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Il Blog di Marco Dal Prà

Non solo impianti elettrici


Gli ultimi articoli di m_dalpra

pubblicato 5 anni fa, 4.728 visualizzazioni

Oggi vorrei proporre un articolo misto tra la riflessione e la provocazione, con il quale provo ad immaginare la realizzazione di un l'impianto elettrico di casa in corrente continua anziché in corrente alternata. L'elettronica sta subentrando in quasi tutti gli utilizzatori domestici (e industriali) ma per funzionare necessita della corrente continua, anche sulle potenze importanti. Analizziamo quindi la situazione e cerchiamo di individuare vantaggi e svantaggi di un impianto di distribuzione in corrente continua.

Premetto subito che parleremo di ambiente domestico. Nel mondo industriale ci sono situazioni molto diversificate che richiedono soluzioni su misura, quindi non utili per fare un ragionamento che possa comprendere produzioni “di serie”. Nel mondo domestico invece le situazione si ripetono “n” volte ed eventuali componenti potrebbero essere prodotti su larga scala con un contenimento dei costi. L'applicazione domestica inoltre è alla portata della comprensione di tutti, invece quelle industriali si restringono a pochi addetti ai lavori. Facciamo quindi questo primo passo per il mondo domestico, mentre rimando ad futuri articoli le eventuali applicazioni in altri settori.

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pubblicato 5 anni fa, 692 visualizzazioni

Uno dei problemi che assilla la comunità dei sostenitori di Bitcoin, è la dimensione dei blocchi. Questa tematica ha già causato scissioni tra gli sviluppatori che hanno portato allo sviluppo di progetti alternativi somiglianti ma comunque diversi. La storia è presto detta: alcuni credono che i blocchi, dove sono memorizzate le operazioni di pagamento, debbano essere più piccoli possibili, mentre altri ritengono che la dimensione dei blocchi non deve avere dei limiti. Vediamo vantaggi e svantaggi delle proposte e perché sono favorevole ad una delle due.

Bitcoin è praticamente una banca diffusa tra i correntisti. una banca dotata di una propria moneta. Chiunque può conservare nel proprio PC l'archivio di tutte le operazioni di pagamento dal 2009 ad oggi, la blockchain, soltanto che per mantenerla aggiornata deve tenerlo acceso 24 ore su 24.

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pubblicato 6 anni fa, 566 visualizzazioni

La rete ethernet per come la conosciamo oggi, cablata con cavi in rame, esiste da circa 30 anni. Era infatti il 1990 quando è stato standardizzato il cavo di Categoria 3 ed il connettore RJ45 al fine di realizzare reti "10BaseT", cioè reti che raggiungevano un massimo di 10 Megabit per secondo, utilizzando cavi con 4 coppie "twistate". Nel 1995 siamo poi arrivati al cavo Categoria 5, che raggiungeva i 100Mb/s e nel 1999 siamo arrivati sempre su rame a 1000 Mb/s, detta anche Gigabit Ethernet, interfaccia che oggi hanno tutti i PC. Cosa c'entra tutto questo con la Internet Of things? Il nesso c'è: vediamolo assieme.

La tecnologia delle reti ethernet con il passare gli anni ha raggiunto un livello di diffusione e di affermazione sul mercato a dir poco enorme.

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pubblicato 6 anni fa, 1.083 visualizzazioni

Ricordo una volta un lavoro che svolsi dentro la Centrale Termoelettrica dell'ENEL "Andrea Palladio" in provincia di Venezia. Fu l'occasione per me non solo di vedere dall'interno un grande impianto industriale, ma anche di imparare come funziona un'azienda che "lavora" in qualità e in sicurezza, come oggi non si vedono più. E' stato nei primi anni '90, praticamente un secolo fa. Ma in tutti i sensi.

