Il professore Rimpol Perai prese la parola per presentare la consueta conferenza scientifica che ogni anno mette un punto fermo su un argomento di interesse mondiale.
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La parola al Professor Rimpol Perai
Anche questo anno abbiamo indetto una conferenza su un tema che abbia coinvolto, nei mesi precedenti, i migliori pensatori di questo mondo, forse di questo universo dato che alcuni scienziati pensano che questo insignificante granello di roccia cosmica sia l’unico pianeta che abbia sviluppato una specie intelligente, tecnologicamente avanzata e forse unica nell’universo.
Alcuni scienziati e pensatori hanno lanciato una sfida per dimostrare che l’universo in cui noi passiamo la nostra esistenza non sia reale, ma una simulazione da parte di un’altra civiltà infinitamente più evoluta della nostra utilizzando dei dispositivi assimilabili ai nostri attuali computer.
Abbiamo allora pensato che il tema di questa nostra conferenza annuale, dopo uno studio attento e aiutati da un gruppo di consulenti, fosse così definito:
Il nostro universo è una simulazione in un computer?
Per la location di questa conferenza abbiamo subito scelto una piccola ma bellissima località della Toscana: Collodi, nota in tutto il mondo per essere la patria di un personaggio universalmente conosciuto ed amato: Pinocchio e del suo autore: Carlo Collodi.
Preparazione della conferenza.
Abbiamo pubblicizzato la conferenza nel mese di novembre e già dai primi riassunti degli interventi proposti ci siamo convinti, non che ce ne fosse bisogno, che il tema era particolarmente sentito in uno strato importante della società scientifica.
A metà febbraio abbiamo chiuso la fase di raccolta degli abstract degli interventi ed abbiamo iniziato ad esaminare il materiale ricevuto, oltre centocinquanta riassunti.
Abbiamo stabilito che solo sei conferenzieri potranno esporre le loro tesi, mentre altri dieci vedranno il loro lavori pubblicati negli atti del convegno, atti che vi sono stati consegnati insieme al gadget di benvenuto.
Durante l’esame del materiale ricevuto abbiamo riscontrato un fatto molto strano.
Il riassunto dell’intervento di una persona che si definiva Michele il Primo che non sembrava di grande interesse aveva un comportamento strano.
Noi mettevamo il materiale di Primo Michele tra quelli fuori dalla conferenza, ma appena volgevamo lo sguardo lo si ritrovava in cima a quelli scelti e anche la lista dei lavori scelti memorizzata sul computer di servizio risultava modificata.
Questo fatto si è verificato ben tre volte, allora noi abbiamo riservato a Primo Michele l’ultimo intervento della conferenza con un tempo limite di dieci minuti.
Abbiamo scelto sei relazioni, oltre a quella di Primo Michele, alcune a favore altre contro l’argomento della conferenza. Chiedo ai conferenzieri di rispettare i tempi in modo che tutti abbiano la possibilità di esprimere con calma il proprio pensiero.
Al termine è prevista una piccola colazione di lavoro in piedi dove potrete scambiarvi le idee sugli argomenti del convegno dato che non abbiamo previsto una tavola rotonda conclusiva. Sicuramente sapete che nel pomeriggio inizia uno sciopero dei mezzi di trasporto locali e nonostante gli studi in atto non è stato ancora inventato un sistema di teletrasporto efficiente.
Ora cedo la parola al primo oratore che arriva dal Brasile, Il prof. Julio Do Santos che ci parlerà della visione scientifica della simulazione di un intero universo.
La visione scientifica.
Buon giorno signori, cercherò si entrare nei tempi che il nostro illustre moderatore mi ha assegnato.
L’idea che il nostro universo possa essere una simulazione è una delle ipotesi più affascinanti della fisica contemporanea.
E’ una visione che si basa sulla possibilità che una civiltà avanzata possa disporre di una potenza di elaborazione e di calcolo tale da essere in grado si simulare interi universi.
Questi universi sarebbero in grado di generare delle civiltà e evolute formate da esseri coscienti che non sospettano inizialmente di essere in una simulazione.
Viene spesso chiamata "ipotesi della simulazione" ed è stata resa popolare dal filosofo Nick Bostrom che nel 2003 presentò il famoso "trilemma della simulazione" di cui penso che si parlerà nella visione filosofica di questa ipotesi.
Secondo la visione scientifica una civiltà avanzata potrebbe avere abbastanza potenza computazionale da simulare interi universi con esseri coscienti al loro interno, proprio come noi creiamo attualmente mondi virtuali nei videogiochi.
In ultima analisi da vero scienziato approccio l'ipotesi della simulazione non come fantascienza ma nemmeno come una verità accettata: la considero una speculazione filosofica fino a quando non troveremo prove concrete. Vediamo come posso valutarla.
