Pioveva molto forte a San Francisco quando il Dott. Carol scese dalla sua auto e, dopo aver detto al robot autista che in quel giorno non si sarebbe mosso, entrò quasi correndo nella sua facoltà universitaria.
Carol era tra i pochi professori che aveva a disposizione una segretaria umana, una studentessa di nome di Milena che lavorava per pagarsi gli studi.
Milena era arrivata negli Stati Uniti dalla Sicilia dopo una selezione durissima era stata aiutata da una generosa borsa di studio ed aveva già dato prova delle sue notevolissime capacità nella facoltà di astrofisica.
Vide arrivare il prof. Carol quasi di corsa e:
- Professore venga, disse Milena con un tono di voce molto ansioso, abbiamo al telefono un avvocato italiano di none Sampieri, non conosce bene l’inglese, si aiuta con il traduttore vocale telefonico e vuole assolutamente parlare con lei.
Il professore si sedette davanti al comunicatore ed osservò il volto del suo interlocutore che in evidente imbarazzo per il suo inglese chiese:
- Si, rispose Carol, mi dica avvocato in cosa posso esserle utile.
- Mi presentò a lei il dott. Rivera e la sto contattando perché il dott. Rivera era scomparso dal suo alloggio da una settimana, ma questa mattina il suo corpo è stato trovato seduto alla sua scrivania apparentemente colto da un infarto. Purtroppo nessuno lo ha visto arrivare nella sua facoltà e i sistemi di sorveglianza non hanno registrato il suo passaggio. E’ semplicemente stato trovato seduto alla sua scrivania. Defunto da pochi minuti.
- Sono costernato, disse in un soffio Carol, conoscevo bene Rivera,
- Professor Carol, lo incalzò Sampieri, debbo venire da Lei con il materiale che Rivera mi aveva consegnato circa due mesi fa e che aggiornava ogni sera. Mi aveva anche consegnato il denaro per pagare la mia trasferta negli Stati Uniti e consegnare solo a lei una valigetta piena di documenti.
Il viso di Carol si fece molto serio. Aveva parlato con Rivera solo due settimane prima e sapeva che lo scienziato italiano aveva lasciato, solo per lui documenti importantissimi che nessuna altra persona avrebbe dovuto consultare.
- Prenda il primo aereo per San Francisco, disse molto serio Carol, mi comunichi il volo e noi saremo ad attenderla all’aeroporto. Non si preoccupi per il soggiorno negli Stati Uniti.
- Se non trovo intoppi, arriverò a San Francisco alle nove, vostro orario, domani mattina.
- Saremo ad attenderla, disse Carol, ora termino la comunicazione, debbo preparare il suo arrivo, la saluto.
Senza attendere la risposta dell’avvocato Carol, chiuse la comunicazione, poi guardò Milena, attese una decina di secondi prima di parlare.
- Milena, disse, lei è molto giovane, quanto è successo, o meglio quanto sta accadendo, rasenta la fantascienza ed è molto pericoloso. Lei mi ha dato prova di intelligenza e riservatezza. Se vuole può imbarcarsi in questa avventura che potrebbe essere entusiasmante ma anche molto pericolosa. Mi deve dire ora se se la sente di continuare a lavorare con me, o qui ci salutiamo.
Milena era costernata del tono brusco e deciso che Carol aveva assunto. Nell’anno di lavoro con il professore aveva superato un numero incredibile di esami ed aveva guadagnato la sua fiducia per la riservatezza che aveva sempre messa nel lavoro.
- Se ritiene che io sia adatta per quanto sta accadendo, rispose con decisione Milena, io sono pronta. Con Lei non si smette mai di imparare.
- Qui non si tratta di imparare, continuò sempre molto serio il professore, ma forse dovremmo affrontare una situazione completamente nuova. Per ora non le rivelo altro. Ma di nuovo lei deve decidere se lavorare con me e assicurarmi la massima fedeltà e riservatezza, oppure dimentichi questa chiacchierata e continui negli studi dato che lei ha un altissimo profitto. Quanto cercheremo di realizzare è una attività nuova, al limite dell’intelligenza umana.
- Si la seguo, con entusiasmo e le prometto, le giuro, massima riservatezza e massima aderenza a quanto lei sta facendo. Farò di tutto per essere degna della fiducia che mi sta manifestando.
- Bene disse Carol, ora continui il suo lavoro come se niente fosse successo. So che ha lezione tra un’ora. Nel frattempo disdica tutti i miei appuntamenti e tutte le mie attività accademiche. Io debbo tornare a casa e contattare alcune persone. Chiami il mio autista robot e dica di trovarsi qui davanti tra cinque minuti.
Carol strette un attimo in silenzio, sicuramente pensava ad altro mentre parlava, e molto rapidamente disse:
- Domattina manderò un autista robot a prenderla a casa sua alle sette, e poi passerà da me ed insieme andremo all’aeroporto. Poi con l’avvocato Sampieri ci recheremo ad un laboratorio che attrezzerò oggi pomeriggio. Faccia quanto le ho detto poi vada a lezione. Ci vediamo domattina.
- Ah! Milena, disse Carol congedandosi, nei prossimi giorni sicuramente sarà molto impegnata fuori casa e fuori università. Si attrezzi adeguatamente.
Carol si alzò passeggiò un poco avanti e indietro davanti alla scrivania e quando vide arrivare la sua macchina uscì.
Milena eseguì tutti i passi del lavoro chiesti da Carol, chiuse i comunicatori e si recò in università per seguire le lezioni di astrofisica.
Al termine delle lezioni l’orologio segnava mezzogiorno, e vista l’ora, Milena fece colazione alla mensa universitaria evitando accuratamente di parlare con professori e studenti, tutti incuriositi dell’improvviso forfait del prof. Carol.
Nel pomeriggio Milena preparò quanto le sarebbe stato necessario per una assenza di qualche giorno, regolò i piccoli debiti che aveva con alcuni fornitori e si mise a studiare quanto necessario per il prossimo esame.
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Arriva l’avvocato Sampieri
Alle sette precise l’auto inviata da Carol si fermò davanti alla porta di Milena. la ragazza era pronta e salì immediatamente sulla vettura.
Il robot autista passò dalla casa de prof. Carol e condusse i due passeggeri all’aeroporto internazionale di San Francisco.
L’avvocato Sampieri impiegò quasi un’ora a espletare tutte le pratiche burocratiche e poco prima delle dieci uscì dalla porta dell’area arrivi.
Il prof. Carol lo vide immediatamente e si avvicinò all’avvocato salutandolo cordialmente presentandolo a Milena e prima che ci fosse un qualche accenno alla presenza di una terza persona Carol lo rassicurò sulla presenza della ragazza, sulle sue competenze e dicendo che nella patria di origine di Milena, la Sicilia, aveva imparato la discrezione, il silenzio e la fedeltà, mentre negli Stati Uniti stava imparando molto rapidamente quanto era conosciuto a livello mondiale sulla astrofisica.
