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Effetti della folgorazione

Indice

Introduzione riguardo al rischio elettrico

Spesso sul forum, si richiama l'attenzione degli utenti non addestrati e spesso non informati, riguardo al pericolo legato al rischio di folgorazione specialmente quando questi si accingono a modificare ed in generale ad agire su circuiti elettrici operanti a tensione di rete.

In realtà, il rischio legato al fenomeno dell'elettrocuzione, riguarda un campo molto più vasto di utenti, anche i semplici utilizzatori di apparecchiature elettriche infatti, sono esposti ad un rischio residuo, attenuato dalle precauzioni progettuali adottate dal costruttore di quello specifico apparecchio, dalle protezioni attive e passive inserite nell'impianto da cui il dispositivo viene alimentato e dal mantenimento dell'apparecchiatura stessa in buono stato d'uso.


La folgorazione è quel fenomeno per il quale, una corrente elettrica attraversa il corpo umano provocando effetti patologici di varia natura ed intensità.
Un incidente da folgorazione può comportare lesioni più o meno gravi e permanenti a vari organi del corpo umano, in relazione a diversi fattori che ne stabiliscono la dinamica fisico elettrica e fisiopatologica del soggetto coinvolto.
Penso sia superfluo ricordare che anche in ambito domestico, fra le mura di casa, il rischio di morire folgorati non è affatto assente, al contrario, sebbene come vedremo più avanti, il massiccio utilizzo di interruttori differenziali ha migliorato la sicurezza, l'improprio nome con cui essi sono conosciuti al grande pubblico (salvavita), ne attribuisce un potere salvifico che in realtà essi non hanno.

Contatto diretto

E' il contatto con un elemento dell'impianto elettrico o di un suo apparecchio utilizzatore, che si trova normalmente in tensione in condizioni ordinarie, quale ad esempio un conduttore di fase (filo elettrico), un morsetto, un fusibile, ecc.

Contatto indiretto

E' il contatto tra una parte del corpo e una parte conduttrice (massa) facente parte dell'impianto elettrico ma che non si trova normalmente in tensione (non attiva), ma che può tuttavia assumere un certo potenziale a seguito di un guasto (cedimento) dell'isolamento principale, quale ad esempio la carpenteria di una lavatrice, di un forno a microonde, la piastra di un ferro da stiro, la carcassa di un motore elettrico.
Anche il contatto con una parte conduttrice non facente parte dell'impianto elettrico (massa estranea) che vada in tensione in seguito ad un guasto di isolamento, rientra nel caso di contatto indiretto.


Si può facilmente immaginare come il contatto indiretto, sia in una certa misura più insidioso del contatto diretto, poiché inaspettato. Ad esempio, quando si impugna il maniglione metallico del forno, lo si fa a piena forza, senza timore di restarvi attaccati e quindi con un livello di guardia rispetto al rischio elettrico molto basso, per non dire del tutto inesistente.

Principali effetti della folgorazione

Gli effetti più frequenti e più pericolosi derivanti da uno shock elettrico che possono portare per vie traverse al decesso o comunque compromettere in maniera importante lo stato fisiologico del malcapitato, sono:

  • Tetanizzazione
  • Fibrillazione ventricolare
  • Arresto respiratorio
  • Ustioni

Queste sopra riportate, sono come detto, le conseguenze da tenere in considerazione nelle attività di protezione degli individui dai contatti diretti e indiretti.


E' bene ricordare che l'attività biologica degli organismi viventi, come nel caso degli animali e dell'uomo in particolare, è caratterizzata da fenomeni di tipo elettrico (ed elettrochimico) ossia determinati meccanismi e processi vitali, si sviluppano e hanno modo di esistere con presenza di piccolissime differenze di potenziale. Basti pensare a quando si fa un ECG (elettrocardiogramma), non si fa altro che monitorare gli stimoli elettrici che vengono prodotti nel miocardio.
Trattandosi di tensioni dell'ordine dei mV e di piccole correnti fisiologiche, è facile immaginare come un contatto con una parte in tensione e relativo attraversamento di corrente elettrica, possa portare a scompensi più o meno gravi nei vari processi vitali dei vari organi a livello di micro e macro strutture.