Argomenti a favore della simulazione di un universo.
Progresso tecnologico
1. Se una civiltà avanzata avesse computer incredibilmente potenti, potrebbe creare simulazioni dettagliate della realtà, inclusi esseri autocoscienti.
2. Noi stessi stiamo già simulando universi in scala ridotta, come nei super computer che studiano l’evoluzione dell’universo.
Limiti della fisica
▪ Alcuni aspetti della meccanica quantistica suggeriscono che la realtà potrebbe essere "pixelata" come in un videogioco. Ad esempio, la quantizzazione dell'energia e il limite della velocità della luce potrebbero essere vincoli di una simulazione.
▪ L'esperimento della doppia fenditura, in cui le particelle sembrano comportarsi in modo diverso quando vengono osservate, potrebbe essere un indizio di un "rendering su richiesta", come nei videogiochi che calcolano solo le parti visibili della scena.
• Matematica onnipresente
▪ L’universo sembra essere scritto in un codice matematico perfetto, come se fosse il prodotto di un algoritmo. Il fisico Max Tegmark suggerisce che la realtà potrebbe essere una struttura puramente matematica
• Possibilità statistica
▪ Se esistono civiltà avanzate in grado di creare simulazioni e ognuna di esse crea milioni di mondi virtuali, allora è più probabile che noi viviamo in una simulazione piuttosto che nell’universo "originale".
Argomenti contro:
• Mancanza di prove concrete
▪ Non esiste alcuna prova definitiva che confermi che viviamo in una simulazione.
• Complessità computazionale
▪ Anche con tecnologie avanzate, simulare un intero universo con tutti i suoi dettagli potrebbe richiedere più risorse di quante siano disponibili.
• Il problema della regressione infinita
▪ Se il nostro universo è simulato, allora anche il mondo dei nostri creatori potrebbe essere una simulazione, portando a una catena infinita di simulazioni dentro simulazioni.
Possibili verifiche sperimentali:
Ricercare errori di codice nell’universo, come discrepanze nelle costanti fisiche.
Cercare pattern anomali nei raggi cosmici, che potrebbero rivelare limiti artificiali della simulazione.
Studi sulla meccanica quantistica per capire se la realtà si "ricompone" quando non osservata.
Conclusione:
L’ipotesi della simulazione non è dimostrata, ma è affascinante perché mette in discussione la nostra percezione della realtà. Se fosse vera, allora il nostro universo sarebbe una sorta di "videogioco cosmico", con leggi fisiche predefinite da un programmatore ignoto. Se invece fosse falsa, allora abbiamo comunque imparato qualcosa di profondo sul nostro universo e sul valore della realtà che viviamo.
Questa frase sintetizza il mio pensiero:
Al momento, nessun esperimento ha dimostrato che l’universo sia una simulazione, tuttavia, ci sono elementi della fisica che fanno riflettere.
La visione del filosofo
- Grazie Dott. Do Santos della sua relazione, disse il Prof. Rimpol Perai, ora cedo la parola per una visione filosofica del problema della simulazione di un universo al Dott. Muller che arriva dalla Germania.
Muller un uomo giovane alto vestito all’ultima moda, si alzò e raggiunse il palco della
- Ringrazio l’esimio Prof. Rimpol Perai per l’opportunità che mi ha concesso di parlarvi di questo argomento che mi affascina da decenni.
La filosofia dell'universo simulato esplora l'idea che la nostra realtà potrebbe essere il prodotto di una simulazione assimilabile ad una elaborazione computerizzata di un ambiente. E' un’ipotesi affascinante e controversa che suggerisce che la nostra realtà potrebbe essere una simulazione creata da una civiltà avanzata, magari da esseri superiori o persino dai nostri discendenti futuri.
Questa prospettiva solleva questioni profonde sulla natura della realtà, sulla coscienza e sul significato dell'esistenza.
L’Ipotesi della Simulazione di Nick Bostrom
Il filosofo svedese Nick Bostrom ha formulato un famoso argomento probabilistico, noto come trilemma della simulazione, che afferma che almeno una delle seguenti ipotesi deve essere vera:
• Nessuna civiltà avanzata raggiunge la capacità tecnologica di creare simulazioni di coscienze.
• Se una civiltà raggiunge questa capacità, sceglie di non creare simulazioni.
• Se una civiltà avanzata crea simulazioni, allora è molto probabile che noi stessi viviamo in una simulazione.
Se il terzo punto fosse vero, il numero di simulazioni sarebbe enorme rispetto al numero di realtà originali, rendendo molto probabile che tutti noi siamo simulazioni piuttosto che esseri reali.