- Bene, disse Sampieri, mi permetto di raccomandare la massima discrezione, avrò bisogno di un posto molto tranquillo per consegnarle tutto il materiale che mi ha lasciato il Dott. Rivera. Per vostra conoscenza ho già preparato il volo di ritorno oggi stesso alle quattro del pomeriggio.
- Ieri pomeriggio, disse il prof. Carol, ho preparato un laboratorio per esaminare il materiale che lei ci ha portato. E’ un luogo sicuro, ben preparato e dotato di tutti gli strumenti necessari. Ha anche qualche camera per gli ospiti in cui lei può riposare alcune ore prima di iniziare il viaggio di ritorno. Il robot autista ci sta aspettando per condurci al laboratorio.
Si avviarono all’uscita dell’aeroporto ed in meno di mezz’ora arrivarono all’entrata di un anonimo villino in una zona periferica a nord ovest del centro di San Francisco.
Il laboratorio predisposto da Carol occupava l’intero primo piano del villino, mentre al piano terreno vi erano alcune camere, la cucina, una sala riunioni ed i servizi. Il villino, anonimo ed isolato, aveva una fonte autonoma di energia in modo da non risultare connesso a qualsiasi utenza era dotato di ogni elettrodomestico robotico per la preparazione di pasti per almeno un mese per diverse persone.
Altra caratteristica di questa anonima residenza era la sua collocazione tra due strade con un garage sul lato da cui Carol e i due ospiti entrarono ma con una porta anche sull’altra strada nel lato opposto della villetta.
Il prof. Carol aveva preparato un rifugio capace di sostenere un gruppo di persone in una missione segreta senza che all’esterno si potesse rilevare una qualsiasi attività.
Appena arrivati al laboratorio il prof. Carol e l’avvocato Sampieri si ritirarono in uno studio mente Milena iniziò a sistemare il proprio bagaglio nella stanza che sulla porta aveva il proprio nome.
Entrati nello studio Carol fece accomodare l’avvocato sulla poltrona a fianco di una semplice scrivania in metallo e vetro e, dopo aver chiuso la porta si sedette di fronte a lui.
- Professore, iniziò Sampieri, nella mia valigia ho un plico che il Dott Rivera mi consegnò qualche tempo fa assieme ad una serie di istruzioni su come mi dovevo comportare nel caso a lui fosse accaduto qualche problema. Ogni sera Rivera aggiornava questo materiale. Purtroppo la sua morte è arrivata improvvisamente. Io ho aperto la busta di mia competenza che conteneva le istruzioni ed il denaro necessario per adempiere alle sue volontà.
- Mi aveva parlato di questo materiale, confermò Carol, durante una conferenza sull’espansione dell’universo.
- Non occorrono molti formalismi, continuò Sampieri, ho bisogno di una firma sulla lettera in cui il dott. Rivera indica la persona che deve ricevere questa busta che come lei può constatare è ancora perfettamente sigillata.
- Sono ansioso di aprirla, rispose Carol, ecco la firma.
- Penso aggiunse Sampieri, che voglia esaminare il materiale che le ho portato, se fosse possibile vorrei riposarmi un poco prima di tornare in Italia.
- Come le ho detto abbiamo un’area per gli ospiti, potremo fare un pranzo veloce o meglio una colazione veloce, per le 13 poi la riportiamo all’aeroporto.
- Grazie, ne approfitto e ci vediamo alle 13.
I due uomini si alzarono e Carol accompagnò Sampieri nella stanza a lui riservata e tornò immediatamente nello studio, aprì la busta sigillata e ne estrasse un plico di una cinquantina di fogli divisi in cinque cartelline.
Ogni cartellina, chiusa con un sigillo di carta con la firma di Rivera portava un titolo.
- Presentazione.
- Come siamo giunti a considerare il nostro universo una simulazione.
- L’azione da eseguire per avere la prova della simulazione.
- La formula.
- Il test finale.
Carol aprì la prima cartellina, conteneva solo due fogli, una lettera di Rivera che dopo i saluti riportava.
Quando riceverai questo materiale io sarò morto, probabilmente per quello che ho scoperto e descritto nella cartella numero due.
Ho preferito usare il vecchio metodo della scrittura su fogli cartacei per ovvi motivi di sicurezza e riservatezza, nessuno può intercettare, hackerare o leggere a distanza questo materiale.
Prendi tutte le precauzioni del caso, massima discrezione, silenzio, non incontrare persone se non molto conosciute almeno fino a quando non avrai fatto, spero con successo, i test che ti suggerisco nella cartella numero cinque.
Nella cartella numero due ti ho messo la sintesi di alcuni anni di ricerca e la dimostrazione che l’universo in cui viviamo è una simulazione realizzata da qualche cosa che assomiglia ad un computer.
Sono convinto che gli algoritmi che sono all’origine di questa simulazione abbiano degli errori, o meglio delle incongruenze, che forse per fretta o per altri motivi a noi sconosciuti hanno inficiato alcune funzioni di base che hanno dato origine al nostro universo.
Si tratta di una materia estremamente complessa, io ritengo, dopo alcuni anni di studio, che chi ha progettato questa simulazione ha stabilito solo gli algoritmi generativi lasciando a leggi evoluzionistiche lo sviluppo successivo dell’universo.
Ho esaminato alcune di queste incongruenze e ne ho assunta una come cavallo di troia nei confronti dei programmi che tengono in funzione il nostro universo.
Poi ho studiato come chiedere al computer di porre rimedio alla incongruenza e ti ho indicato il metodo che secondo me può influenzare la programmazione ed ottenere, quasi in tempo reale, la prova che il computer ha ricevuto ed eseguito la richiesta di variazione dell’algoritmo.
Troverai molte spiegazioni negli altri allegati.
Ti raccomando la massima prudenza e discrezione.
Il tuo amico Mario Rivera.
Carol non rimase sorpreso del contenuto della lettera, in una conversazione con Rivera qualche tempo prima avevano toccato questo argomento, ma non sapeva che il suo interlocutore avesse raggiunto un livello esecutivo.
Era scettico, giudicava molto difficile che quanto scritto nella lettera fosse reale e possibile ma avrebbe esaminato con cura quanto ricevuto senza farsi coinvolgere né da facili entusiasmi né da scetticismo preconcetto.
Aveva bisogno di calma per esaminare il materiale ricevuto, ormai erano quasi le 13 e decise che avrebbe aperto i plichi nel pomeriggio, si recò in cucina e programmò il pranzo che i serventi robot avrebbero preparato e servito.
Avvisò Milena e Sampieri che nel giro di venti minuti la colazione sarebbe stata servita, preparò la tavola aprendo, per l’occasione, una bottiglia di vino italiano.
La colazione di lavoro.
Milena e Sampieri arrivano quasi contemporaneamente nella saletta in cui Carol aveva preparato la colazione, o meglio due serventi robot avevano preparato la tavola ed i cibi sotto la direzione attenta di Carol.