A quell'epoca mi occupavo prevalentemente della stesura di software per automazione industriale, nella fattispecie di PLC, e generalmente entravo in piccole e medie aziende manufatturiere, di confezionamento, movimentazione ed imballaggio ad esempio di prodotti cosmetici. Poi stavano iniziando anche le prime applicazioni di Building Automation, preludio alla domotica, ma comunque si trattava sempre di ambienti "luminosi", molto puliti al loro interno, con pavimenti di colore chiaro nonostante il viavai dei muletti.

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pubblicato 6 anni fa, 1.202 visualizzazioni

Sarà capitato anche a voi di avere un'idea per risolvere un problema talmente bizzarra tanto da non avere il coraggio di proporla ad colleghi, amici o parenti. Ebbene è questa la situazione in cui mi sono trovato quando mi hanno fatto notare il problema di dover avviare dei gruppi elettrogeni di emergenza in parallelo tra loro in pochissimi secondi. In quel momento mi era sembrata una sfida impossibile, tanto che non vedevo possibile nessuna soluzione tranne che....tranne quello di cui parleremo tra poco.

Quando si mette in moto un gruppo elettrogeno per uso emergenza, solitamente in pochi secondi è in grado di erogare potenza ed alimentare un qualsiasi carico "in isola", a patto che il carico sia naturalmente inferiore alla sua potenza massima e che il motore sia dotato di sistema di preriscaldo in modo da tenere l'olio sempre in temperatura.

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pubblicato 6 anni fa, 2.174 visualizzazioni

Pur essendomi occupato molte volte di impianti di produzione elettrica fotovoltaici, eolici ed idroelettrici, il fascino degli impianti basati su macchine termiche lo ritengo inarrivabile. La sensazione di energia che ti dà il rumore di un Gruppo Elettrogeno, diesel o a gas, non ha niente a che vedere con il silenzio di un impianto fotovoltaico o con il fruscio di una torre eolica, senza dimenticare il brivido che provi quando giri la chiave della messa in moto ed il motore si porta a regime di giri per alimentare il carico. Provi la soddisfazione che il tuo lavoro è andato a buon fine.

Oggi con questo articolo vi voglio parlare di gruppi elettrogeni, del classico generatore Diesel, quello che a livello internazionale viene chiamato "Genset", una macchina che si usa per alimentare un carico in assenza della rete pubblica, indipendentemente che sia a causa di un Black-out o perché si devono alimentare delle utenze provvisorie. Cercherò quindi di parlare delle caratteristiche meno conosciute di queste macchine, meno spiegate, perché solitamente si danno per scontate o perché si credono banali o secondarie. Ma quando si progetta nulla dovrebbe essere tralasciato, perché più cose si prevedono e migliore sarà la gestione dell'impianto e minori i costi di manutenzione.

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pubblicato 7 anni fa, 1.096 visualizzazioni

Spesso ci chiediamo perché la pubblica amministrazione realizza opere scomode, disfunzionali, pessime dal punto di vista energetico, sovradimensionate in modo abnorme e costose da manutenere, senza riuscire a trovare una spiegazione. Io la risposta presumo di averla trovata: si chiama Progetto Definitivo. E' un documento che causa solo un aumento dei costi a carico dello Stato ed un peggioramento globale nella qualità delle opere. In pratica non serve a niente. Vediamo perché.

Secondo l'Articolo 23 del Codice degli Appalti, Dlgs. 50/2016, la progettazione di lavori pubblici si articola su 3 livelli tecnici:

progetto di fattibilità tecnica ed economica progetto definitivo progetto esecutivo [...]

pubblicato 7 anni fa, 8.623 visualizzazioni

Con il presente articolo vorrei dare alcuni spunti per il dimensionamento di massima di una Rete di Media Tensione relativa ad una grande utenza, impianto molto più diffuso di quello che si possa pensare. L'articolo contiene anche alcune considerazioni personali che non nascondo essere "polemiche" contro alcune prassi di progettare solo al fine di generare carta, senza fare l'interesse del committente.