Scetticismo Cartesiano
L'idea che la nostra percezione possa essere ingannevole risale a Cartesio, che immaginava un genio maligno capace di ingannarci sulla vera natura della realtà. Oggi il genio maligno potrebbe essere sostituito da una super intelligenza o da un elaborato programma informatico.
Prospettiva Metafisica e Idealismo
L'idea che la realtà sia un'illusione o una proiezione non è nuova. Filosofi come Platone, con il Mito della Caverna, e Berkeley, con l'idealismo immaterialista, suggerivano già che la realtà potesse essere un prodotto della mente o di una volontà superiore.
L'ipotesi della simulazione è una versione tecnologica moderna di queste visioni.
Implicazioni Epistemologiche
Se fossimo in una simulazione, potremmo mai scoprirlo? Alcuni scienziati hanno cercato di trovare indizi, come limiti nella fisica, ad esempio, la granularità dello spazio-tempo, che potrebbero indicare la presenza di un "codice" sottostante alla realtà.
Implicazioni per la Coscienza
Se viviamo in una simulazione, la nostra coscienza è anch’essa simulata?
Se la coscienza è indipendente dalla simulazione, potrebbe esistere in un "mondo superiore".
Il materialismo computazionale ci dice che se la coscienza è un calcolo avanzato può emergere anche in una simulazione ben progettata.
Solipsismo digitale: se la simulazione fosse centrata su di noi, esisterebbe solo ciò che percepiamo, come nei videogiochi dove gli ambienti si generano dinamicamente.
Aspetti Etici e Teologici.
Se il nostro universo fosse simulato, chi sarebbe il "programmatore"?
Dio come programmatore: l'idea di un creatore che gestisce un universo simulato è simile al concetto di un Dio onnisciente che osserva la sua creazione.
Destino e libero arbitrio: se siamo simulazioni, le nostre scelte sono veramente libere, o sono parte di un algoritmo predeterminato?
Responsabilità del simulatore: un creatore simulatore ha doveri etici verso le sue creature, o siamo solo un esperimento?
Contro argomenti e Scetticismo
Ipotizzare un universo simulato è più complicato che accettare la realtà per come la conosciamo.
Mancanza di prove: non ci sono dati concreti che supportino l'ipotesi della simulazione.
Autoreferenzialità: se un universo simulato può esistere, allora anche i nostri simulatori potrebbero essere in una simulazione, portando a una regressione infinita.
Conclusione
L’ipotesi della simulazione è una moderna riflessione sul concetto di realtà e coscienza, combinando filosofia, fisica e informatica.
Non possiamo dimostrarlo, ma il concetto di universo simulato offre una nuova prospettiva per riflettere sulla nostra esistenza. Se anche fosse vero, cambierebbe davvero qualcosa nel nostro modo di vivere?
Grazie a tutti voi per la pazienza che avete dimostrato nell’ascoltare le chiacchiere di un filosofo. Spero di non avervi annoiato.
Il punto di vista religioso.
Il prof. Rimpol Perai si alzò e strinse la mano al conferenziere.
- La sua esposizione è stata all’altezza della sua fama, comprensibile per tutti,
- Ora vorrei passare la parola al dott. Patric che farà un excursus dei problemi religiosi che toccano l’argomento della ipotesi della simulazione e vista la sua competenza letteraria ci elencherà molti riferimenti fantascientifici.
- Grazie Prof. Rimpol Perai, io sono un giornalista esperto di aspetti religiosi e di letteratura fantascientifica, la mia sarà una esposizione tematica senza commenti che lascio al pubblico.
Molti pensano che l’ipotesi della simulazione sia una cosa nuova e che chi creda a quest’ipotesi sia un pazzo. In realtà la teoria della simulazione dell’universo è una teoria antica tanto quanto le religioni abramitiche.
La vita che viviamo, per ebrei, cristiani e musulmani è solo un test creato da Dio per provare la nostra fede. L’universo non ha alcun senso se non come laboratorio di sperimentazione per un Dio scienziato che ci studia, mantiene tabelle con tutti i nostri comportamenti e che ci seleziona per una più grande simulazione, quella del dopo vita. La seconda vita ha due simulazioni principali, paradiso e inferno.
Per i primi cristiani infatti la vita era una simulazione senza alcun valore anche perché sapevano che Cristo sarebbe ritornato di lì a poco per far risorgere questa volta tutti con i loro corpi che avevano nella prima simulazione. Ogni giorno che passava non era altro che un conto alla rovescia in attesa del suo ritorno. Il martirio era cosi comune perché la vita per loro non aveva senso e morire da martiri significava assicurarsi un biglietto per direttissima al secondo livello della simulazione.