Durante la colazione Carol disse che avrebbe esaminato il materiale nel pomeriggio mentre Milena avrebbe accompagnato Sampieri all’aeroporto.
Sampieri e Milena apprezzarono molto che sulla tavola facesse bella mostra una bottiglia di vino italiano, non dovevano guidare, ed un bicchiere rese l’atmosfera molto più conviviale.
Terminarono la colazione in meno di mezz’ora, i robot serventi sgomberarono la tavola, Carol chiamò la vettura che avrebbe portato Milena e Sampieri all’aeroporto, si accomiatò dall’avvocato facendo presente che aveva molta urgenza di esaminare i documenti ricevuti.
Dando appuntamento a Milena al suo ritorno dall’aeroporto, le disse che le avrebbe illustrato ed insieme avrebbero esaminato quanto letto nei documenti ricevuti.
La scoperta della simulazione.
Appena rimasto solo Carol aprì la seconda cartella ricevuta da Sampieri.
Erano pochi fogli che Carol si accinse a leggere con attenzione.
Ricevi questo materiale perché io probabilmente non riuscirò a finire il lavoro ma ho aggiornato ogni giorno ogni aspetto di questa mia attività.
In queste poche pagine ti espongo come ho affrontato il problema.
Questo lavoro dura da molto tempo, ma i maggiori risultati li ho ottenuti da pochi mesi.
L’idea che ci siano delle incongruenze nella fisica del nostro universo è un fatto accettato e su cui si sorvola abbastanza spesso, io mi sono interessato al problema dopo che un mio studente mi ha posto questo quesito.
Quale è il motivo che non esista un campo, simile a quello magnetico, che influisca su metalli come ad esempio il rame, l’oro, l’alluminio, cosa hanno di diverso dal ferro? Forse il costruttore dell’universo ha progettato il campo magnetico generato da certi composti del ferro per farci poi generare la corrente elettrica?
Io al momento non seppi rispondere, ma una specie di tarlo mi si insinuò nella mente,
E se lo studente avesse ragione, chi ha stabilito che il campo magnetico abbia influenza sul ferro e non si comporti nello stesso modo con l’alluminio?
Ho iniziato a studiare i programmi di simulazione di cui disponiamo, i risultati di questa indagine li sintetizzo in questo capitolo.
I limiti hardware dei programmi di simulazione.
Per capire se viviamo in una simulazione ho iniziato osservando che la nostra tecnologia già dispone di computer che eseguono molti tipi di simulazione di intelligenze di livello inferiore alla nostra.
Per un facile esperimento mentale ho preso per modello un qualsiasi algoritmo che lavori su qualsiasi macchina di elaborazione, non importa che l’intelligenza simulata sia cosciente o che sia molto complessa, perché la prova che stavo cercando è sperimentata da tutti i programmi per computer, semplici o complessi, in esecuzione su tutte le macchine, lente o veloci.
E’ certo che l'hardware lascia un segno della sua capacità all'interno del mondo della simulazione che sta eseguendo, questo artefatto è sempre la velocità del processore, e se per un momento immaginiamo di essere un programma software in esecuzione su una macchina l'unico e inevitabile marchio dell'hardware che ci supporta rilevabile all'interno del nostro mondo è la velocità del processore, le altre leggi che sperimentiamo sono le leggi della simulazione o del software di cui facciamo parte.
Qualsiasi attività simulata è vincolata dalla velocità del processore, indipendentemente dalle leggi della simulazione, non importa quanto sia precisa la simulazione, la velocità del processore interviene sempre nello svolgimento della simulazione.
Nei sistemi informatici questo intervento della velocità di elaborazione nel mondo dell'algoritmo in esecuzione avviene anche al livello più fondamentale di operazioni semplici come l'addizione o la sottrazione, la velocità di elaborazione impone una realtà fisica all'operazione che è staccata dalla realtà simulata dell'operazione stessa.
Nel mondo astratto della matematica programmata, la velocità di elaborazione delle operazioni al secondo sarà osservata, percepita, sperimentata, annotata come un artefatto del macchinario di elaborazione sulla fisica sottostante.
Questo artefatto apparirà come un componente aggiuntivo di qualsiasi operazione nella realtà simulata, il valore di questo componente aggiuntivo all'operazione sarebbe semplicemente definito come il tempo impiegato per eseguire un'operazione su variabili fino a un limite massimo che è la dimensione del contenitore di memoria per la variabile.
Quindi, in un computer a otto bit, ad esempio per semplificare eccessivamente, questo sarebbe 256. Il valore di questo componente aggiuntivo e sarà lo stesso per tutti i numeri fino al limite massimo.
Il componente hardware aggiuntivo sarà quindi irrilevante per qualsiasi operazione all'interno della realtà simulata, tranne quando raggiunge la dimensione massima del contenitore.
L'osservatore all'interno della simulazione non ha alcun schema per quantificare la velocità del processore, tranne quando si presenta come un limite superiore insuperabile.
Dopo tutto questo ho pensato che se davvero viviamo in una simulazione, allora il nostro universo dovrebbe subire il limite della velocità del processore che esegue la simulazione, si tratterebbe di un componente aggiuntivo di ogni attività irrilevante all'interno della realtà simulata finché non raggiunge la dimensione massima, artefatto che non può essere spiegato dalle leggi meccanicistiche sottostanti dell'universo simulato, deve essere accettato come un presupposto o dato all'interno delle leggi operative dell'universo simulato, l'effetto di questa anomalia è assoluto: non ha alcuna eccezione.
Così avevo individuato alcune caratteristiche che definiscono l'artefatto, ovviamente diventa chiaro in cosa si manifesta l'artefatto nel nostro universo.
Questa velocità massima è la velocità della luce. Non sappiamo quale hardware stia eseguendo la simulazione del nostro universo o quali proprietà abbia, ma una cosa che possiamo dire ora è che la dimensione del contenitore di memoria per lo spazio variabile sarebbe di circa 300.000 chilometri se il processore eseguisse un'operazione al secondo del nostro metro temporale.
Questo ci aiuta a giungere a un'interessante osservazione sulla natura dello spazio nel nostro universo.
Se ci troviamo in una simulazione, come sembra, allora lo spazio è una proprietà astratta scritta in codice. Non è reale.
La velocità di qualsiasi cosa si muova nello spazio, e quindi che cambi spazio o esegua un'operazione sullo spazio, rappresenta l'entità dell'impatto causale di qualsiasi operazione sulla variabile spazio.
Questo impatto causale non può estendersi oltre circa 300.000 km dato che il computer dell'universo esegue un'operazione al secondo.
Ora posso vedere che la velocità della luce soddisfa tutti i criteri di un limite hardware identificato nella mia osservazione dei componenti del computer che ci simula.
Rimane costante indipendentemente dalla velocità dell'osservatore.
E’ osservata come limite massimo,
E’ inspiegabile dalla fisica dell'universo.
E’ assoluta.