Corrente alternata, continua e incidenza della frequenza

La corrente alternata a frequenza di rete (50-60 Hz) ha gli effetti peggiori sul corpo umano, rispetto ad una corrente continua di pari intensità o comunque ad una corrente a frequenza sensibilmente maggiore, nell'ordine dei MHz.
La spiegazione è da attribuire al fatto che le cellule umane sono contraddistinte da una curva di eccitabilità specfica e da un comportamento di alterazione dipendente dall'intensità e dalla frequenza dello stimolo elettrico. Ne deriva che la corrente alternata, vista come una serie di impulsi di durata semiperiodica provoca la situazione peggiore nei confronti dell'eccitabilità della cellula. Al contrario a frequenze più elevate sarà necessario uno stimolo di intensità maggiore, per provocare l'alterazione del comportamento naturale della stessa cellula.
Può essere utile ricordare a titolo indicativo, che per una corrente alternata (50-60 Hz) la soglia di percezione, sui polpastrelli di una mano, si aggira sugli 0,5 mA (RMS) mentre vale circa 2 mA in corrente continua.

In realtà la faccenda è molto più complicata ed articolata ed impegna diverse branche della scienza medica e non solo.
Tuttavia, per chi volesse approfondire, consiglio la lettura di uno dei capitoli del testo riportato alla fine dell'articolo.

La tetanizzazione

I muscoli sono normalmente comandati ed azionati da impulsi elettrici fisiologici che si propagano lungo le fibre nervose.
Si ha il fenomeno di tetanizzazione, quando il muscolo non risponde più agli stimoli fisiologici ma viene contratto ed eventualmente decontratto a causa degli stimoli elettrici legati al passaggio di corrente dovuta all'elettrocuzione soggetto.
Quando la frequenza degli stimoli supera un dato valore, il muscolo si contrae senza possibilità di ritornare allo stato di quiete (almeno finché non cessa lo stimolo elettrico) in questo caso si parla di contrazione tetanica massimale o tetano fuso.

Per quanto esposto precedentemente, va detto che la tetanizzazione è un fenomeno quasi esclusivamente appannaggio delle elettrocuzioni da correnti alternate. Tuttavia, in particolari casi, anche una corrente continua di elevata intensità può portare a tetanizzazione muscolare.

La pericolosità della tetanizzazione muscolare per il soggetto coinvolto, è legata (nel peggiore dei casi) all'impossibilità dell'interessato di staccarsi dalla parte in tensione, ovvero di lasciare la presa che determina in esso il passaggio di corrente elettrica.
Il valore limite di corrente, per il quale il soggetto sottoposto ad elettrocuzione è ancora in grado di staccare la presa dalla parte in tensione è mediamente quantificato i 10 mA (AC 50-60 Hz) e prende il nome di corrente di rilascio.

La fibrillazione ventricolare

Fin da piccoli ci hanno insegnato che il cuore si comporta come una vera e propria pompa. Per fare una similitudine, il nodo senoatriale è il generatore (esso infatti genera impulsi elettrici), le fibre di trasmissione al miocardio, costituiscono la conduttura di alimentazione, il miocardio è il motore che aziona la "pompa ventricolare". In questo modo, con frequenza media di circa 70 pulsazioni al minuto, il sangue viene spinto nel "circuito arterioso" (i condotti di mandata).
Un sistema biologicamente "perfetto" salvo patologie che possono richiedere la sostituzione del nodo senoatriale con un pace maker (generatore artificiale di impulsi elettrici) o delle valvole cardiache ad esempio.