Non credo però che il modello che descrive la simulazione del nostro universo rispecchi la visione del mondo della maggior parte dei credenti, e neanche della maggior parte degli ecclesiastici o quella dei teologi. In qualche modo le religioni abramitiche si giostrano tra la promessa del mondo a venire e la condanna come eretico di chi nega la realtà e rilevanza del mondo in cui attualmente viviamo.
Questi sono alcuni aspetti teologici che potrebbero essere considerati in relazione all'idea che l'universo sia una simulazione:
• Creazione e Creatore: Se l'universo fosse una simulazione, ciò implicherebbe l'esistenza di un "programmatore" o di un'entità superiore che ha creato la simulazione. Questo potrebbe essere visto come un parallelo con il concetto teologico di un Dio creatore.
• Libero Arbitrio Vs. Determinismo: Molte teologie sostengono l'importanza del libero arbitrio umano. Se l'universo fosse una simulazione, ciò potrebbe implicare che le nostre azioni siano predeterminate dal codice della simulazione stessa. Questo solleva domande sulla responsabilità morale, sul peccato e sulla redenzione, che sono centrali in molti religioni.
• Realtà e Illusione: In molte tradizioni spirituali e religiose, il mondo materiale è visto come un'illusione o come una realtà secondaria rispetto a una realtà spirituale più elevata. L'idea che l'universo sia una simulazione potrebbe essere vista come una versione moderna di questo concetto, con implicazioni per la comprensione della natura della realtà e del significato della vita.
• Etica e Scopo: Se l'universo fosse una simulazione, quale sarebbe lo scopo della simulazione stessa? Questa domanda potrebbe portare a riflessioni sul significato e sullo scopo della vita umana, temi centrali in molte teologie. Inoltre, ci sarebbero implicazioni etiche riguardo al trattamento degli esseri senzienti all'interno della simulazione.
• Escatologia: Le teologie spesso includono dottrine riguardanti la fine del mondo e il destino ultimo dell'umanità. Se l'universo fosse una simulazione, ciò potrebbe influenzare la comprensione di questi temi. Ad esempio, la fine della simulazione potrebbe essere vista come una forma di giudizio finale o di rivelazione.
• Teodicea: Il problema del male, ovvero come conciliare l'esistenza del male con un Dio buono e onnipotente, è un tema centrale in molte teologie. Se l'universo fosse una simulazione, il male potrebbe essere visto come un errore di programmazione o una caratteristica intrinseca del programma, sollevando nuove domande sulla natura del male e sulla giustizia divina.• Misticismo e Esperienza Religiosa: Alcune esperienze religiose o mistiche potrebbero essere interpretate come errori transitori o interazioni con il codice della simulazione. Questo potrebbe portare a nuove interpretazioni di fenomeni come le visioni, le rivelazioni e altri eventi soprannaturali.
In sintesi, l'idea che l'universo possa essere una simulazione tocca molti temi teologici profondi, offrendo nuove prospettive e sfide per la comprensione della natura di Dio, della realtà e del significato della vita umana.
Uno sguardo fantascientifico alla simulazione dell’univers0.
L'ipotesi che il nostro universo sia una simulazione è un tema affascinante e ricorrente nella fantascienza. Questa idea apre un ventaglio di possibilità narrative, filosofiche e speculative che hanno ispirato numerose opere letterarie, cinematografiche e televisive. Ecco alcuni modi in cui l'ipotesi di un universo simulato è stata esplorata nella fantascienza, con esempi e riflessioni:
1. La Matrice (The Matrix)
• Trama: In "The Matrix", gli esseri umani vivono in una realtà simulata creata da macchine intelligenti per tenerli sotto controllo mentre le loro energie corporee vengono sfruttate.
• Aspetti chiave: La simulazione è così perfetta che la maggior parte delle persone non si accorge di vivere in un mondo fittizio. La scoperta della verità porta a una ribellione contro le macchine.
• Ironia: La realtà simulata è più confortevole della realtà vera, il che solleva domande su cosa sia preferibile: la verità dolorosa o l'illusione piacevole.
2. Il Tredicesimo Piano (The Thirteenth Floor)
• Trama: In questo film, uno scienziato scopre che il suo mondo è una simulazione creata da un computer, e che anche i creatori della simulazione potrebbero essere parte di un'altra simulazione.
• Aspetti chiave: Il film esplora il concetto di realtà a strati, dove ogni livello è una simulazione creata da un'entità superiore.
• Ironia: I personaggi si rendono conto di essere "personaggi" in un gioco, ma non possono fare nulla per cambiare il loro destino.