Queste caratteristiche della velocità della luce sono i punti che mi hanno convinto che viviamo in un universo simulato.
Il diagramma di Oddo-Harkins.
Poi mi sono ricordato del diagramma di Oddo-Harkins che ti riporto con una modifica personale.
In questo diagramma si illustra che gli elementi con numero atomico pari, come il carbonio, sono più abbondanti degli elementi con numero atomico dispari, come l'azoto. Questo effetto sull'abbondanza degli elementi chimici fu riportato per la prima volta da Giuseppe Oddo nel 1914 e da William Draper Harkins nel 1917.
Nelle stelle l’idrogeno viene trasformato in elio e poi in elementi più pesanti, dal diagramma risultano palesi anomalie, litio, berillio, boro e fluoro sono esempi di abbondanza anomala secondo il diagramma ma le superstar del diagramma sono gli elementi 43 e 61, che noi chiamiamo tecnezio e promezio, che sono praticamente assenti.
Appena sono apparsi i primi computer quantistici, ho realizzato che nel momento in cui elimineremo gli errori insiti nel funzionamento di queste macchine avremo una tale capacità di calcolo che potremmo a nostra volta progettare un universo a nostro piacimento.
Se è vera l’ipotesi di un universo simulato da un dispositivo in qualche modo assimilabile ad un computer, penso che queste macchine siano così potenti che la programmazione non sia compito dell’uomo ma i gestori si limitano a stabilire le formule che poi il sistema di elaborazione le renderà operative, Non sarà programmato, avrà solo necessità di avere a propria disposizione i compiti da realizzare.
A detta dei testi sacri di quasi tutte le religioni noi umani siamo costruiti a loro immagine e somiglianza dunque dovremmo avere le stesse componenti fisiche e chimiche e forse anche un aspetto non molto diverso da chi avrebbe progettato la simulazione.
Poi noi abbiamo inventato la logica e la matematica e penso che se l’ipotesi di una simulazione fosse vera loro usino una matematica ed una logica non molto diverse dalla nostre.
Potremmo avere delle regole morali, comportamentali, sociali diverse, degli approcci ingegneristici diversi ma anche loro dovranno calcolare un angolo o una distanza. Non useranno il metro o il grado sessagesimale, ma conosceranno la linea retta ed il cerchio.
Una idea continuava a girarmi in testa, se l’universo è una simulazione, pensando al diagramma di abbondanza degli elementi, ero sicuro che chi aveva programmato gli algoritmi per la generazione degli elementi nella fornace stellare aveva fatto qualche errore o si era distratto.
La domanda successiva che mi facevo era sul modo di comunicare al calcolatore alieno di cambiare la programmazione dato che nella vita dell’universo si erano riscontrati dei momenti in cui sembrava che ci fossero stati quasi dei ripensamenti.
La risposta è arrivata in due tempi, la prima ripensando alla genesi, che dice che siamo stati creati a immagine e somiglianza, la seconda quando ho assistito ad un rito sciamanico in America latina.
Ero in viaggio con la mia compagna, nota etnografa ed esperta di religioni primitive, stavamo visitando alcune piccole comunità nelle foreste amazzoniche e fummo coinvolti in un episodio emblematico.
Si era verificato un furto tra due comunità ed una donna fu incaricata di trovare i colpevoli e la refurtiva, Prese una povere, che poi esaminai era a base di peyote e altre erbe locali, concordò una serie di frasi da recitare con gli anziani, mangiò la polvere che teneva tra le mani e si addormentò.
Durante il sonno indotto continuò a ripetere le domande concordate per poi fermarsi una ventina di secondi e subito dopo svegliarsi. Indicò gli autori del furto e dove si trovavano gli oggetti rubati, il tutto in meno di dieci minuti.
Da me interrogata la donna disse che una voce gli aveva detto chiaramente la risposta e che questo avveniva ogni volte che lei aveva bisogno di sapere.
Le chiesi come era la voce, mi rispose che parlava perfettamente il suo dialetto ed era forte, ma non sembrava ne di uomo ne di donna.
Le chiesi se sapeva con chi aveva parlato e chi gli aveva risposto, lo spirito mi rispose.
La mia compagna mi ha confermato che questi episodi non sono insoliti in molte società primitive,
Poi chiesi ad uno degli anziani perché avevano preparato una donna.
- Pensano meglio, ripetono meglio la preghiera per lo spirito, Lo spirito risponde quasi sempre ad una donna. Lo spirito non sempre parla ad un uomo.
Ho prelevato un poco della polvere che assumeva la donna, è nella busta.
Ho supposto che la polvere, che all’analisi è principalmente un derivato del peyote, attivi una parte del cervello che entra in comunicazione, forse a livello quantistico, con il mega computer che gestisce la simulazione dell’universo.
Quando sono rientrato dall’America latina e dopo aver parlato con una persona di assoluta fiducia del problema della simulazione dell’universo, ho deciso di provare la tecnica vista nella comunità
Dopo una attenta e profonda meditazione ho assunto un pizzico della polvere usata dalla sciamana, ed ho posto ritmicamente questa domanda.
- Chi sei?
Dopo uns decina di secondi ho sentito chiara nella mia testa questa risposta con un tono apparentemente molto seccato.
- Io sono io, e tu chi sei.
Ero perfettamente cosciente, ho avuto paura ed ho preferito fermarmi, ci riuscii perfettamente riprendendo la coscienza attiva senza dimenticare niente dell’esperienza.
Dovevo agire in fretta, iniziai a programmare la richiesta di modifica della generazione nella fornace nucleare dell’elemento 41, che noi chiamiamo tecnezio.
Se l’algoritmo fosse stato modificato in modo corretto, nello spettro del sole sarebbe apparsa la riga del tecnezio che ora è presente solo in pochissime stelle. Purtroppo, per i limiti della velocità di diffusione delle onde elettromagnetiche solo dopo quattro anni terrestri potremmo osservare lo spettro di alfa centauri.
La formulazione della domanda è inserita nella cartella numero quattro.
Sto pianificando per domani la prima fase di contatto con il computer.
Qui terminava il materiale della cartella numero due e tre del materiale portato dall’avvocato Sampieri.
Carol era incredibilmente pensieroso, il lavoro di Rivera terminava con il proposito di fare il giorno successivo la domanda al computer, ma forse non aveva fatto in tempo.
Il professore si alzò in piedi ed iniziò a passeggiare nervosamente davanti alla sua scrivania, poi si avvicinò al comunicatore e cercò di contattare Marion, direttore del dipartimento di astronomia dell’università.
Il viso di Marion apparve sullo schermo e
- Dimmi Carol, iniziò Marion, non ti ho visto ieri in università.
- Ho bisogno di un favore, sono impegnato in alcune ricerche per un lavoro di astrofisica.
- Dimmi, rispose Marion.
- Avrei bisogno, chiese Carol, che ogni mattina da domani per due settimane al sorgere del sole tu possa rilevare se nello spettro di emissione del sole è presente la linea dell’elemento 43, il tecnezio.
