La prova di resilienza mostra il comportamento di un provino soggetto ad una rottura per orto-flessione.
In pratica, si realizza un intaglio nella mezzeria del provino che viene poi poggiato su due sostegni. Il provino viene successivamente colpito, e quindi rotto, con un unico colpo.
L'energia che viene assorbita non è altro che la resistenza agli urti del provino (e quindi del materiale di cui è composto) e quindi la resilienza.
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I provini utilizzati: caratteristiche
I provini utilizzati sono del tipo in figura:
Devono cioè avere una lunghezza di 55 mm ed una sezione quadrata di lato pari a 10 mm.
Come è stato già detto nell'introduzione, il provino deve essere intagliato nella mezzeria. Anche qui si distinguono due diversi tipi di intaglio:
- intaglio a U, profondo 5 mm e avente raggio del fondo di intaglio di 1 mm;
- intaglio a V, con apertura angolare di 45°, profondità di 2 mm.
Modalità di svolgimento della prova
La prova è condotta tramite l'utilizzo di una macchina detta Pendolo di Charpy.
Da ciò deriva il nome più comune che viene dato a questo tipo di prova che è "Prova di Charpy" o "Charpy test".
Esso è schematizzato come segue:
dove:
- A è una mazza girevole in O;
- M è il martello
- B è il quadrante, su cui una coppia di indici (uno folle e uno solidale con A) segna la posizione angolare di A.
Per eseguire la prova, si porta il pendolo ad una altezza H e lo si fissa su di un appoggio. Fatto ciò si posiziona anche la provetta in modo che la parte su cui è stato realizzato l'intaglio sia opposta alla parte su cui va a battere il martello. Dopo si lascia cadere il pendolo che va a rompere il provino, raggiungendo una altezza h e poi tornerà ad oscillare. Un freno elettromagnetico provvede poi a smorzare le oscillazioni.
Facciamo ora qualche conto.
L'energia a disposizione è pari a:

Una parte di questa energia viene spesa per rompere il provino, la parte rimanente per portare il pendolo ad una altezza h. A questo punto l'energia posseduta dal pendolo risulta essere:

Se si indica con l la lunghezza del pendolo e con α l'angolo che esso forma con la verticale:

Da qui si ha che il lavoro per rompere la provetta è:

Ma la resilienza K non è altro che il lavoro che viene assorbito dalla provetta, per cui:

La macchina per eseguire la prova di resilienza deve avere una energia diposnibile di 300 ± 10 J.
Simbologia adottata
La simbologia adottata è:
- KU, se l'intaglio è ad U;
- KV, se l'intaglio è a V;
seguita dal valore della resilienza.
Qualche video
Di seguito ecco qualche video pratico di come viene eseguita questa prova, il primo in inglese, il secondo in italiano:

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