Cos'è ElectroYou | Login Iscriviti

ElectroYou - la comunità dei professionisti del mondo elettrico

3
voti

Il Protocollo di Kyōto : genesi e descrizione

Indice

Introduzione

Il seguente vuole essere solo un breve articolo di carattere informativo in merito ad un argomento assai complesso e quanto mai attuale per le problematiche che tratta e a cui è collegato.
Sperando che possa interessare a molti, vi auguro una buona lettura.

Genesi

Nel corso della storia, più o meno recente, sono stati svariati i tentativi da parte delle nazioni di cercare di intavolare trattative volte ad un accordo comune necessario a fronteggiare i problemi ambientali della Terra.
E, purtroppo, molti di questi tentativi spesso non hanno avuto buon esito.


Si cominciò con la prima Conferenza delle Nazioni Unite che si ebbe nel 1972 a Stoccolma. Ad essa seguono degli accordi volontari tra i paesi, seguono trattative e conferenze internazionali come quelle di Ginevra (1978), di Toronto (1988) dove viene istituito l'IPCC, cioè l'Intergovernal Panel on Climate Change.


Nel 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce un Comitato Negoziale Intergovernativo che si occupa di analizzare le interrelazioni tra ambiente e sviluppo, di evidenziare i problemi e le contraddizioni e di suggerire le modalità necessarie ad avviare delle politiche economico-ambientali sostenibili.


I risultati del lavoro del Comitato sono presentati alla Conferenza di Rio de Janeiro del giugno del 1992. La conferenza riunisce ben 175 paesi con lo scopo di affrontare e arrivare a delle soluzioni in merito a vari problemi ambientali.

Rio Earth Summit 1992

Rio Earth Summit 1992


I lavori della Conferenza si concludono con :

  • la firma della Dichiarazione di Rio : è una dichiarazione di principi generali in merito alla protezione dell'ambiente ed al diritto dei popoli allo sviluppo sostenibile, che contiene un'ammissione (esplicita) delle responsabilità dei paesi ricchi rispetto alla pressione sulle risorse ambientali;
  • la redazione della Agenda XXI : è un programma di azione per il ventunesimo secolo che fissa l'obiettivo dello sviluppo sostenibile per l'umanità e l'ambiente ed identifica quelli che sono gli interventi necessari ad attuarlo;
Agenda 21

Agenda 21

  • la Dichiarazione sulle foreste : essa affronta il problema della desertificazione e pone l'esigenza di arrivare entro il 1994 a stipulare una convenzione.
Forest Principles

Forest Principles


I risultati più importanti furono quelli che portarono all'adozione di altre due convenzioni :

  • la Convenzione sulla biodiversità : si pone come scopo la conservazione della diversità biologica, la durevole utilizzazione dei suoi elementi, la giusta ed equa ripartizione dei vantaggi che derivano dallo sfruttamento delle risorse genetiche;
  • la Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici (UNFCCC) : è volta a porre un freno al surriscaldamento terrestre mediante la limitazione delle immissioni di gas serra nell'atmosfera, garantendo che l'attività economica non sia danneggiata, ma si sviluppi in modo sostenibile ed economicamente sano.


L'organismo decisionale è la COP, cioè la Conferenza delle Parti, che comprende tutti i paesi e i raggruppamenti di paesi che le hanno ratificate.


Da quando è entrata in vigore la seconda convenzione, le riunioni della Conferenza delle Parti si sono susseguite con cadenza quasi annuale. Le prime furono svolte a Berlino nel 1995 (COP-1) e a Ginevra (1996, COP-2) e sono state preparatorie a quella che si tenne a Kyoto (1997, COP-3), nella quale si è deciso di adottare il noto Protocollo.

COP-3

COP-3

Il Protocollo

Target

Il Protocollo stabilisce una limitazione delle emissioni che sono ritenute responsabili dell'effetto serra e vincola i paesi nell'Allegato B a raggiungere globalmente nel periodo di adempimento 2008-2012 un livello emissivo di gas serra inferiore di almeno il 5 % rispetto ai libelli relativi al cosiddetto anno base.
(Per vedere l'Allegato B con i relativi paesi e limitazioni si rimanda qui e cioè al testo del Protocollo.)