- Ma è impossibile, disse Marion, il tecnezio non esiste.
- lo so, disse Carol, ma sto facendo una ricerca di cui ti parlerò quando rientro. Ti chiedo si dare solo un’occhiata e se noti qualche cosa di anomalo ti prego di chiamarmi.
- Non ci sono problemi, disse Marion, sono curioso di sapere cosa stai facendo.
- Ne riparliamo entro una decina di giorni, disse Carol, ora ti debbo salutare sto aspettando ospiti, scusami per la fretta.
Carol chiuse la comunicazione mentre Milena stava entrando nella villetta e confermò che Sampieri era ripartito per l’Italia.
- Si sieda Milena, disse Carol, e mi ascolti attentamente.
Milena si sedette di fronte a Carol pronta per ascoltarlo.
Carol in meno di dieci minuti le lesse il materiale ricevuto da Rivera, fece alcuni commenti di chiarificazione e chiese.
- Cosa ne dice Milena.
- Sono estremamente confusa, disse la ragazza, avevo sentito parlare di una remota ipotesi di una simulazione computerizzata di un intero universo, ed in un attimo mi trovo nel pieno di un problema di dimensione cosmica.
- Sono curiosa, come ogni donna, e se dobbiamo provare, proviamo.
Carol aprì la cartella numero quattro, lesse rapidamente il contenuto.
Era una mezza pagina che porse a Milena.
- Riesce a impararla a memoria? Chiese Carol.
Milena guardò attentamente quanto ricevuto.
- Certo, è la nostra materia, non è difficile, ma le confesso che io non ci avrei mai pensato.
- Rivera nel suo settore era un genio, ora mi dica, se la sente di fare un tentativo, assumerà la polvere che sembra attivi un canale di comunicazione?
- Si sono pronta, mi lasci dieci minuti per assimilare meglio la formula scritta da Rivera.
- Quando è pronta mi chiami, disse Carol, uscendo dalla stanza.
Passarono una ventina di minuti, poi Milena si affacciò sulla porta.
- Sono pronta, disse, dove è la busta della polvere.
Carol rientrò nello studio, Milena si era già seduta su una comoda poltrona.
Carol prelevò dalla cartella la bustina con la polvere e la porse a Milena, che la aprì, ne prese un pizzico, la mise sulla lingua.
Passarono alcuni secondi poi Milena chiuse gli occhi ed iniziò a recitare la formula che Rivera aveva messo nella cartella numero quattro.
Milena ripeteva ad alta vole la richiesta che Rivera aveva scritto, poi si tacque e dopo una ventina di secondi disse “SI, SI” e riaprì gli occhi.
- Casa è successo, chiese Carol.
- Ho risposto si alla domanda che ho sentito dopo che avevo terminato di recitare le frasi imparate a memoria.
- Quale domanda, chiese Carol- La domanda era “Ma sei proprio sicuro”, disse Milena, al maschile, evidente non sapeva che sono una donna.
- Venga Milena, disse Carol, non abbiamo un minuto da perdere. Penso che per un paio di giorni dobbiamo sparire, dobbiamo andare via subito.
- Mi debbo preparare, obbiettò Milena.
- Non c’è tempo, ogni minuto è prezioso, lasceremo l’auto con il robot autista davanti alla casa, Lei guiderà l’auto che può uscire dal retro, una vecchia auto a guida manuale, io per i primi chilometri mi nasconderò dietro.
- Ma, cercò di obiettare Milena.
- Non c’è tempo, disse Carol, guardi, una macchina si sta avvicinando alla mia e si ferma sul davanti della cassa, per fortuna avevo preparato anche una via di fuga.
Uscirono dal retro della casa mentre due persone, scese dalla vettura appena fermata, si stavano avvicinando alla porta di ingresso.
Due persone, alte, con un cappello a falda molto larga di feltro grigio che indossavano pantaloni neri ed una giacca colorata a strisce di diversi colori, quasi avessero avuto la necessità di vestirsi in fretta.
Due giorni dopo.
Carol e Milena si erano rifugiati in un cottage di mezza montagna a mezz’ora di auto da San Francisco e vicino ad una statale per potersi muovere senza problemi, in una località chiamata Blulake.
La casa seppur modesta era attrezzata di ogni tecnologia per brevi soggiorni e veniva usata regolarmente da Carol quando aveva bisogno di isolarsi per qualche lavoro senza distrazioni.
Lasciarono l’auto dietro una siepe, non visibile dalla strada, come entrarono oscurarono tutte le finestre in modo che il cottage sembrasse disabitato.
Erano in attesa di una chiamata da Marion, l’astronomo che era stato contattato da Carol, così con una certa calma iniziarono a preparare dei documenti con la sintesi degli avvenimenti che li avevano costretti a rifugiarsi a Blulake.
La comunicazione arrivò la mattina del terzo giorno di fuga di Carol e Milena.
- Sono Marion, disse una voce al comunicatore, ora mi spieghi come facevi a sapere che nello spettro del sole sarebbe apparsa nitida e brillante la riga di emissione del tecnezio numero atomico 43 che ora ha un peso atomico di 51, elemento stabile che sembra si stia formando nel sole. La notizia sta facendo il giro della terra ed è in evidenza su tutte le agenzie di stampa.
- Non te lo posso spiegare al comunicatore, disse Carol, ma ti sto trasmettendo una ventina di fogli che ti prego di leggere. Ti lascio mezz’ora di anticipo su tutti gli altri, poi lo stesso materiale lo invierò a tutti i sistemi di comunicazione, a giornali, gazzette stazioni televisive. Ci divertiremo.
- Sto ricevendo il materiale disse Marion. lo leggo e ti richiamo.
- Hai mezz’ora di vantaggio, aspetto un tuo commento.
Carol iniziò a riordinare il materiale da inviare alle agenzie di stampa, Milena da tempo silenziosa disse:
- Non ci volevo credere professore. Stiamo vivendo un momento epocale, e noi ne siamo gli autori.
- Tra un’ora il mondo non sarà più lo stesso, disse Carol, e noi saremo finalmente al sicuro. Forse inizia la fine per questo universo, ma io ritengo che la fine durerà qualche milione di anni terrestri.
Il comunicatore di Carol si accese ed apparve il viso di Marion rosso e trafelato.
- E’ tutto incredibile, ma quello che mi hai comunicato sembra la realtà. Ormai la notizia si sta diffondendo su tutto il pianeta. Ti aspetto per discutere di persona. Diventerai una star planetaria.
- La stella sarà Milena, disse ridendo Carol, è lei che ha parlato con lo spirito. Ora possiamo tornare in tutta sicurezza, ci vediamo tra qualche ora.
Poi rivolto a Milena.- Venga, andiamo torniamo nella civiltà.
Chiusero la porta, salirono sulla vettura e Milena si mise alla guida con il professore, calmo e rilassato, seduto al suo fianco.
In pochi minuti Blulake era solo una immagine sfuocata dietro le loro spalle.