Quando si parla di elettrocuzione, la prima cosa che viene in mente è l'arresto cardiaco. Questa causa di morte è tuttavia lo stadio finale di quella che viene conosciuta con il nome di fibrillazione ventricolare, ovvero un alterazione patologica del meccanicismo ritmico ed ordinato di trasmissione degli impulsi elettrici che in tal caso si sovrappongono freneticamente rendendo disordinata ed inefficiente la contrazione dei ventricoli i quali non riescono più a pompare correttamente il sangue nelle arterie.
Quando si arriva alla fibrillazione vera e propria, questa è irreversibile, essa cioè non cessa al cessare della causa che l'ha prodotta (folgorazione), nel 90% degli infortuni mortali di nautura elettrica, la fibrillazione ventricolare è la causa che porta al decesso dell'infortunato.
In questi casi, l'unica probabilità di salvezza è data da una contro stimolazione esterna, una scarica elettrica di elevata intensità opportunamente assestata, in pratica quello che si cerca di fare con il classico defibrillatore.
Tuttavia, non sempre si ha la fortuna di avere a portata di mano, attrezzatura idonea e personale specializzato a tale tipo di manovra. L'unica cosa che si può fare su un soggetto colpito da fibrillazione ventricolare (riconoscibile da assenza del battito in prossimità del polso e da dilatazione evidente della pupilla) è di praticarne il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale, in attesa che possano venire prestati i dovuti soccorsi, ma nella migliore delle ipotesi, sono attività che vanno attuate entro pochissimi minuti dall'incidente, pena danni irreparabili fino al decesso stesso del soggetto.

Ad influire sul fenomeno della fibrillazione ventricolare, oltre alla porzione di corrente realmente interessata e della quale per ovvi motivi di difficoltà di sperimentazione, non se ne conosce bene il valore, riveste un ruolo determinante il percorso che la corrente compie nell'attraversamento del corpo sottoposto alla scarica, essendo questa discriminante una variabile stessa nel determinare la corrente che può interessare il cuore e il fenomeno di fibrillazione.
Per semplificare al massimo, possiamo dire che nei confronti della fibrillazione ventricolare, il percorso mano sinistra - torace è quello più pericoloso, mentre un contatto piede - piede ha un fattore di rischio sensibilmente inferiore.
Oltre a quelle accennate, ci sono poi altre variabili che rendono difficile stabilire con esattezza la frazione di corrente che interessa e che innesca il fenomeno della fibrillazione. Anche la durata di esposizione al passaggio di corrente è determinante, normalmente, correnti che cessano entro il normale periodo del ciclo cardiaco (0,5 - 1s) non sono in grado di determinare la fibrillazione. L'esposizione al passaggio di correnti elevate invece, spesso non sono causa fibrillazione, ma di arresto diretto del muscolo cardiaco.
Una variabile "di fortuna o sfortuna" è poi legata alla fase del ciclo cardiaco (immaginiamolo come il ciclo otto dei motori a scoppio) in cui avviene la folgorazione, in sostanza, esiste una frazione temporale in cui il ventricolo si trova ad essere elettricamente instabile, ovvero quando questi ha terminato il ciclo di contrazione e non ha ancora ricevuto lo stimolo fisiologico dal nodo senoatriale. In questo preciso istante, la probabilità di innesco della fibrillazione è notevolmente maggiore.

L'arresto respiratorio

E'il naturale successore del fenomeno di tetanizzazione muscolare. L'arresto respiratorio avviene con correnti superiori a quella di rilascio ed è determinato dalla contrazione dei muscoli preposti alla respirazione tra i quali il diaframma è il maggior rappresentante, ci sono poi i muscoli scaleni, quelli sternocleidomastoidei, ecc.
Nel contempo si può verificare anche una paralisi dei centri nervosi responsabili della respirazione, con conseguente svenimento e rischio di morte per soffocamento, con la lingua che tende ad essere ingoiata dal soggetto.
L'asfissia, rappresenta circa il 6% delle morti per infortunio elettrico.
In questi casi, la respirazione artificiale praticata tempestivamente, può salvare il malcapitato, tuttavia essa va praticata entro cinque minuti al massimo (e per il tempo necessario) per prevenire il soffocamento e i danni cerebrali dovuti all'anossia.