La scelta dei paesi che sono sottoposti al vincolo di riduzione è operata in attuazione del principio di responsabilità comune ma differenziata, secondo il quale, nel controllo delle emissioni, i paesi più industrializzati si fanno carico di maggiori responsabilità, in considerazione dei bisogni di sviluppo economico dei PVS.
La riduzione complessiva del 5 % viene ripartita in maniera differente in base al grado di sviluppo industriale, al reddito, ai livelli di efficienza energetica.
Per l'insieme dei paesi dell'Unione Europea (a 15) deve essere dell'8 %, per gli Stati Uniti del 7 %, per il Giappone e per il Canada del 6 %.
Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda, l'Ucraina è prevista solo una stabilizzazione; possono invece aumentare le emissioni la Norvegia (fino all'1 %), l'Australia (fino all'8 %), l'Islanda fino al 10 %.


Il 7 dicembre 1997 viene sottoscritto il Protocollo da oltre 160 paesi; entra in vigore, però, solo il 16 febbraio 2005, dopo un periodo intenso di negoziazioni, specialmente con la Russia.


Tra i paesi che non ratificano il Protocollo, sebbene lo abbiano firmato, ci sono gli Stati Uniti (responsabili del 25 % delle emissioni totali di CO2). E ciò fu dovuto ad una ragione di carattere geopolitico : non ritennero giusto che i PVS (i paesi in via di sviluppo) non fossero coinvolti attivamente per quanto concerne la limitazione sulle proprie emissioni.

Gas e settori

L'accordo prende in considerazione sei gas ad effetto serra :

  • biossido di carbonio;
  • metano;
  • ossido di azoto;
  • idrofluorocarburi;
  • perfluorocarburi;
  • esafluoruro di zolfo.


Non compaiono i clorofuorocarburi dato che la data ultima del loro abbattimento è fissata al 1996 dal Protocollo di Montreal del 1987.
Per i primi tre gas l'anno base fissato è il 1990, per i secondi tre è il 1995.


Le seguenti tabella propongono l'Allegato A del Protocollo, illustrando i gas ad effetto serra considerati, i settori ed i sottosettori coinvolti :

Gas ad effetto serra
Biossido di carbonio
Metano
Ossido di azoto
Idrofluorocarburi
Perfluorocarburi
Esafluoruro di zolfo


Settori Sottosettori
Energia
Combustione :
  • settore energetico
  • industrie manifatturiere
  • trasporti
  • altro


Precombustione :

  • combustibili solidi
  • petrolio e gas naturale
  • altro
Processi industriali
  • Prodotti minerari
  • Industria chimica
  • Metallurgia
  • Altre produzioni
Agricoltura
  • Fermentazione enterica
  • Trattamento del letame
  • Risicoltura
  • Altro
Rifiuti
  • Discariche per rifiuti solidi
  • Trattamento delle acque reflue
  • Incenerimento dei rifiuti
  • Altro
Uso di solventi e altri prodotti

Strumenti

Sono due le grandi famiglie di strumenti indicati dal Protocollo per raggiungere e rispettare gli impegni prefissati.


La prima famiglia è relativa a politiche e misure specifiche (domestic policy measures) come :

  • migliorare l'efficienza energetica in rilevanti settori;
  • maggiore utilizzazione di fonti di energia rinnovabili;
  • sviluppare tecnologie per catturare e stoccare la CO2;
  • promuovere misure atte a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra nel settore dei trasporti;
  • limitare e/o ridurre le emissioni di metano grazie al suo recupero nel settore della gestione dei rifiuti come pure nella produzione, trasporto e distribuzione di energia.

Tra le misure adottate vi sono anche quelle da attuare in ambito agricolo e forestale, LULUCF, che sta per Land Use, Land-Use Change and Forestry.
Su queste ultime il Protocollo demanda a successive COP la responsabilità di stabilire le attività addizionali all'afforestazione, alla riforestazione e alla deforestazione da tenere in considerazione per il rispetto degli impegni assunti, oltre che la responsabilità di definire le modalità della contabilizzazione di tali attività.