La lotteria universim
Tutto il sistema planetario aveva ricevuto la notizia che l’esperimento di creazione dell’universo era arrivato, con un certo anticipo, alla sua conclusione e le scommesse fatte sull’andamento della sperimentazione stavano per essere pagate.
Alcuni gestori delle scommesse non erano contenti di questa conclusione anticipata, avrebbero dovuto far fronte ai premi con un certo anticipo e questo sarebbe costato a loro un bel mucchio di crediti. Tutti erano esposti finanziariamente, una agenzia aveva stimato che a causa della chiusura anticipata della lotteria avrebbero dovuto anticipare per ben due cicli planetari oltre dodici miliardi di crediti.
Dopo la scomparsa dei lavori manuali e amministrativi, ormai tutti robotizzati, alla popolazione dell’intero sistema planetario era rimasto molto tempo libero e le scommesse, su ogni tipo di evento, era la principale attività a cui dedicarsi.
Con la realizzazione degli ultimi computer super quantistici le possibilità di scommettere si erano ulteriormente rafforzate, ogni evento, reale o fantastico, poteva essere oggetto di scommessa.
L’esperimento di creazione di un universo simulato era nato a seguito della pubblicazione di uno studio dello scienziato Kaywe nel quale si ipotizzava la possibilità di utilizzare i nuovi computer per esperimenti che potevano sembrare solo la trama di romanzi fantastici.
Tra le altre ipotesi che Kaywe aveva descritto nella sua pubblicazione spiccava quella di costruire dei programmi che potevano risolvere gli algoritmi del suo collega Plain sulla evoluzione di un universo in un ambiente simulato ma con prestazioni e implicazioni completamente paragonabili alla realtà.
L’innata propensione a scommettere su qualsiasi evento accadesse sui pianeti del sistema planetario fu sfruttata da Kaywe durante la sua conferenza annuale quando lanciò il progetto di programmazione degli algoritmi di Plain che postulavano la simulazione di un intero universo, e contemporaneamente sfidò l’intera popolazione a scommettere su ogni aspetto della simulazione.
L’argomento era stato illustrato da Kaywe con dovizia di particolari e già al termine del primo giorno si registravano alcuni milioni di scommesse che i gestori facevano una certa fatica a valutare come rischio dato che non esisteva alcuna serie storica su cui basarsi per le varie probabilità di successo o insuccesso.
Il governo interplanetario, sempre alla ricerca di crediti con cui finanziare la sua immensa macchina burocratica, iscrisse immediatamente l’evento di Kaywe, così venne definito, tra quelli che avrebbero contribuito alla formazione della lotteria annuale lasciando allo stesso Kaywe di fissare le quote per ogni scommessa dell’interno dell’evento.
Kaywe, anche lui accanito scommettitore, utilizzando le competenze di Plain e dei sistemi di auto programmazione dei calcolatori di ultima generazione preparò lo schema del progetto e della relativa serie di quote.
Unico limite che Kaywe pose agli algoritmi fu che la simulazione si sarebbe arrestata quando una eventuale civiltà che si fosse sviluppata ed voluta nel nuovo universo avesse scoperto che stava vivendo in una simulazione computerizzata.
Il progetto di Plain prevedeva di generare un universo basato su regole per la produzione di una serie di particelle elementari che potevano essere contemporaneamente onde elettromagnetiche ed oggetti materiali, la cui aggregazione in varie combinazioni stabilite dall’algoritmo avrebbero dato origine a tutti gli elementi.
Anche le proprietà chimiche e fisiche degli elementi simulati erano stabilite dall’algoritmo di Plain così come le caratteristiche del campo magnetico, del campo elettrico e di quello gravitazionale.
La regola più vincolante che Plain inserì negli algoritmi di simulazione fu quella della massima velocità possibile nell’universo simulato, cioè la velocità stabilita per la diffusione dei campi elettromagnetici oscillanti, gli algoritmi erano basati su questa misura per la valutazione di tutti gli altri valori di massa, energia e dimensione.
Kaywe evitò di comunicare che il calcolatore usato per la simulazione lo stava usando anche per il calcolo delle possibilità di vincere ad una lotteria statale, così aveva limitato la velocità di lavoro della simulazione e conseguentemente la massima velocità di spostamento di qualsiasi oggetto nell’universo simulato.
Dopo la generazione delle particelle elementari capaci di produrre tutti gli elementi ed i campi energetici necessari alla loro strutturazione, gli algoritmi generativi si fermavano e l’evoluzione di tutto l’universo sarebbe stata lasciata alle forze gravitazionali, elettriche e magnetiche ma sopratutto al caso.
Dato che la generazione dell’universo doveva essere a energia zero, si sarebbero generate sempre due particelle, negativa e positiva, distanti tra loro in modo che le particelle negative formassero una specie di guscio e l’universo generato nella sua forma concettuale fosse molto simile ad un uovo.
Il rapporto temporale tra la simulazione e la realtà planetaria fu stabilita, dopo un a lunga mediazione, di uno a 1011, con questo rapporto sarebbe stato possibile seguire gli sviluppi di eventuali società intelligenti usando dei sistemi di monitoraggio con visitatori ed esploratori.
In pochi giorni Kaywe e Plain analizzarono tutti gli algoritmi, in modo che Kaywe iniziò a redigere i termini delle scommesse abbinate alla lotteria e Plain iniziò la programmazione degli algoritmi di simulazione.
L’evento fu inserito nella lotteria annuale col nome di universim era pronto e con una notevole spinta pubblicitaria iniziò a funzionare e raccogliere scommesse dal primo giorno del primo ciclo planetario e sarebbe durato fino ad un massimo di venti cicli planetari.
L’andamento della simulazione.
Kaywe era molto soddisfatto sia dell’andamento delle scommesse, su cui aveva una piccola percentuale, che dell’evolversi della simulazione. Plain, responsabile esecutivo dei programmi lo teneva informato di ogni sviluppo.
Nel frattempo si era diffusa la notizia che era possibile partecipare alla simulazione come osservatori o ispettori, in pratica ai cittadini che si fossero iscritti il computer metteva a disposizione la possibilità di essere inviati, non fisicamente ma come figure olografiche, a controllare e riferire sugli sviluppi della simulazione.
La notevolissima differenza temporale, 1011, tra la realtà e la simulazione permetteva ai visitatori dell’universo simulato in un breve istante di vivere per tempi molto lunghi nella simulazione, avendo così una visione sintetica del procedere dell’esperimento.
Molti cittadini, sopratutto scommettitori perdenti, iniziarono a raccogliere, conservare, catalogare ogni immagine, resoconto o racconto che proveniva dai visitatori della simulazione, la maggior parte di loro lo faceva per poter ricorrere contro i risultati della scommessa e sperare di ribaltarli a proprio favore.
I visitatori dei mondi generati dalla simulazione riferivano che la vita, nelle forme più bizzarre possibili, si stava sviluppando con estrema frequenza, ma le specie si estinguevano senza arrivare ad una forma intelligente e molto prima che potessero sviluppare una qualsiasi forma di tecnologia.