Le ustioni

Normalmente la pelle ha una resistività maggiore dei tessuti interni, che sono prevalentemente acquosi. Per questo motivo le ustioni da folgorazione, si sviluppano principalmente sul tessuto epidermico, in corrispondenza dei punti di ingresso e di uscita della scarica elettrica.
Bastano solo pochi mA per mm² applicati per qualche secondo a generare fenomeni di ustione. Densità di corrente superiori, nell'ordine dei 50 mA per mm², sono sufficienti ad innescare la carbonizzazione del tessuto superficiale.
Il segno impresso sulla pelle di un soggetto folgorato, prende il nome di marchio elettrico.
Il marchio elettrico è generalmente assente in caso di elettrocuzione causata da basse correnti applicate per un breve lasso di tempo, soprattutto se l'area esposta al contatto è di rilevante superficie.
Da questo, si può comprendere come il marchio elettrico e le peggiori ustioni, si riscontrino in presenza di alte tensioni di contatto, non a caso il marchio elettrico si manifesta solo nel 25% degli infortuni mortali in BT, mentre è presente ne 90% di quelli in AT.
In questi casi, i fenomeni legati all'effetto joule, sono predominanti rispetto a quelli precedentemente illustrati.

Alle ustioni esterne, corrisponde una distruzione degli organi interni, sottoposti ad un violento delta termico dovuto alla folgorazione, distruzione dei centri nervosi, lacerazione delle arterie con conseguenti emorragie.
Va detto che ustioni sul corpo umano, possono derivare anche senza che questo sia attraversato dalla corrente elettrica, ad esempio a seguito di fenomeni legati alla formazione di arco elettrico.

Zone di percezione e pericolosità della corrente alternata

Nella zona AC-1 la corrente può essere percettibile senza tuttavia dare luogo ad alcuna reazione. In AC-2 normalmente non si incorre in fenomeni patologici pericoloso, fino alla soglia di tetanizzazione. In AC-3 è altamente probabile il verificarsi di effetti fisiopatologici solitamente reversibili quali contrazioni muscolari, difficoltà respiratorie, aritmie e arresti temporanei del cuore, difficilmente si innesca la fibrillazione ventricolare. La pericolosità aumento con l'aumentare del tempo e della corrente. Infine, nella zona AC-4, la fibrillazione ventricolare è altamente probabile, così come l'arresto respiratorio e la formazione di ustioni. Le curve tratteggiate C2 e C3 sottointendono una probabilità di innesco di fibrillazione ventricolare rispettivamente pari al 5% e al 50%.

Il corpo umano visto come una resistenza

Se i nostri tessutti fossero impermeabili al passaggio di corrente elettrica, ovvero se il nostro organismo si comportasse come un isolante ideale, non staremmo quì a parlare di folgorazione. In realtà, il nostro corpo assomiglia più ad un impedenza capacitiva, dove l'effetto capacitivo è dato dalla pelle che fa da isolante tra l'elettrodo di contatto e i tessuti interni che presentano resistività decisamente inferiore a quella della pelle. Tuttavia in corrente alternata (50-60 Hz), l'effetto capacitivo della pelle risulta trascurabile, per questo motivo comunemente si parla di resistenza del corpo umano RB (B=Body).

Quando si parla di resistenza del corpo umano tuttavia, bisogna considerane che essa è variabile e dipendente dalle condizioni fisiologiche che variano da individuo a individuo. Può essere utile, valutare le variabili che influiscono in misura maggiore sul valore di RB.

