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Quando l’elettricità decise di prendersi una pausa

Indice

Articolo realizzato con la collaborazione grafica di ADMIN

Premessa

L'evento del blackout del 28 aprile 2025 è stato un episodio significativo, con conseguenze reali per milioni di persone. Questo testo, pur affrontando il tema con un tono ironico e leggero, non ha alcuna intenzione di minimizzare l'impatto dell'accaduto o mancare di rispetto a chi ne è stato coinvolto.

L'ironia qui proposta non vuole ridicolizzare la situazione, ma piuttosto sdrammatizzarla, offrendo una prospettiva che permetta di riflettere sugli eventi in modo meno angosciante pur ponderando la vulnerabilità delle nostre infrastrutture.

In fondo, anche di fronte ad eventi complessi e difficili, l'umorismo è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per comprendere la realtà, metterla indiscussione e, perché no, renderla un po’ più digeribile.

Il blackout del secolo: quando la Spagna ha spento la luce

Il 28 aprile 2025, alle 12:33, la Spagna e il Portogallo hanno sperimentato un nuovo livello di oscurità. Letteralmente. Milioni di persone senza elettricità, telefoni muti, trasporti paralizzati e una popolazione che ha improvvisamente riscoperto le meraviglie delle candele e dell’arte di comunicare faccia a faccia.

Ovviamente, nessuno sapeva cosa stesse succedendo. Perché dovrebbe essere chiaro? La rete elettrica di due interi Paesi collassa in meno di cinque secondi, ma tutto nella norma. L’energia svanisce, il panico si diffonde e le istituzioni adottano la strategia preferita: silenzio assoluto e speranza che la gente non chieda troppe spiegazioni.


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Il caos della modernità senza elettricità

Come in ogni grande disastro, la gente ha dato il meglio di sé. I semafori erano fuori uso, e gli automobilisti hanno riscoperto il brivido della guida anarchica. Alcuni si sono improvvisati vigili urbani, con gesti degni di un balletto contemporaneo. Nei supermercati si è scatenata la corsa ai beni essenziali, perché nella mente collettiva un lungo blackout equivale all’imminente fine del mondo.

Ma la vera tragedia? I telefoni spenti. Per alcune ore, nessuno ha potuto aggiornare i propri follower su “Feisbuc” con foto di caffè e tramonti. Un dramma che ha colpito duramente l’influenza digitale globale.

Nel frattempo, i treni bloccati sui binari sono diventati improvvisamente centri di socializzazione obbligata. Alcuni passeggeri hanno stretto amicizie profonde, altri hanno rivalutato seriamente le proprie scelte di viaggio.

Le spiegazioni ufficiali (o la loro mancanza)

Le autorità hanno tardato a fornire risposte concrete. Il governo spagnolo ha dichiarato: “Indaghiamo ogni possibilità.” Un modo elegante per dire “Non abbiamo la minima idea di cosa sia successo”.

Intanto, Red Electrica ha fornito qualche dato, probabilmente per dare un senso dicontrollo: 15 gigawatt di energia persi in un batter d’occhio. L’equivalente di spegnere contemporaneamente tutte le macchinette del caffè di Madrid.

Il Portogallo, nel frattempo, ha fatto quello che fa sempre in queste situazioni: aspettare di vedere cosa fa la Spagna.

Coincidenze? Ma certo, tutto normale!

Ora, se fossimo paranoici (solo un pochino), potremmo notare che quattro giorni prima del blackout, la Spagna aveva annullato un contratto militare con Israele e vietato l’accesso ai suoi porti alle navi cariche di armi dirette a Tel Aviv.

E poi, d’improvviso, zac! Il paese resta senza energia. Ma sicuramente è solo un caso. Nulla di cui preoccuparsi, solo un piccolo guasto tecnico che ha casualmente colpito due nazioni contemporaneamente.

Ma guarda un po’, proprio in quelle stesse ore, a Valencia si svolgeva il Congresso del Partito Popolare Europeo, un evento politico di grande rilievo con centinaia di delegati da tutta Europa. E proprio nel bel mezzo del congresso, la Spagna si spegne. Eh sì, chiunque stesse cercando di lanciare un messaggio, ha scelto il tempismo perfetto.

Teorie stravaganti e possibilità inquietanti

Dopo il blackout, gli esperti hanno iniziato a tirare fuori spiegazioni di ogni tipo.

Teoria dell’energia solare: alcuni sostengono che uno squilibrio improvviso nella produzione di energia solare abbia destabilizzato la rete, creando un effetto domino. Insomma, il sole ha deciso di prendersi una pausa e le infrastrutture hanno avuto un esaurimento nervoso.