3. Dark City
• Trama: In una città eternamente notturna, gli abitanti scoprono che la loro realtà viene continuamente modificata da esseri alieni che conducono esperimenti sulla natura umana.
• Aspetti chiave: La città e le vite dei suoi abitanti sono una costruzione artificiale, e i ricordi delle persone vengono alterati a piacimento.
• Ironia: Gli alieni stanno cercando di comprendere l'umanità, ma non riescono a capire che la loro stessa esistenza potrebbe essere altrettanto artificiale.
4. Simulacron-3 (e il film "Il Mondo sul Filo")
• Trama: Basato sul romanzo "Simulacron-3" di Daniel F. Galouye, il film "Il Mondo sul Filo" racconta di una simulazione al computer così avanzata che i personaggi al suo interno credono di essere reali.
• Aspetti chiave: La storia esplora il concetto di realtà simulata e il paradosso di chi sta guardando chi.
• Ironia: I creatori della simulazione potrebbero essere a loro volta parte di un'altra simulazione, in un regresso infinito.
5. Westworld
• Trama: In un parco a tema futuristico, i visitatori interagiscono con androidi iper-realistici in un mondo simulato. Col tempo, gli androidi sviluppano una coscienza e si ribellano.
• Aspetti chiave: La serie esplora il confine tra realtà e simulazione, e cosa significhi essere "reali".
• Ironia: Gli esseri umani credono di essere superiori agli androidi, ma potrebbero essere altrettanto prevedibili e controllati.
6. Rick and Morty
Trama: In un episodio della serie animata, Rick costruisce una batteria alimentata da un intero universo simulato, i cui abitanti sono ignari di essere parte di un esperimento.
Aspetti chiave: L'episodio gioca con l'idea che la nostra realtà potrebbe essere altrettanto insignificante per qualcun altro.
Ironia: Gli abitanti del micro-universo creano a loro volta un universo ancora più piccolo, in una catena infinita di simulazioni.
7. Black Mirror - "USS Callister"
• Trama: In un episodio di "Black Mirror", un programmatore crea una simulazione in cui clona digitalmente i suoi colleghi per vivere una fantasia da capitano spaziale.
• Aspetti chiave: I cloni digitali sviluppano una coscienza e cercano di ribellarsi al loro creatore.
• Ironia: Il creatore della simulazione è così ossessionato dal controllo che non si rende conto di essere, a sua volta, prigioniero della sua stessa mente.
8. The Truman Show (non proprio una simulazione, ma vicina)
• Trama: Truman vive in una realtà costruita artificialmente, dove tutti tranne lui sono attori e la sua vita è una trasmissione televisiva.
• Aspetti chiave: La sua intera esistenza è una finzione, ma lui non lo sa.
• Ironia: Truman cerca di fuggire dalla simulazione, ma il suo desiderio di libertà potrebbe essere anch'esso parte dello script.
9. Ready Player One
• Trama: In un futuro distopico, la maggior parte dell'umanità vive in un mondo virtuale chiamato OASIS per sfuggire alla realtà degradata.
• Aspetti chiave: La linea tra realtà e simulazione è così sottile che le persone preferiscono vivere nel mondo virtuale.
• Ironia: Il creatore di OASIS ha nascosto un Easter egg nel sistema, rendendo la simulazione una caccia al tesoro cosmica.
10. The Sims (come meta-riflessione)
• Trama: Anche se non è una storia narrativa, il gioco "The Sims" è una simulazione di vita in cui i giocatori controllano i destini dei personaggi.
• Aspetti chiave: I Sim non sanno di essere controllati da un giocatore esterno, e le loro vite sono determinate dalle nostre scelte.
• Ironia: Se il nostro universo fosse una simulazione, potremmo essere i Sim di qualcun altro, ignari di essere osservati e manipolati.
Riflessioni finali: L'ipotesi di un universo simulato nella fantascienza non è solo un'esplorazione tecnologica, ma anche una metafora per discutere di libero arbitrio, identità, etica e il significato della realtà. La fantascienza ci permette di giocare con queste idee in modi creativi e spesso ironici, mostrandoci che, anche se fossimo in una simulazione, le domande che ci poniamo sarebbero comunque reali... o almeno, ci sembrerebbero tali.
La visione di un uomo della strada.
Dopo questo intervento il Prof. Rimpol Perai si alzò e dal tavolo della presidenza e rivolto all’ultimo conferenziere disse:
- Grazie dott. Patric, la sua chiarissima prolusione ci ha presentato lati ai più sconosciuti del tema del nostro congresso, non per niente lei è un notissimo divulgatore.