Il percorso

Come già anticipato in precedenza per la pericolosità della corrente che attraversa il corpo umano, anche la resistenza interna dello stesso è dipendente dal percorso della corrente. Questo è spiegabile dal fatto che la resistenza del corpo non è uniformemente distribuita nello stesso, ovvero essa è maggiormante concentrata negli arti e quasi trascurabile nel tronco.

Schematizzazione della resistenza percentuale delle varie parti del corpo umano a). Circuito equivalente b)

Altre variabili

Se la pelle fosse un buon isolante, gli effetti di un contatto con una parte in tensione potrebbero essere trascurabili. Purtroppo la pelle ha una sua caratteristica resistenza. A questa va sommata la resistenza di contatto tra elettrodo ed epidermide. Quest'ultimo dato è di primaria importanza nella determinazione degli effetti dovuti all'elettrocuzione. La resistenza in essere infatti è soggetta a parecchie variabili fisiche ed ambientali.

Stato della pelle

L'umidità ad esempio, l'avere le mani bagnate o sudate diminuisce il valore di resistenza fino al 50% rispetto a condizioni da asciutto.
Ferite, abrasioni e lesioni cutanee, se interessate al punto di contatto abbassano notevolmente la resistenza. Viceversa, una pelle molto secca, indurita e callosa, determina un aumento considerevole del valore di resistenza.
Altre variabili riguardano la superficie di contatto, la pressione con cui questo si verifica (sfiorare o impugnare con decisione una parte in tensione, suppone resistenze di contatto ben diverse), la durata del contatto. Al crescere delle grandezze appena citate, diminuisce la resistenza della pelle.
In ultimo, va ricordato che tensione e frequenza quando superano determinati valori, rendono trascurabile la resistenza della pelle.

Il terreno conduttore e la sua resistenza

Se si escludono le folgorazioni dovute a contatti bipolari, la maggiorpare delle correnti che interessano gli infortuni da elettrocuzione, si richiudono attraverso il terreno (ottimo conduttore) che costituisce la via preferenziale per la richiusura del circuito verso il generatore (trasformatore di distribuzione).
Essere a conoscenza dei meccanismi e delle leggi che determinano la resistività e la resistenza del terreno è importante nello studio dei fenomeni che riguardano l'elettrocuzione.
Non secondariamente, ciò ha permesso di implementare un sistema di protezione contro i contatti indiretti, in associazione a dispositivi di interruzione automatica dell'alimentazione, in caso di guasti di isolamento.

Nella richiusura della corrente di guasto, attraverso il soggetto interessato, va adesso considerata anche la resistenza verso terra del soggetto. Senza dimenticare che va tenuto in conto anche l'apporto della resistenza dell'eventuale pavimentazione che varia in base al tipo di materiale utilizzato.

La tensione di contatto

Della corrente ne abbiamo parlato, del corpo umano come resistenza è stato accennato, essendo presenti le tre grandezze che si relazionano nella legge di Ohm vediamo come nella pratica, piuttosto che riferirsi ai limiti di corrente pericolosa per l'organismo, ci si riferisce alla rispettiva tensione di pericolo.

La tensione alla quale è sottoposto un corpo umano durante un guasto di isolamento è definita come tensione di contatto (UT). La tensione assunta da una massa collegata ad un impianto di terra di resistenza RE a seguito di un guasto di isolamento che determina la circolazione di una corrente Ig, vale il prodotto tra quest'ultima ed RE. Essa prende il nome di tensione totale di terra.
La tensione di contatto normalmente è minore o al massimo uguale alla tensione totale di terra.