Teoria dell’attacco informatico: alcuni parlano di un attacco hacker su scala nazionale, abbastanza sofisticato da colpire simultaneamente sistemi di controllo dell’energia in più paesi. Decisamente un’ipotesi interessante, ma ovviamente niente conferme ufficiali.

Vibrazione atmosferica indotta: in Portogallo qualcuno ha ipotizzato che brusche variazioni di temperatura abbiano compromesso la sincronizzazione della rete elettrica interconnessa. Quindi, in pratica, il tempo ha deciso di giocare brutti scherzi alla stabilità energetica.

E poi, ovviamente, c’è la spiegazione ufficiale: un guasto tecnico assolutamente imprevedibile. Eh sì, perché quando due paesi si spengono nello stesso momento, è sempre una pura casualità, vero? Ci sarebbero anche altre teorie ma non importa, queste bastano...

La fragilità dell’energia: perché basta un colpetto per far collassare tutto

Il blackout del 28 aprile 2025 ha messo in luce una verità piuttosto scomoda: la rete elettrica europea è molto più vulnerabile di quanto ci piaccia pensare.

Se la modernità fosse un castello, l’elettricità sarebbe la sua unica colonna portante. Senza di essa, tutto crolla: trasporti, comunicazioni, economia, perfino la nostra capacità di cucinare un piatto di pasta senza dover accendere un fuoco primitivo.

Ma cosa rende l’elettricità così delicata? In teoria, le reti elettriche sono progettate per essere resilienti. Esistono sistemi di bilanciamento e protezione, sezioni interconnesse che dovrebbero impedire un effetto domino. Quindi, qualcuno dovrebbe spiegarci come mai due Paesi si sono spenti contemporaneamente.

Il paragone con il blackout italiano del 2003

Se pensate che questo sia un evento isolato, ripensateci. Nel 2003, l’Italia si è ritrovata al buio perché un albero è caduto su una linea ad alta tensione in Svizzera. Un singolo danno ha innescato un sovraccarico delle altre linee, e il collasso è stato inevitabile.

Quindi, la domanda è: se basta un albero in Svizzera per spegnere l’Italia, cosa può spegnere l’intera Europa?

E se accadesse su scala più ampia?

Ora, facciamo un piccolo esperimento mentale. Supponiamo che un blackout simile si verifichi su scala europea. Quanto tempo ci vorrebbe prima che la società collassi nel caos totale?

Gli esperti dicono che bastano 72 ore senza elettricità perché una nazione occidentale entri in una crisi ingestibile. Senza energia:

Le comunicazioni saltano, quindi niente internet, niente telefoni. Le pompe di benzina smettono di funzionare, rendendo impossibili gli spostamenti su larga scala. I supermercati si svuotano, e le persone si rendono conto che il frigo senza elettricità è inutile. Gli ospedali entrano in crisi, con generatori che possono reggere solo per un tempo limitato.

A quel punto, l’unica forma di pagamento accettata sarebbe il baratto. Immaginate di dover scambiare un pacco di pasta per una bottiglia d’acqua. Un futuro in cui il Wi-Fi diventa una leggenda dimenticata e la gente scrive messaggi su pezzi di carta come nello 800.

Chi controlla l’energia? Chi può spegnerla?

Tutto questo solleva una domanda inquietante: chi controlla veramente l’elettricità?

Se un guasto casuale può spegnere un’intera nazione, cosa succederebbe se qualcuno decidesse deliberatamente di farlo? Abbiamo visto che basta un singolo evento per mettere in ginocchio milioni di persone. Se oggi è successo alla Spagna e al Portogallo, chi ci garantisce che domani non toccherà a noi?

Forse è il caso di fare qualche scorta di candele e generatori portatili.

Chi guadagna da un blackout?

Ora che abbiamo capito che basta un singolo guasto per spegnere interi paesi, la domanda successiva è: chi trae vantaggio da una situazione del genere?

Perché, diciamolo chiaramente: i blackout di questa scala non sono semplici incidenti. Qualcuno, da qualche parte, ha molto da guadagnare da un’interruzione totale dell’energia.

1. Mercati finanziari e speculazione

Lo sapevi che nei minuti successivi al blackout, alcune aziende energetiche hanno registrato strani movimenti nei mercati? Alcuni titoli hanno subito sbalzi anomali, proprio mentre la Spagna e il Portogallo erano nel buio.