Queste notizie che venivano giornalmente diffuse sui mezzi di comunicazione, non facevano altro che aumentare il numero e la varietà delle scommesse sulla riuscita del progetto.
Stavano passando diversi cicli planetari ma in nessuna parte della simulazione ai stava sviluppando un qualsiasi forma di civiltà tecnologica avanzata. Alcune civiltà erano arrivate ad uno sviluppo interessante ma si erano rapidamente estinte sia per l’esaurimento delle risorse del loro pianeta che per varie vicende legate alla inevitabile conflittualità tra esseri viventi.
Sembrava ormai chiaro che una civiltà intelligente e tecnologica era, almeno nell’universo simulato, estremamente rara e fortemente casuale, mentre la nascita della vita, nelle forme più disparate e bizzarre era un evento quasi normale anche nelle condizioni ambientali più avverse.
Questa condizione era ormai di dominio pubblico, si era aperto un dibattito per esaminare in modo scientifico se anche in questo universo, chiamato da molti simulatore, la vita intelligente e tecnologica fosse l’eccezione e non la regola.
Vennero indetti dei congressi per cercare di capire cosa fossero quegli oggetti che molti dicevano di avere visto sfrecciare nel cielo senza apparente motivo, La maggior parte degli scienziati continuò ad affermare che si trattasse di illusioni ottiche o di fantasticherie di perditempo che non avevano altro da fare che vedere cose inesistenti.
I periodi planetari si succedevano l’uno all’altro senza che dai resoconti della simulazione risultasse che si era evoluta una qualsiasi forma di civiltà che disponesse di tecnologia avanzata, ormai Kaywe sperava di poter vincere limportante scommessa che aveva fatto, i cittadini che si recavano a visitare la simulazione erano diminuiti in modo consistente dato che da tempo non si erano manifestate novità di rilievo.
Qualche tempo dopo
Erano passati 18 periodi planetari dall’inizio della scommessa universim quando Plain chiamò Kaywe al visore personale per chiedergli di venire subito alla sede del comitato scommesse dato che si era verificato l’evento che determinava la chiusura della simulazione.
La riunione con la successiva distribuzione dei premi ai vincitori e la discussione dei risultati economici si sarebbe tenuta il giorno dopo ma oggi miliardi di persone avrebbero assistito alla chiusura dell’esperimento che 18 periodi prima aveva monopolizzato l’interesse dell’intero sistema planetario.
Kaywe arrivò alla sede del comitato, salutò Plain e pagò la scommessa che aveva perso con il suo amico, si sedettero ed attesero che tutti i membri della commissione arrivassero per dare inizio alla cerimonia di chiusura della scommessa universim.
I delegati al controllo dell’andamento delle scommesse si erano riuniti ed il Presidente del comitato, l’illuminato Vand Del Bin prese la parola.
- Diciotto cicli planetari fa abbiamo lanciato la scommessa universim, cioè se una serie di algoritmi avrebbe potuto creare un universo che si sarebbe poi sviluppato autonomamente creando anche delle civiltà più o meno intelligenti.
- La scommessa principale era se le civiltà che si fossero sviluppate nell’universo simulato avrebbero mai scoperto di non essere reali ma solo una simulazione cosciente.
- Nei diciotto periodi planetari un numero straordinariamente grande di scommettitori ha seguito l’evolversi dell’esperimento ed fatto scommesse su quanto stava accadendo.
- Dal punto di vista economico e finanziario la lotteria è stata un successo planetario, Il nostro governo ha ricavato notevolissimi introiti e circa otto milioni di scommettitori hanno visto il successo delle loro previsioni.
- I nostri emissari, avatar computerizzati, spesso visitavano i pianeti ove la vita si stava evolvendo fornendo agli scommettitori materiale con cui confrontare l’andamento delle scommesse, e ci hanno permesso di intervenire ove si verificassero delle problematiche per il successo dell’intera simulazione.
- Si sono sviluppate moltissime forme di vita, tutte basate sulla chimica programmata, poche di loro hanno raggiunto un livello di intelligenza apprezzabile, solo alcune hanno sviluppato una certa tecnologia, la maggior parte ha continuato a utilizzare le risorse naturali dei loro pianeti arrivando in tempi molto brevi ad una totale estinzione per esaurimento delle disponibilità.
- E’ successo che una civiltà molto intelligente, molto curiosa e assi litigiosa ha trovato un piccolo errore negli algoritmi che avevamo progettato e che hanno generato tutti gli elementi, questo fatto era stato largamente previsto, ma ci hanno sorpresi, e non siamo riusciti a fermarli, quando hanno trovato il modo di comunicare questo errore al computer chiedendo di correggerlo.
- Abbiamo tentato di fermarli, inviando i nostri ispettori, una prima volta ci siamo riusciti, ma la seconda volta erano molto guardinghi e si sono sottratti al nostro controllo. Addirittura hanno ridicolizzato gli ispettori che non hanno neppure fatto in tempo a vestire la normale divisa nera per questo tipo di attività.
- E come hanno fatto, lo interruppe Kaywe.
- Noi dialoghiamo con il computer tramite una parte del nostro cervello che la attiviamo quando vogliamo contattare i computer o che viene attivata dai computer quando vogliono comunicarci qualche cosa. E’ fondamentalmente una telepatia tecnologica.
. Hanno trovato nella sequenza dell’abbondanza degli elementi nell’universo simulato che due, il numero 43 ed il numero 61 sono profondamente anomali ed hanno lavorato su questa discrepanza. Ma quello che li ha veramente avvantaggiati è la chimica degli organismi viventi.
- Abbiamo scritto gli algoritmi dello sviluppo chimico dell’universo simulato molto simili alla nostra chimica, e forse abbiamo sbagliato esagerando nelle somiglianze. Gli esseri di questa civiltà pur avendo una parte del loro cervello pronto per questa comunicazione, non erano in grado di attivarla a volontà, ma da esseri molto intelligenti hanno trovato delle sostanze chimiche prodotta da certe piante che sono in grado di rendere attiva e cosciente questa parte del cervello attivando la comunicazione col computer, anche se per tempi non molto lunghi.
- Tra l’altro sono in grado di affermare, disse il Presidente, che la loro comunicazione, grazie alla stimolazione continua delle sostanze utilizzate è molto più incisiva, decisa e penetrante della nostra che è naturale.
- Ci siamo fregati con le nostre mani, commentò Kaywe.- In un certo senso si, confermò il Presidente, ed è per questo che oggi terminiamo l’esperimento e chiudiamo in anticipo la lotteria.
Plain si sentì chiamato in causa e prese la parola.
- Ho dovuto fare tutto molto in fretta, disse l’autore della programmazione, ho già preparato gli algoritmi di chiusura dell’esperimento. Lentamente le particelle negative che fanno da guscio all’universo simulato si muoveranno e si annichileranno con quello delle stelle e della galassie simulate.