La seconda famiglia è basata su un approccio a carattere internazionale e contiene i cosiddetti meccanismi flessibili o anche meccanismi di Kyoto, quali :

  • l'IET, International Emission Trading, cioè il mercato dei permessi di emissione;
  • l'applicazione congiunta, JI, ovvero Joint Implementation;
  • il CDM, Clean Development Mechanism, cioè il meccanismo per uno sviluppo pulito.


La promozione del marcato dei permessi di emissione sottintende la volontà di ridurre o di eliminare progressivamente incentivi fiscali e sussidi.
Lo scambio dei permessi può esserci solo tra i paesi dell'Allegato B e vengono chiamati, i permessi, AAUs, ovvero Assignment Amount Unites.


I meccanismi JI e CDM permettono di raggiungere i target a costi di abbattimento più bassi e consentono di realizzare, da parte di entità pubbliche e private di un paese, interventi in paesi dove è economicamente più conveniente attuarli.
Ambedue i meccanismi devono essere integrativi delle misure nazionali adottate.
La differenza di applicazione si esplica praticamente nella diversa tipologia dei paesi coinvolti.
Il meccanismo JI prevede che i paesi dell'Allegato B possano collaborare tra loro per raggiungere i rispettivi target prefissati.
Grazie alla realizzazione di un progetto JI il paese che investe acquisisce dei crediti di emissione, detti ERUs (Emission Reduction Units), corrispondenti alla riduzione che è stata realizzata nel paese ospite.


Ogni paese, per poter attivare il meccanismo, dovrà avere dei requisiti che saranno stabiliti in una successiva Conferenza delle Parti.
Il meccanismo CDM è uno strumento simile al precedente ma le attività previste per l'acquisizione dei crediti devono avvenire tra un paese dell'Allegato B e un PVS. Esso è quindi un meccanismo di collaborazione che si pone due obiettivi :

  • ridurre le emissioni a costi più bassi per i paesi proponenti;
  • promuovere lo sviluppo sostenibile nei PVS.


Attraverso questi progetti i paesi che investono ricevono crediti di emissione, detti CERs (Certifitied Emission Reductions), corrispondenti alla riduzione realizzata nel paese ospite.


Le riduzioni di emissioni certificate ottenute tra il 2000 e l'inizio del primo periodo di adempimento (2008) potranno utilizzarsi per contribuire all'adempimento degli impegni previsti per detto periodo.
La Conferenza delle Parti dovrà poi elaborare le modalità e le procedure atte ad assicurare la trasparenza e l'efficienza del meccanismo, anche mediante l'istituzione di un Comitato Esecutivo per la supervisione e la certificazione.

Il testo del Protocollo di Kyōto

Qui è disponibile (in italiano) il testo integrale del Protocollo di Kyōto :
http://www.tuv.it/downloads/protocollo_kyoto_it_tcm19-40285.pdf.


Qui è disponibile (in inglese) il testo integrale del Protocollo di Kyōto :
http://unfccc.int/resource/docs/convkp/kpeng.pdf.


Qui è disponibile (in spagnolo) il testo integrale del Protocollo di Kyōto :
http://unfccc.int/resource/docs/convkp/kpspan.pdf.


Qui è disponibile (in francese) il testo integrale del Protocollo di Kyōto :
http://unfccc.int/resource/docs/convkp/kpspan.pdf.

Siti di interesse

Bibliografia

Quanto esposto è tratto da :
Energia : quale futuro ? - Federico Rossi.

3

Commenti e note

Inserisci un commento

di ,

Io un pensierino lo farei ;)

Rispondi

di ,

Ciao carlo, ti ringrazio per i complimenti :). Beh, no, non ho mai considerato questa eventualità sinceramente :).

Rispondi

di ,

Complimenti asdf, non hai mai considerato l'eventualità di scrivere per professione? Ancora complimenti, -carlo.

Rispondi

Inserisci un commento

Per inserire commenti è necessario iscriversi ad ElectroYou. Se sei già iscritto, effettua il login.