Subentra a questo punto la necessità di adottare dei riferimenti standard riguardo al valore di RB (resistenza del corpo umano). In sede normativa è stato individuato un valore convenzionale pari a 1000 Ω


La protezione contro i contatti indiretti

Una volta verificate le condizioni critiche per l'organismo legate al passaggio di corrente elettrica attraverso la pelle e i tessuti, tenuto conto delle resistenze del corpo, del corpo verso terra (con approssimazioni e semplificazioni a favore della sicurezza) e dei circuiti equivalenti, normalizzati degli inevitabili valori convenzionali comuni nella maggiorparte dei casi, si può affrontare il capitolo legato ai sistemi di protezione attiva e passiva nei confronti dei contatti indiretti.
Le misure normalmente messe in campo riguardano l'impiego di sistemi di isolamento ridondante, doppio o rinforzato, l'utilizzo di bassissime tensioni di alimentazione, dette di sicurezza (con l'ovvia discriminante relativa alla potenza richiesta dal sistema da alimentare), l'isolamento per separazione elettrica, ovvero tramite interposizione di un trasformatore con primario e secondario galvanicamente isolati e senza riferimenti a terra (sistemi IT), fino ad arrivare a quella maggiormente utilizzata (sistemi TT) che consiste nel collegamento delle masse (e delle masse estranee) dell'impianto ad una terra locale, in abbinamento a dispositivi automatici di interruzione dell'alimentazione (interruttori differenziali nei sistemi TT, e in parte interruttori magneto termici nei sistemi TN, con le dovute eccezioni in relazione ai circuiti presi in esame).

La curva di sicurezza

Quella che segue è la rappresentazione della curva di sicurezza corrente-tempo per la protezione dai contatti indiretti a mezzo interruzione automatica dell'alimentazione.
Essa ci serve ad individuare il tempo per il quale una data corrente è ritenuta accettabile in relazione agli effetti sul corpo umano.
Tale valutazione risulta essenziale per determinare la successiva curva di sicurezza tensione-tempo adottata a livello internazionale nella protezione contro i contatti indiretti.


La curva tratteggiata è la curva di sicurezza corrente-tempo, essa si trova in posizone intermedia tra le curve b e c1 che delimitano la zona in cui si è sottoposti a shock elettrico percettibile (b) e in cui si è a rischio di fibrillazione ventricolare (c1).

Da quanto appena visto, ne consegue che la curva di sicurezza tende ad escludere tutti quei fenomeni fisiopatologici ad elevato rischio di decesso per il soggetto folgorato a cominciare dalla fibrillazione ventricolare, essa tuttavia, non preclude la possibilità di lesioni e danni fisiologici quantunque di rilevante entità.

Per il calcolo delle curve di sicurezza tensione-tempo in condizioni ordinarie e in condizioni particolari, sono state fatte ulteriori valutazioni in merito della resistenza della persona verso terra REB da mettere in serie con quella del corpo umano RB, tale valore è assunto in maniera cautelativa in 1000 Ω in ambienti ordinari (interno di edifici) e in 200 Ω in ambienti particolari (all'aperto). Valori che richiamano alla mente i valori di resistenza verso terra di parti conduttrici metalliche, classificate come masse estranee.

Per avvicinarsi più possibile a dati realistici poi, si sono assunti valori di RB nel percorso mano-piede, non superati dal 5% della popolazione, come da tabella sotto riportata.

Tensione di contatto (V) Valori di RB (Ω)
25 875
50 725
75 625
100 600
125 562
220 500
700 375
1000 350
valore asintotico 325

Integrando questi dati col valore di corrente che attraversa le resistenze in serie RB + REB per uno specifico valore di tensione e il tempo corrispondente (tollerabile) ad una determinata corrente come riportato nel grafico precedente (corrente-tempo), si possono sviluppare le seguenti tabelle:

Tensione di contatto (V) RB + REB (Ω) I (mA) t (s)
25 - - -
50 1725 29 5
75 1625 46 0,6
90 1600 56 0,45
110 1535 72 0,36
150 1475 102 0,27
230 1375 167 0,17
280 1370 204 0,12
500 1360 368 0,04

Curva di sicurezza tensione-tempo in condizioni ordinarie

Sostituendo la resistenza da 1000 Ω al valore di REB con quella da 200 Ω, si ricava una tabella analoga, dalla quale estrapolare la curva di sicurezza in condizioni particolari.