- Ora prego la persona che abbiamo estratto a sorte tra quelle che hanno chiesto di parlare, erano circa cinquecento, di salire sul parco e farci sapere il parere del così detto uomo della strada. In questo caso questa allocuzione identifica perfettamente questo conferenziere.
- Prego si accomodi.
Un uomo di media età, vestito con una tuta da meccanico, salì la scaletta che dalla platea degli ascoltatori portava al leggio dei conferenzieri, si aggiustò gli occhiali sul naso, mise alcuni fogli sul leggio, si schiarì la voce ed in iniziò a parlare.
Buon giorno a tutti voi.
Mi chiamo Giorgio Bassi, sono un perito tecnico, ho 35 anni. Gestisco una officina di riparazioni di automobili associata a un concessionario multi marca.
Mi sono iscritto a questo congresso quando ho letto sulla rete di questa possibilità. Anche la televisione e la radio hanno pubblicizzato questo congresso.
Quando mi hanno comunicato che ero stato estratto a sorte come esponente delle persone non addette ai lavori ma curiose e attente mi sono sentito autorizzato a parlare in modo semplice, umano e oserei dire popolare.
Io non so se la terra su cui vivo, lavoro, amo la mia donna ed i miei figli, così come le belle cose che vedo, come le stelle che vedo nella notte siano o meni reali.
Io so solo che li penso reali anche quando non li vedo, so che i componenti della mia famiglia sono a casa che mi aspettano, non li vedo ma so che sono là, e quando alla sera torno a casa e abbraccio i miei due figli li sento veri, palpitanti .
Quando ho letto il tema della conferenza ho pensato che il mondo fisico potrebbe essere una simulazione gestita da qualche diavoleria, ma i miei sentimenti non credo che li possano simulare.
Prima di incontrare la mia compagna non esisteva il sentimento verso di lei e lei per me non esisteva, Ma poi non può essere simulata, è reale sia quando è vicino a me che quando è lontana.
Ho sentito dire che ci sono cose che esistono quando si osservano.
La nostra coscienza, i nostri sentimenti, quello che accade dentro di noi non credo sia simulabile
Noi potremmo essere simulati, esistere solo dentro la scatola di un immenso computer, ma i sentimenti che provo sono dentro di me, è l’incontro con la mia compagna che lo ha provocato, è la nascita dei miei figli che lo hanno creato , è stato il mio comportamento che lo ha alimentato.
Se ci stanno simulando, stanno facendo un incredibile lavoro tecnico, ma io non credo che sarebbero interessati ad ogni dettaglio. Cosa interessa ai simulatori se provo un sentimento o meno. Un sentimento non pesa non ha misure non ha tempo, non è sottoposto a leggi fisiche e secondo me non sarà mai passibile di simulazione.
Questa è la mia idea, la ho esposta con parole mie, senza tirare in ballo filosofia o fisica, ma è quello che penso e quello che ritengo sia corretto.
Vi ringrazio della opportunità che mi avete dato. Grazie a tutti.
Un poco di umorismo non guasta.
- Siamo noi che ringraziamo lei sig. Giorgio, disse Rimpol Perai, il suo intervento pieno di sano e concreto realismo forse ci ha fatto mettere i piedi a terra. Dopo tanta teorie e filosofia un bagno di realtà forse ci sta facendo un favore. Grazie a nome di tutti i congressisti.
- Ma un argomento così serio e complesso può avere anche un risvolto ironico che ci faccia sorridere? Certamente! Così abbiamo invitato il noto umorista Carlo Pitto che spero abbia preparato una serie di ragionamenti che ci tolga dalla testa quel cerchio che abbiamo accumulato fino ad ora.
- Prego Sig Carlo Pitto, ci faccia sorridere un poco.
Carlo Pitto, il noto umorista televisivo, salì quasi correndo sul palco della presidenza.
- Quando mi hanno proposto di parlare di questo argomento sono scoppiato in una sonora risata, non per la proposta ma per l’argomento. Chi sono quei gonzi che ci credono mi sono chiesto. Poi mi sono documentato ed ho cambiato umore. L’argomento è serio, importante, ed io cercherò di scoprire, se esistono, dei lati che invoglino a sorridere.
L'idea che il nostro universo possa essere una simulazione è ricca di implicazioni filosofiche, scientifiche e persino umoristiche. Ho selezionato questi argomenti che presentano un qualche aspetto ironico.
• Il Programmatore Pigro: Se l'universo è una simulazione, potrebbe essere stato creato da un programmatore pigro che ha usato scorciatoie e trucchi per risparmiare tempo. Questo spiegherebbe perché ci sono così tante imperfezioni, bizzarrie e imperfezioni della realtà come i paradossi quantistici .
