Proseguo il discorso sulla regola dell'arte, per capire come va vista oggi. Forse meglio di me, farebbe il nostro saggio Mike, che anche nella discussione che mi ha fatto partire l'idea di scrivere queste righe, ha fatto delle considerazioni da approfondire.
Ad ogni modo, proseguendo il discorso da dove l'avevo lasciato, provo a dirimere la questione, che così "a senso" sembra semplice, ma quando si prova a sviscerarla, si fa in vero, più complicata.
Mentre scrivo ovviamente, penso sempre agli impianti elettrici; tuttavia, essendo un modo di dire talmente inflazionato ed abusato anche in settori (che con l'impiantistica c'entrano poco o punto) mi auguro che le considerazioni che vado a fare, possano valere anche per questi. Quindi non stupitevi se non entro nello specifico degli impianti
«Un lavoro eseguito "a regola d'arte!"»
Chissà quante volte ci è capitato di sentirlo dire; da chi magari ha pagato profumatamente per farlo eseguire (tronfio perciò d'orgoglio o per giustificare una spesa elevata o magari per vantarsi di un supposto "affare"); oppure da chi magari l'ha eseguito (per giustificare il prezzo richiesto o per darsi delle arie e/o per scopi pubblicitari).
Ma la domanda è: «che cosa diavolo vuol dire "a regola d'arte"?»
Ricercare una definizione non è semplice, perchè è essa stessa sfuggente ed è possibile darne più d'una.
Una selezione di definizioni fantasiose e poetiche si trova qui.
Forse la prima e più semplice traduzione che ne farei è: "un lavoro fatto davvero per bene".
In realtà però, non è sufficiente, perchè tradurla in questo modo ne tronca il significato.
Poichè la locuzione ha un origine definita (come abbiamo visto), uno che fa un lavoro a regola d'arte, si deve sentire maestro di quell'arte, ovvero di aver appreso quell'arte fino ad eseguire quel lavoro in maniera "perfetta".
«E chi può dire che quel lavoro è eseguito in maniera "perfetta"?»
Per il momento dico nessuno. Già, perché la scelta di condurre un lavoro in un certo modo piuttosto che in un altro, dipende da molti fattori, e non è detto che due maestri artigiani farebbero lo stesso lavoro nello stesso modo. Anzi è più probabile il contrario.
Aggiungo che in periodi storici diversi, anche lo stesso maestro artigano, probabilmente userebbe soluzioni tecniche diverse.
Ecco, forse qui sta il nocciolo della questione.
Lo "a regola d'arte" sta proprio a significare:
La regola dell'arte rifugge insomma, da una definizione chiara e da prescrizioni precise, proprio perché deve calzare per più cose e per tutti i tempi. Per dirla in altre parole, deve adeguarsi al progresso tecnologico, al momento storico, (perché no) al gusto estetico del periodo, al momento culturale... E' necessario che non si irrigidisca in una definizione, così da non rischiare di diventare anacronistica in tempi brevi, come può avvenire ad esempio con una prescrizione tecnica, alla luce di nuove scoperte od innovazioni tecniche.
«Ah, quindi si può capire se un lavoro è fatto davvero "a regola d'arte".. o no?»
Beh, la speranza è proprio di sì. Chi sa dovrebbe capirlo. Il guaio è stabilire dei parametri univoci per rendere palese la conformità alla regola dell'arte. Perchè "regola d'arte" è una definizione data per lavori artiganali; e per artigianali si intendono lavori "unici", non seriali. In questo contesto il maestro (preferirei usare il termine professionista, ma nel nostro campo designa una figura specifica) ha una certa autonomia organizzativa, una certa discrezionalità tecnica, con le quali pone in essere quanto gli viene commissionato, utilizzando la sua perizia e coscienza.
Chiaramente abbisogna di cognizioni specifiche commisurate alla natura dell'opera che esegue, con le quali avrà prima valutato le modalità di esecuzione del lavoro, per poi eseguirlo con diligenza, prudenza, e professionalità.
«Ma come si può giudicare il lavoro?»
Volendo parametrizzare il lavoro "a regola d'arte", è necessario stabilire il livello qualitativo del manufatto secondo dei criteri riconducibili allo "stato dell'arte"; ovvero la capacità tecnica e tecnologica "dell'arte" in quel preciso momento, in quello specifico comparto. Ovviamente la lavorazione deve tener conto del rapporto costo-qualità che ci si può leggittimamente aspettare dal contratto fra cliente e artigiano/professionista.
Grossomodo si deve tener conto di:
- Esigenze. E' ciò che il cliente chiede, che viene vagliato dall'artigiano/professionista, il quale troverà la soluzione più adatta per realizzarlo.
- Tecnica. E' l'indagine che permetterà la scelta dei materiali più adatti da utilizzare.
- Progetto. Vi è la scelta finale di cosa fare e come procedere.
- Finitura e verifica. Viene verificata e valutata l'opera svolta, secondo quanto progettato e la rispondenza dei materiali alle caratteristiche richieste.
- Funzionalità. E' la rispondenza alle caratteristiche tecniche richieste all'opera.
- Prestazionalità. E' il grado con cui l'opera può adempiere al meglio alla sua funzione.
- Documentazione. E' la scelta di documentare quanto si è stabilito di fare e ciò che si è fatto.
- Estetica. La qualità estetica del manufatto, che può andare dal semplice "appaga l'occhio" alla finitura lussuosa.
Conclusioni
In soldoni, in assenza di parametri più articolati, la valutazione va rimandata all'obiettività e alla coscienza di chi è "del mestiere", che valuta (in relazione alla propria professionalità e competenza) l'opera unica e artigianale, così come si presenta.
Oggi però, è possibile fare riferimento a un mare sterminato di norme tecniche (perlomeno nel nostro settore), per cui la prossima volta, le metterò in relazione alla "regola dell'arte".

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