Tensione di contatto (V) RB + REB (Ω) I (mA) t (s)
25 1075 23 5
50 925 54 0,47
75 825 91 0,30
90 780 115 0,25
110 730 151 0,18
150 660 227 0,10
230 575 400 0,03
280 570 491 0,02
500 - - -

Curva di sicurezza tensione-tempo in condizioni particolari

Il maggior valore della tensione di contatto a vuoto che è possibile mantenere (sulle masse) per un tempo indefinito, prende il nome di tensione di contatto limite convenzionale, essa è indicata con l'abbreviazione UL e vale 50 V in ambienti ordinari, viene invece ridotta a 25 V in ambienti particolari.

E' compito di colui in quale progetta e realizza sistemi di protezione attiva e passiva contro i pericoli della corrente elettrica sul corpo umano, e mi riferisco al binomio impianto di terra + interruttore differenziale, cordinare questi due elementi in maniera tale che i limiti normativi in merito alla sicurezza di persone ed animali, risultino soddisfatti.

Considerazioni

Inizialmente avevo in mente un articolo un po' diverso, più alla portata dell'utente medio, così è stato fino ai paragrafi in cui si accenna agli effetti deleteri della folgorazione.
Proprio mentre scrivevo l'articolo, mi è giunta notizia di un duplice decesso in un quartiere a due passi da casa mia, si tratta di una giovane madre e della sua figlioletta di neanche due anni. A quanto pare, a cagionare la morte delle due sventurate, potrebbe essere stato un contatto diretto. Siamo nel campo delle indiscrezioni e quindi l'esame autoptico e le successive indagini, potranno smentire la prima notizia.

Tuttavia, anche se da alcune indagini statistiche si evince che la morte per folgorazione diretta non rientra tra le più incidenti e frequenti cause di decesso, soprattutto in termini di infortuni sul lavoro, (ma va ricordato che di folgorazione si può morire anche per vie traverse, cadute da ponteggi, o da scale, traumi vari susseguenti a shock elettrico), nel privato, sussistono ancora situazioni impiantistiche decisamente pericolose, assenza di interruttori differenziali, impianti di terra mai manutenzionati o addirittura non allacciati (ma anche completamente inesistenti), installazioni non a regola d'arte se non addirittura dolose.
Tutto questo, affiancato ad una scarsa cultura relativa al rischio elettrico, porta ad una situazione diffusa, per la quale, solo il caso o la fortuna, evita conseguenze nefaste. Ma come insegna la statistica e come scritto in altro capitolo del testo da cui ho preso spunto per questo articolo, a lungo andare, in assenza di provvedimenti volti a ridurre i rischi potenziali, l'evento negativo prima o poi ci scappa.

Quello della sicurezza elettrica è un tema per certi versi affascinante, tuttavia trovo doveroso cercare di estendere, anche in maniera terra-terra, quelli che possono essere i pericoli più comuni a volte sottovalutati dal semplice utilizzatore.
E' quanto mi ero preposto nei primi due articoli riguardo al tema sicurezza, sul mio blog, sperando di potere inserire presto altri spunti.
Per chi fosse interessato: I pericoli elettrici in casa - parte 1 e la sua continuazione: I pericoli elettrici in casa - parte 2

Fonti

Quanto sopra riportato, salvo alcune interpretazioni personali (possibilimente errate) è tratto in buona parte dalla seconda edizione del testo
V. Carrescia - "Fondamenti di sicurezza elettrica", [edizioni TNE]

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Commenti e note

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di ,

attilio, aumentano i casi dove c'è tensione continua da batterie. Quando hai tempo, potresti integrare anche questi casi, per completezza? Grazie!