Le grandi società che gestiscono infrastrutture critiche possono essere coinvolte indirettamente: il valore di certe aziende cambia drasticamente in caso di crisi, e chi sa in anticipo potrebbe fare operazioni finanziarie molto redditizie.

2. Guerra informatica e messaggi politici

Un blackout di questa scala è un messaggio potentissimo. Immaginate di essere un paese che vuole inviare un avvertimento senza sparare un solo colpo. Spegnere l’energia è molto più efficace di qualunque dichiarazione ufficiale.

Nel nostro caso, abbiamo visto una coincidenza sospetta con la decisione della Spagna di bloccare forniture di munizioni a Israele. Quattro giorni dopo, il paese si spegne. Coincidenza? Forse.

Ma nel mondo della geopolitica, le coincidenze sono rarissime.

3. Test di vulnerabilità

C’è un’altra possibilità: qualcuno voleva semplicemente testare la reazione della Spagna e del Portogallo.

Se si tratta di un attacco informatico, potrebbe essere stato un esperimento per capire quanto velocemente un paese può riprendersi da un colpo del genere.

Quali protocolli di emergenza vengono attivati? Quanto tempo impiegano le autorità a rispondere? Quanto è facile ripetere l’operazione in futuro?

E se accadesse di nuovo?

L’ultima domanda che dovremmo porgerci è: quanto siamo realmente preparati a gestire un blackout su scala ancora più ampia?

Se bastano poche ore senza elettricità per creare il caos, immagina se il prossimo blackout dovesse durare giorni.

Le città perderebbero completamente il controllo, con trasporti paralizzati e sistemi di comunicazione in tilt. I supermercati esaurirebbero le scorte, perché i sistemi di distribuzione si fermerebbero. La fiducia nel governo vacillerebbe, con proteste e tensioni sociali.

In breve, un blackout su scala continentale potrebbe trasformarsi in una crisi senza precedenti.

Conclusione: qualcuno ha acceso… o spento il futuro?

Abbiamo visto che il blackout della Spagna e del Portogallo non è solo un semplice guasto. È un evento con implicazioni enormi, che solleva domande inquietanti sulla vulnerabilità delle nostre infrastrutture.

Forse, nel futuro, dovremmo preoccuparci meno dei social network e più di chi tiene l’interruttore dell’Europa in mano.

Lezioni dal blackout: come evitare il prossimo disastro

Ora che abbiamo analizzato le cause, le teorie e gli scenari futuri,è arrivato il momento di chiederci: cosa si può fare per evitare che tutto questo si ripeta?

Sappiamo che l’elettricità è la colonna portante della società moderna. Senza di essa, tutto si ferma. Quindi, prevenire il prossimo blackout è una questione di sicurezza nazionale, anche se a volte i governi sembrano sottovalutare il problema.

Soluzioni tecnologiche: si può davvero stabilizzare il sistema?

Ci sono alcune soluzioni che potrebbero ridurre il rischio di nuovi collassi:

Sistemi di bilanciamento più intelligenti → Le reti elettriche devono essere in grado di prevedere e correggere gli squilibri in tempo reale. Se un’area perde energia, il sistema dovrebbe bilanciare automaticamente la distribuzione evitando effetti domino.

Protezione contro attacchi informatici → Se il blackout è stato causato da un attacco, bisogna rafforzare i sistemi di sicurezza. Gli operatori delle reti devono investire in protezione avanzata contro minacce digitali.

Migliore integrazione delle energie rinnovabili → Sebbene il sole e il vento siano fonti pulite, non sono sempre affidabili. Serve un sistema in grado di compensare le variazioni e garantire stabilità.

Scorte di emergenza e protocolli di risposta rapidi → Ospedali, centri urbani e settori critici dovrebbero avere piani di emergenza più efficienti, con generatori pronti a intervenire.

Cambiamenti politici: serve una strategia europea?

Oltre agli interventi tecnici, sarebbe necessaria una strategia politica unificata per proteggere l’Europa da crisi energetiche. Alcuni passi importanti potrebbero includere:

Un piano d’emergenza europeo → Un coordinamento più stretto tra i paesi della “U E” per gestire blackout su larga scala, evitando risposte lente e poco efficaci.

Maggiore indipendenza energetica → Ridurre la dipendenza da forniture esterne è cruciale. Se un paese controlla la propria energia, è meno vulnerabile a sabotaggi o interferenze.

Nuove leggi sulla sicurezza delle infrastrutture → Servono normative più severe per garantire che le reti elettriche siano meno vulnerabili ad attacchi esterni o guasti improvvisi.

