BrunoValente, secondo me non è una pippa mentale perché la vera definizione di capacità è
questa e non altre che sono delle loro derivazioni. (Grazie a
EdmondDantes per quella perla di articolo.)
Volendo vedere il modello come macroscopico, invece (è un modello integrato, quindi perdiamo la forza di una trattazione differenziale, che è capace di scendere più nel dettaglio) dobbiamo definire la capacità facendo uso della conservazione della carica.
Se la carica sparisce da una certa regione dello spazio non è perché sia evaporata, ma semplicemente perché si è spostata altrove.
La conservazione della carica, a livello macroscopico, è governata dalla formula

Nel modello di
venexian ci sono diversi errori, anche molto grossolani.
1. La carica in quel modello non si conserva, quindi il modello è certamente errato. Il fatto che venga fuori dal suo stesso modello che C=3C NON significa che è errata la definizione di capacità equivalente in quel caso, ma che insiste un errore in quel modello. Non interpretiamo i risultati a nostro uso e consumo;
2. L’errore consiste nel considerare la capacità equivalente in due casi diversi che portano, una volta cortocircuitati, allo stesso circuito e attribuire al circuito originario le proprietà del circuito equivalente. Due circuiti si dicono equivalenti se hanno le stesse equazioni di Kirchhoff,
quando queste esistono. Ogni circuito ha una equazione equivalente pari a 0=0, ma questo non significa che qualunque circuito è equivalente ad un corto circuito senza corrente o ad un circuito aperto senza tensione. E’ semplicemente un non senso.
Per certi versi quei circuiti mi ricordano la classica domanda dello studente che chiede se due resistenze sono in serie o in parallelo quando sono penzolanti in un ramo del circuito.
La risposta corretta è che è ininfluente, indipendentemente dal fatto che a considerarli in serie o in parallelo cambi la resistenza equivalente, perché in quel caso non ha senso porsi la domanda se siano in serie o in parallelo.
Per questo non è una pippa mentale, perché spesso si hanno in testa dei risultati dimenticando le ipotesi sotto le quali questi valgono.