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di ,

Bellissimo e completo. In piu' ordinatissimo, ben nomenclato e tabelle e figure dall'aspetto talmente accattivante, che invogliano a leggere il contenuto.

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di ,

Ah ok, potrebbe essere un refuso, controllerò!

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di ,

intendevo la curva B shock elettrico percettibile (b) l'ho sempre vista sui 10mA.... anche sulla CEI 64 la curva b "sfocia" in alto sui 10mA

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di ,

La curva di sicurezza è quella tratteggiata, asintotica per valori di poco inferiori ai 30 mA già con un tempo di 5 secondi.

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di ,

Una domanda... ma la curva di sicurezza non si ferma ai 10mA?... (sul grafico arriva a 5mA)

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di ,

Bravo Attilio, articolo interessante.

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di ,

Complimenti per l'articolo Attilio ;)

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di ,

Quello che mi piace di questo articolo è che insegna a non fidarsi e a prestare più attenzione a quello che si fa quando si usa, per esempio, un asciugacapelli con le mani bagnate oppure un vecchio elettrodomestico con il cordone di alimentazione un po' spelacchiato.
Bravo Attilio , davvero un bel lavoro!

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di ,

Ottimo articolo :)

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di ,

L'articolo è certamente utile (e scorrevole da leggere!) sia per gli "addetti" che per gli "estranei" ai lavori: per i primi perché (essendo, appunto, addetti) non si sentano mai troppo esperti da poter sottovalutare gli aspetti della sicurezza (a volte capita...); per i secondi, perché possano conoscere tali rischi, e convincersi che ogni intervento manutentivo all'impianto elettrico di casa sia un ottimo investimento per la sicurezza di tutti!

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di ,

Nobile l'intento, esposizione chiara, quindi un voto meritato. Ora permettimi una critica, i soggetti piu' a rischio, sono coloro che non sono del settore. Forse essendo la stragrande maggioranza degli utenti di un forum del settore, persone erudite in merito, nessuno ti ferebbe la seguente critica. Qundi un articolo cosi dettagliato e ricco di tecnicismi, serve solo a ricordare per l'ennesima volta agli addetti ai lavori la classica lezione sull'argomento. Sarebbe stato piu' utile un articolo con foto e fumetti per renderlo fruibile ai veri soggetti a rischio, anziani donne e bambini in primis, e magari un titolo meno dotto e piu' semplice per gli indici dei motori di ricerca. "Cosa vuole dire prendere la scossa?" per esempio.

Rispondi

di ,

Complimenti Attilio, bella presentazione e argomento molto interessante quanto importante e fondamentale, e purtroppo spesso sottovalutato e sconosciuto, devo ammettere che mi hai anticipato, avevo pensato anch'io ad una presentazione sull'aspetto del rischio elettrico, e forse non sarebbe una cattiva idea fare in modo di averlo sempre disponibile in homepage e nella homepage del forum, tanto per richia,mare l'attenzione all'elemento sicurezza per chi spesso come si legge nel forum si addendra in questo campo o si avvicina per il classico fai da te, ma anche per sensibilizzare la conoscneza di tutti per far si che le cronache parlino di meno o meglio non parlino più di eventi legati al rischio elettrico.

Rispondi

di ,

Grazie Attilio, articolo bello e utile. Purtroppo questo é un argomento di cui non si parla mai abbastanza.

Rispondi

di ,

Claudio, l'articolo come l'hai letto tu non era completo, devo averlo pubblicato erroneamente, chiedo scusa. L'ho terminato adesso e come spesso capita lo trovo poco scorrevole e con qualche cacofonia qua e la, ma è un mio limite. Comunque grazie per il tuo giudizio.

Rispondi

di ,

Ottimo articolo! Mi sembra di risentire le parole di mio padre (tecnico presso l'Enel e operatore su linee a media e bassa tensione): "la corrente elettrica è un mostro invisibile"...

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