Conclusione: il prossimo blackout sarà evitabile?

Abbiamo visto che l’energia non è solo una comodità, ma la base su cui poggia l’intero funzionamento della società moderna. Se il blackout del 28 aprile 2025 ci ha insegnato qualcosa, è che la sicurezza energetica è una delle sfide più urgenti per il futuro.


La domanda finale è: impareremo dai nostri errori o continueremo a rischiare di spegnere intere nazioni?

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Commenti e note

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di ,

Si mette tutto nel pozzo!

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di ,

Beh "quello è un problema relativo". Dipende dalla durata del problema. Anche solo dover buttare in pattumiera il contenuto del congelatore e frigorifero, credo che sarebbe un valido motivo per arrabbiarsi... Sperando poi che non diventi un problema ciclico...

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di ,

Diciamo che il paese che intenderei raggiungere in tale eventualità avrebbe la possibilità di piazzare alcuni pannelli su terreno di mia proprietà... Quindi sono a posto! Un bosco c'è, il camino anche, il problema è come raffrescare gli alimenti, ma quello è un problema relativo.

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di ,

Potrebbe essere un'idea ma forse sarebbe più utile dotarsi tutti di una ricetrasmittente alimentabile a batteria e un pannello fotovoltaico...

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di ,

Volevo dismettere le 2 Lettera 32, ma quasi quasi non lo faccio! Comunque se riesco ad arrivare in un certo paese entro 72 ore poi sono a posto. Paese inteso come città, non nazione.

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di ,

Errando discimus?

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di ,

Castigat ridendo mores

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di ,

Buon giorno Carlo, apprezzo molto il tuo gentile messaggio! La tua riflessione è particolarmente interessante e meriterebbe sicuramente un'approfondita disamina. Tuttavia, voglio essere trasparente circa il mio livello di competenza: il mio punto di vista si concentra principalmente sugli aspetti politici, geografici e strategici piuttosto che su quelli tecnici. Fortunatamente, nel forum sono presenti esperti di grande prestigio che potrebbero fornire risposte più accurate se vorranno intervenire. Per quanto riguarda la mia prospettiva, posso condividere alcune considerazioni sulle vulnerabilità delle reti elettriche in caso di un impulso elettromagnetico (EMP). La suscettibilità dipende da diversi fattori chiave: il tipo di infrastruttura utilizzata, le misure di protezione implementate e il tipo di fonti energetiche impiegate. Nel contesto del fotovoltaico, i pannelli solari stessi mostrano una maggiore resilienza rispetto alle reti tradizionali, poiché non contengono componenti elettronici particolarmente sensibili né sistemi di controllo centralizzati. Tuttavia, gli elementi veramente critici sarebbero gli inverter e i sistemi di distribuzione, che ospitano circuiti elettronici vulnerabili agli impulsi elettromagnetici. Se questi dispositivi non fossero adeguatamente schermati, potrebbero subire danni significativi, rendendo l'energia prodotta inservibile. Riguardo alla tua seconda domanda (quella concernente la soglia percentuale di energia fotovoltaica oltre la quale il rischio EMP aumenterebbe) trovo difficile fornire una risposta precisa. Molto dipende dalle contromisure adottate. Idealmente, una rete ben progettata dovrebbe diversificare le fonti energetiche, integrare protezioni anti-EMP e prevedere sistemi di backup per ridurre i danni in caso di attacco. Grazie ancora per aver sollevato questo tema interessante! Se altri utenti vorranno aggiungere dettagli tecnici, sarà sicuramente molto utile.

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di ,

Grazie, Admin, per l’aggiunta dell’immagine. Avevo considerato di inserirne una anch’io, ma non avendo trovato nulla che mi soddisfacesse pienamente, ho preferito evitare. La tua scelta, nella sua apparente semplicità, riesce a trasmettere una sensazione evocativa e inquietante, stimolando un’interpretazione che va oltre il visibile. È un’immagine che, con mezzi indiretti, suggerisce una riflessione profonda sul presente e, allo stesso tempo, prefigura un determinato stato d’animo per il futuro.

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di ,

Buon giorno, mi sorge una domanda alla quale non so rispondere, forse mi aiuta l'autore che ringrazio per questo ottimo materiale. Nel caso di un attacco EMP una rete che abbia una forte componente di energia da fotovoltaico sarebbe più o meno vulnerabile? E' eventualmente possibile calcolare una percentuale di energia da fotovoltaico che rappresenti un limite teorico di alta pericolosità sempre in caso di evento EMP. Grazoe Carlo

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