• La Patch dell'Estinzione dei Dinosauri: L'estinzione dei dinosauri potrebbe essere vista come un aggiornamento del software. Forse il programmatore ha deciso di "resettare" il sistema per fare spazio a una nuova versione, i mammiferi progenitori degli umani, ma ha dimenticato di fare un backup dei dinosauri. Ironia della sorte, ora stiamo cercando di clonarli nei film.
• Il Multiverso come Copia Incolla: Se esistono multiversi, forse sono solo copie incollate dello stesso codice con piccole modifiche. Forse un programmatore che crea infinite versioni dell'universo solo per testare diverse variabili, come se stesse giocando a The Sims su scala cosmica.
• La Materia Oscura come Codice Non Ottimizzato: La materia oscura, che costituisce gran parte dell'universo ma non sappiamo cosa sia, potrebbe essere semplicemente codice non ottimizzato o variabili inutilizzate che il programmatore ha dimenticato di cancellare. Un po' come quei file temporanei che occupano spazio sul tuo computer.
• I Glitch della Realtà: A volte la realtà sembra comportarsi in modo strano, quasi come se ci fossero dei glitch. Forse i déjà vu sono semplicemente errori di rendering, o i sogni sono il risultato di un processo in background che non è stato correttamente sincronizzato.
• La Ricerca di messaggi nascosti: Se l'universo è una simulazione, forse il programmatore ha nascosto dei riferimenti o messaggi nascosti per divertirsi. Chissà, forse la costante di struttura fine è un indizio, o forse i cerchi nel grano sono solo scherzi del programmatore.
• Il Paradosso del Libero Arbitrio: Se siamo in una simulazione, il nostro libero arbitrio potrebbe essere solo un'illusione programmata. Ironia della sorte, passiamo la vita a discutere se abbiamo il libero arbitrio, mentre potremmo essere semplicemente personaggi non giocanti in un gioco cosmico.
• La Fine della Simulazione: Se un giorno scoprissimo che l'universo è una simulazione, potremmo chiederci: "E ora?" Forse il programmatore potrebbe decidere di spegnere il sistema, o peggio, di aggiornarlo senza avvisare. Immagina di vivere la tua vita solo per scoprire che eri parte di un esperimento e che il programma sta per essere chiuso.
• La Realtà come Meta-Gioco: Se l'universo è una simulazione, forse anche il programmatore è parte di un'altra simulazione, e così via, in un regresso infinito. Sarebbe ironico scoprire che tutta la realtà è solo una serie di scatole cinesi digitali.
• L'Uomo che Cerca il Programmatore: L'umanità passa millenni a cercare Dio o un creatore, e alla fine scopre che è un programmatore con una tazza di caffè e un computer. Forse il "Dio" che cerchiamo è solo un nerd con una passione per i simulatori di universi.
In definitiva, l'idea che il nostro universo sia una simulazione non solo solleva domande profonde, ma offre anche un'abbondante dose di ironia, soprattutto se immaginiamo il creatore come un essere imperfetto, distratto o semplicemente divertito dalle nostre vicende cosmiche.
L’intervento di Primo Michele
- Grazie Carlo Pitto, ci ha donato molti spunti ironici.
- Ora chiedo che ora venga al podio l’ultimo oratore, che si è definito Primo Michele.
Una figura alta, longilinea, con i capelli biondi lunghi fino alle spalle, il volto leggermente scuro come se arrivasse da una vacanza nei Caraibi, camminava con passo svelto e sicuro, senza alcuna incertezza salì la scala che dalla platea portava al leggio dei conferenzieri.
Vestiva una tuta abbastanza attillata con un mantello che sembrava coprisse qualche cosa dato che alle sue spalle si notava un leggero rigonfiamento.
Ad ogni passo il mantello ondeggiava e sembrava che fosse luminescente, ma forse erano le luci molto intense che interferivano con il tessuto di un colore azzurro intenso.
Con un gesto lento prese da una borsa che portava al fianco un oggetto scuro che si appese al collo.
Evidentemente parlava a braccio, non aveva posato sul leggio nessun foglio.
Iniziò a parlare, le persone più vicine sentirono una lingua sconosciuta ma dagli altoparlanti tutti i congressisti sentirono parlare in un perfetto inglese.
Mi scuso se uso un traduttore simultaneo, iniziò Primo Michele, ma l’ultima lingua che io imparato e usato è stato l’aramaico antico, poi ho avuto molti altri incarichi sulla terra ma in nessuno di questi ho dovuto parlare.
Alcune persone presenti nella sala si incominciarono a chiedersi chi mai fosse il conferenziere e dove avesse preso quel traduttore automatico.
