare,soluzione? pennarello viola sulla superficie dei fotodiodi.Vergognoso. hehehe

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di ,

interessanti memorie! grazie :)

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