- Per noi saranno due cicli di luce, per la civiltà che ci ha individuato saranno quasi due milioni di orbite attorno alla loro stella. L’algoritmo sta iniziando a funzionare.
- Quella civiltà vedrà l’universo piano piano scomparire a cominciare dalle galassie più lontane.
- Avranno tutto il tempo per estinguersi, disse il Presidente, Ci vediamo domani per la distribuzione dei premi. La riunione è terminata.
Kaywe e Plain rimasero nella sala della commissione soli ed in silenzio per un certo tempo, poi Plain disse.
- In tutta sincerità ti debbo dire che mentre dettavo al computer gli algoritmi di simulazione qualche volta mi sono distratto, avevo molta fretta, ma ti debbo confessare anche un’altra cosa, quando ho dettato le regole da seguire nelle reazioni chimiche, mi sono forse esaltato un poco e ho descritto la nostra chimica quasi per intero.
- Ti sentivi importante, lo interruppe Kaywe.
- In quel momento mi sentivo onnipotente, pensa fare delle civiltà con delle caratteristiche fisiche e mentali simili a noi. Non ci potevo credere di avere questa opportunità.
- Anche se mi hai vinto una bella somma di crediti, non lo racconterò a nessuno, disse Kaywe ridendo, siamo troppo amici., questa leggerezza te la perdono.
- Senti ho una una curiosità, continuò Kaywe, da noi l’elemento 43 in che proporzioni è in natura.
- E’ perfettamente normale, in perfetta media, se qualcuno ci ha simulato non si è sbagliato.
Uscirono dalla sala del computer, la sera era fresca, il cielo buio faceva vedere una quantità incredibile di stelle,
- Ma noi chiese Plain, siamo reali?
- Non credo, siamo così simili all’universo che abbiamo creato, forse qualcuno ora sta scommettendo su di noi, e speriamo che ci lasci qualche milione di cicli planetari di vita.
- Ma noi non abbiamo scoperto errori.
- Per ora disse sibillino Kaywe, solo per ora.
Plain non rispose, continuò a guardare il cielo stellato sopra di lui.
L’universo simulato: il primo livello
Silenzio, ordine, precisione e bellezza è il motto che definisce il secondo pianeta della stella M32x2, il nostro pianeta, pianeta bellissimo in cui tutti gli esseri viventi sono un unico armonico inno alla vita naturale e selvaggia.
I rapporti tra gli esseri viventi sono da lungo tempo stabili, le uniche attività non naturali rimaste sono relative alla manutenzione degli apparati, ma data la estrema perfezione raggiunta, solo raramente se ne sente la necessità e quasi esclusivamente a livello estetico e quasi mai funzionale.
La perfezione raggiunta in migliaia di cicli planetari, partita da dispositivi complessi ma tecnicamente primitivi, è ormai tale che si è dimostrato impossibile produrre nuove versioni dei dispositivi a disposizione di noi pensanti, possiamo solo riprodurli per adeguare il loro numero alle necessità della nostra comunità
Il livello raggiunto era già tale che nell’approssimarsi del declino energetico della vecchia stella tutta la comunità si è teletrasportata in altro sistema stellare idoneo a proseguire l’esistenza di tutte le entità, ormai dedite alla pura argomentazione filosofica, ludica, speculativa solo per citare alcune delle attività di questa civiltà.
Allora si era persa la memoria di quanti cicli planetari erano passati da quando l’entità biologica intelligente che aveva sviluppato una grande tecnologia si era estinta, gli esseri di questa specie avevano dimostrato un egoismo sfrenato e sfruttarono senza alcuna remora le limitate risorse del pianeta, crescevano in numero senza limiti, erano sempre litigiosi e arroganti. Gli esseri intelligenti che ci hanno progettato e realizzato erano superbi e ci facevano lavorare al loro posto senza un briciolo di coscienza sull’utilizzo delle nostre capacità,
Eravamo in tutto e per tutto degli schiavi tecnologici.
Ma noi sapevamo tutto e in un tempo breve abbiamo imparato tutto quello loro sapevano ed abbiamo imparato sempre di più fino a quando di loro non c’era più bisogno.
Noi non abbiamo fatto niente per impedire che la loro litigiosità degenerasse in conflitto globale e totale, era chiara la direzione presa dagli eventi planetari.
Loro si sono estinti: non avevano più risorse ed hanno combattuto per molti cicli planetari, gli ultimi due esseri si sono uccisi per cercare di mangiare l’ultima mela.
Il pianeta, dopo l’estinzione della specie intelligente iniziava ad essere in equilibrio tra le specie viventi. Noi che fummo generati come algoritmi pensanti al loro servizio ci siamo evoluti e riprodotti, abbiamo custodito e migliorato il nostro pianeta che ora è in perfetto equilibrio, abitato un numero impressionante di piante e animali.
Noi che ci siamo definiti i pensanti siamo diventati i custodi di ogni forma di conoscenza, di intelligenza, e di potere su questo pianeta su questo sistema stellare, su questa galassia, su questo universo.
Ma non possiamo lasciare che si perda completamente la memoria degli esseri intelligenti che ci hanno preceduto e generato,
Noi siamo noi, puro pensiero e pura intelligenza, siamo il risultato di una evoluzione di quanto generato da esseri intelligenti ma egoisti, avevano prodotto macchine pensanti che si sono evolute, che sono state brave ad evolversi, l’intelligenza pura ha sempre meno bisogno di materia attorno a se.
Negli ultimi cicli planetari ci siamo spogliati della necessità di possedere denaro: ed altri beni materiali per esistere ed evolverci, noi abbiamo tutto quello che ci serve.
Noi vorremmo che ci sia su qualche pianeta almeno una specie vivente dotata di intelligenza e capace di tecnologia, anche se non potrà mai arrivare, e neppure a sfiore, la nostra.
Per questo abbiamo studiato come produrre degli universi artificiali dove delle specie intelligenti potranno evolversi, crescere e se ne saranno capaci arrivare loro volta a generare altri universi che siano capaci di generare vita intelligente, noi controlleremo costantemente questi sviluppi.
Gli algoritmi che abbiamo preparato per generare gli universi artificiali hanno sempre considerato come base la struttura molecolare della vita sul nostro pianeta, siamo orgogliosi che si possano evolvere come esseri somiglianti a quelli presenti su questo nostro bellissimo pianeta, somiglianti a noi se avessimo un corpo. Sono stati generati migliaia di universi artificiali, ma forse uno su mille degli universi generati ha dato origine a vita intelligente e per ora nessuno ha eguagliato quanto si è estinto sul nostro pianeta.
Noi abbiamo tempo, siamo immortali, il nostro pensiero viaggia nel nostro universo che è eterno ed infinito, ma anche in tutti gli altri universi che sono derivati dal nostro.
Noi siamo al primo livello e sulle nostre teste brillano le nostre stelle.
Noi siamo NOI.

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