Sicuramente vi chiederete chi sono e quali siano le mie credenziali accademiche. Mi chiamo Michele e l’attributo Primo deriva dal fatto che sono il primo aiutante, per così dire, del capo.
Non ho titoli accademici da esibire, ma ho tanta esperienza, specialmente ho una profonda conoscenza del tema del convegno.
Il tema su cui si è discusso fin’ora è molto intrigante, ed io conosco molto bene la risposta.
Quello che mi amareggia profondamente è constatare che le persone che riconoscono in me il principale esecutore degli ordini del nostro Capo sono raggruppate in tre credi monoteisti che tra loro hanno fatto, stanno facendo e presumibilmente faranno, una guerra spietata.
Molte persone nella sala cominciarono a guardarsi e a chiedersi tra loro chi mai fosse il conferenziere sul palco e dove volesse arrivare.
Il conferenziere si fermò un attimo e fece scorrere il suo sguardo verso ogni punto della sala, poi Michele continuò.
Sento alcuni brusii nella sala, spero che alla fine del mio intervento riuscirò a soddisfare ogni vostra curiosità, anche se alcune conclusioni saranno sicuramente scioccanti per tutti voi.
Vi dico subito che l’universo in cui viviamo, o meglio vivete, è solo parzialmente reale ed è uno degli infiniti universi possibili.
Cosa intendo dire con questa frase.
Noi siamo eterni, quando si decidiamo di creare un universo lo facciamo per vedere se una certa serie di leggi e di regole impostate nel momento della sua creazione possano produrre una civiltà che sia degna di diventare eterna, che non si estingua, che sia la nostra ricompensa per tanti sacrifici.
Noi non interveniamo nella evoluzione che le varie specie hanno nel corso dei secoli, dei millenni, dei milioni e miliardi di anni, abbiamo una infinita pazienza ed abbiamo un numero praticamente infinito di esperimenti in corso.
È chiaro che noi seguiamo i vostri risultati, i successi che conseguite e gli insuccessi che subite, qualche volta mandiamo dei messaggi. Per ora debbo dire che non siamo molto contenti di come sta andando l’esperimento in questo universo.
Un’ultima cosa, uno scienziato, un grande scienziato aveva visto perfettamente le cose. Parlo di Enrico Fermi e della frase con cui chiedeva dove fossero gli alieni, vi posso dire con certezza che non ce ne sono altri in questo universo.
Con questo vi saluto e vi auguro buon proseguimento del vostro congresso, anzi, visto che sono l’ultimo a parlare, buona conclusione.
Detto questo Michele si liberò del mantello che lasciò cadere ai suoi pedi scoprendo due leggerissime ali che dispiegò, in un attimo si alzò in volo ed uscì dalla sala attraversando un muro come se il muro non esistesse.
Dalle finestre del lato destro della sala si vide una della automobili parcheggiate alzarsi da terra e senza alcun rumore sparire tra le nuvole.
I congressisti erano estremamente agitati da questo episodio, ma intervenne immediatamente il moderatore che prendendo la parola invitò il professore Rimpol Perai a chiudere il convegno.
Il famoso scienziato salì sul palco, si schiarì la voce e con un certo imbarazzo iniziò a parlare.
Quanto è successo è veramente sconcertante. Io non sono in grado di dire se quello che abbiamo visto sia reale o sia un ben orchestrato gioco di prestigio.
Io avevo letto il riassunto che il precedente oratore aveva mandato quando si era iscritto al convegno. Parlava in senso generico che aveva una prova certa che il paradosso di Fermi fosse vero, ma lo avevo classificato come un vanto di una convinzione personale.
Ora chiudiamo i nostri lavori.
Da questo nostro convegno risulterebbe chiaro che non sappiamo se noi terrestri viviamo in universo simulato o in universo reale, ma poi c’è stato l’ultimo intervento, quello di Primo Michele.
Noi non sappiamo chi è Primo Michele né se la sua apparizione è parte di un gioco di prestigio, ma se la sua relazione fosse vera ci sarebbe una sola risposta:
La terra si trova in un universo simulato!
Speriamo di starci bene e comodi, ma con i problemi che ogni giorno sono sotto gli occhi di tutti spero che potremo organizzare anche nel prossimo anno una conferenza sui problemi che ci hanno particolarmente interessato nel periodo.
A tutti i congressisti dico un arrivederci al primo aprile 2026.
Vi ho fatto distribuire un piccolo portachiavi con il logo di questo convegno, spero che conserviate un ottimo ricordo di questa giornata.
Naturalmente tutti i convenuti sono attesi alla colazione in piedi che si terrà sul prato antistante alla tensostruttura.
Buon ritorno ai vostri studi alle vostre università e a rivederci all’aprile del prossimo anno.

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