Ogni tanto sento il bisogno di condividere un pensiero che non chiede una risposta, ma che vorrebbe funzionare come un interruttore capace di accendere una riflessione comune.
L’occasione, in questo caso, è l’augurio di Buon Natale.
Lo diciamo tutti in questo periodo, e forse proprio per questo mi lascia un certo disagio: è un augurio che non dovrebbe concentrarsi in un solo momento dell’anno e che, per l’insistenza con cui viene ripetuto, rischia di assumere un significato diverso da quello originario.
Non lo interpreto con precisione filologica (che non mi appartiene) ma come una sensazione personale.
Per questo lo rivolgo anch’io ai frequentatori di questo spazio, usando la simbologia della nostra tradizione, come un inno all’arrivo di una nuova vita, perché possa crescere in pace e serenità.
Un inno che vorrei potesse essere accolto da tutti: credenti, non credenti, agnostici, o da chi si riconosce in storie diverse da quella che qui viene evocata.
L’immagine è un mio schizzo a pastelli realizzato una decina di anni fa, ispirato ad un affresco di Carlo Maratta ( XVII secolo)

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