La progettazione di una rete in Media Tensione di utente è generalmente un compito piuttosto semplice: per il suo dimensionamento non servono particolari calcoli e il numero di componenti presenti sul mercato per questo tipo di applicazioni è estremamente ridotto. Questo comporta un vantaggio significativo: il progettista può dedicare maggior tempo alla definizione dell'architettura dell'impianto, concentrandosi sulla semplicità di gestione e di esecuzione delle manovre ed infine, da non trascurare, sull'efficienza energetica. Troppo spesso infatti ho visto impianti elettrici industriali e del terziario progettati con enormi cabine centralizzate, nelle quali enormi trasformatori facevano sentire tutto il loro peso con enormi correnti di corto circuito riversando ovviamente enormi costi nei quadri in bassa tensione. Impianti centralizzati che significano anche lunghezze importanti dei cavi di bassa tensione per raggiungere le utenze, con conseguenti perdite energetiche sensibili dovute appunto ai cavi.

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pubblicato 7 anni fa, 1.673 visualizzazioni

Oggi vi presento un articolo relativo ad un problema squisitamente informatico ma di recente attualità, la Blockchain. E' stato scritto da Christopher Tozzi, un ricercatore americano noto nel settore, ma che lo affronta in modo divulgativo senza troppi tecnicismi. Ho ritenuto fosse il caso di tradurlo dall'inglese all'italiano perché la tematica è sempre più presente in molti settori, come ad esempio la logistica, la supply-chain ed il mondo fintech. Talvolta, esagerando, in alcuni mezzi di informazione, convegni e portali specializzati, la blockchain viene spacciata come la soluzione di ogni male. In realtà non è così e le sue applicazioni sono indirizzate ad alcuni casi specifici. Mi è quindi sembrato opportuno tradurre l'articolo per dare un contributo a fare chiarezza sull'argomento.

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pubblicato 7 anni fa, 5.431 visualizzazioni

Più volte mi sono trovato davanti ad un progetto di edifici che richiedono la presenza di Gruppi Elettrogeni come fonte di alimentazione di emergenza e/o riserva, ed altrettante volte mi sono chiesto se fosse il caso di progettare l'impianto di Bassa e Media Tensione con gruppi elettrogeni capaci di funzionare sia in isola che in parallelo con la rete. La questione è sia tecnica che economica, ma aggiungerei che è anche psicologica. Vediamo qualche elemento chiave.

Il mio primo gruppo elettrogeno l'ho toccato con mano che ero alle scuole medie. Mio padre a quel tempo (1980 circa) mi aveva portato in un cantiere di uno stabilimento in costruzione nel pordenonese, dove stava realizzando cabina e tutto quello che serviva. A quel tempo la cultura del gruppo elettrogeno, rigorosamente Diesel, era molto semplice : si trattava di macchine nate esclusivamente per funzionare in mancanza della tensione di rete o comunque in una situazione di emergenza, e quindi "in isola". Rigorosa era la presenza anche della coppia di interruttori BT, "Rete" e "Gruppo" interbloccati sia elettricamente che meccanicamente, per escludere qualunque remota possibilità di parallelare il generatore con la rete. A quel tempo il parallelo era difficilmente immaginabile dell'impiantista medio, era visto come una manovra molto complessa, inoltre richiedeva dispositivi di controllo/regolazione che praticamente non conosceva nessuno. Cose che rasentavano la mitologia e che potevano permettersi solo colossi come ENEL o FIAT!

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(11 pagine)


Chi sono

m_dalpra - profilo

Nome: Marco Dal Prà

Reputation: 37.500 6 10 12

Bio: Diplomato ITIS che si occupa prevalentemente di progettazione di impianti per la produzione di energia elettrica e di efficenza energetica. Per quanto possibile, cerco di combattere le cose inutili (che ultimamente proliferano, leggi e norme comprese !)

Web: http://www.marcodalpra.it

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