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pubblicato 1 mese fa, 310 visualizzazioni

No, non è un errore di battitura. Ho proprio scritto aspetti. La programmazione orientata agli aspetti (AOP, aspect oriented programming) è un paradigma di programmazione che completa (meglio, estende) la programmazione orientata agli oggetti, semplificando certe operazioni.

Di solito inizio a scrivere un articolo, poi lo metto in stand-by per mancanza di tempo e il tutto si trascina per mesi. Questo sarà un articolo molto breve per ovviare a questo problema. Dovesse esserci interesse posso scriverne una continuazione. Per capire di cosa stiamo parlando è necessaria un'infarinatura di base di programmazione orientata agli oggetti e conoscenze di C#. A causa di un problema con la formattazione degli articolo del quale non sono ancora venuto a capo (https://www.electroyou.it/forum/viewtopic.php?f=5&t=75667), il sorgente è in forma di screeenshot e non come testo. [...]

pubblicato 3 anni fa, 970 visualizzazioni

I microcontroller PSoCx della Cypress e il loro ambiente di sviluppo uniscono la facilità d'uso apprezzata dagli Arduinisti ad un front-end analogico interessante senza essere dei giocattoli.

Disclaimer: non lavoro per Cypress, questa non vuole essere un inserto pubblicitario. Ho usato questi prodotti e mi sono piaciuti molto. Penso di fare cosa gradita presentandoli a chi magari ancora non li conosce.

Avendo a che fare professionalmente con i microcontroller e i loro ambienti di sviluppo, qual è la cosa che più mi scoraggia quando devo cominciare un nuovo progetto? È la configurazione dell'ambiente di sviluppo per lavorare con il microcontroller che ho scelto. È lo studio di quale registro fa cosa o di come è strutturata l'API. È il capire come funziona il bootloader. È l'inizializzazione del micro.

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pubblicato 4 anni fa, 637 visualizzazioni

Nel mondo dei sensori ci si muove da circa 10 anni sempre piú verso l'approccio ottico. Vi avevo già parlato dell'evoluzione della misura dell'ossigeno dal sistema amperometrico (elettrochimico) a quello ottico (fluorescenza). Visto che trovo l'evoluzione parecchio interessante, vi presento un paio di altre applicazioni dell'ottica alla sensorica.

Questo tipo di misurazione è simile a quello dell'ossigeno: c'è una sostanza fluorescente che viene eccitata da una fonte luminosa ed emette una fluorescenza su un'altra lunghezza d'onda. Questa fluorescenza ha un'intensità e uno sfasamento rispetto all'eccitazione che dipendono da un certo parametro, in questo caso la temperatura, che si dice quencher (legge di Stern-Volmer). La detezione si ottiene fondamentalmente con un lock-in amplifier e confrontando un segnale di riferimento con il segnale di misura.

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pubblicato 4 anni fa, 781 visualizzazioni

In questo forum di alcolizzati amanti della birra, mi è venuta l'idea di scrivere qualcosa sull'utilizzo dell'elettronica in birreria. Per la precisione di quello che si misura in birreria. Oggi cominciamo con quello che per il mastro birraio è probabilmente il parametro piú importante: l'ossigeno.

L'ossigeno in birreria viene misurato essenzialmente in tre punti: nelle due fermentazioni e nella cosiddetta filler-line, ovvero al momento di imbottigliare la birra. La terza misura è di gran lunga la piú importante.

Durante la prima fermentazione il mosto produce una grande quantità di anidride carbonica. Le piccole birrerie scaricano questo gas nell'atmosfera, le birrerie industriali che lavorano con batch continui la riciclano per gassare il batch che stanno imbottigliando in quel momento. È importante che questa CO2 usata per l'imbottigliamento sia priva di ossigeno. Man mano che la fermentazione procede, la concentrazione di ossigeno diminuisce. Solitamente il mastro birraio ha come obbiettivo una CO2 con non piú di 5 ppm-volume di O2. L'ossigeno viene misurato qui in fase gassosa, ovvero quanto in una miscela di gas è costituito da ossigeno.

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pubblicato 4 anni fa, 652 visualizzazioni

Lavoro per una ditta che produce sensori che vengono utilizzati (tra l'altro) nell'industria bio-farmaceutica: produzione di vaccini, produzione di medicamenti, produzione a scopo di ricerca di virus e batteri.

In un ambito del genere è essenziale poter sterilizzare il sensore, in modo da non contaminare i prodotti quando si cambia processo. Una volta i sensori li si bollivano. Con il passare degli anni le esigenze in fatto di igiene sono diventate sempre piú severe. Oggi la sterilizzazione consiste in un bagno di vapore a 140 °C e 3.7 bar di sovrapressione durante mezz'ora.

Ovviamente l'elettronica non gradisce questo tipo di condizioni ambientali, quindi il sensore deve essere ermetico (e vi garantisco che non è facile!). Per testare la tenuta delle giunture ho costruito delle piccole schedine che montano un sensore di umidità e ho scritto un po' di software per leggere questi sensori.

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